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pubblicato: martedì, 30 luglio, 2013

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Se in Siria ci fossero veramente le armi chimiche …

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Se in Siria ci fossero veramente le armi chimiche …

… Quali sarebbero le cifre delle stragi?

Poco più di un mese fa la Casa Bianca annunciava che il regime siriano di al-Assad disponeva di armi chimiche contro i ribelli, utilizzate non su vasta scala ma in più battaglie, tanto da provocare l’uccisione di oltre cento persone, secondo indiscrezioni dell’intelligence americana (The Wall Street Journal). Tra le armi utilizzate ci sarebbe anche il GB (o sarin), un gas nervino estremamente tossico, qualificato come “arma di distruzione di massa”, a causa della potente azione distruttiva del sistema nervoso, fino a comportare il soffocamento totale. Solo alcune settimane prima, la stampa francese pubblicava l’inchiesta realizzata da due giornalisti sulle armi chimiche che sarebbero state utilizzate con apparente certezza nell’area di Damasco (Le Monde).

Le dichiarazioni di Ben Rhodes – uno dei principali consiglieri del Presidente Obama in materia di sicurezza – giungevano parallelamente ai comunicati delle Nazioni Unite in merito alle ultime stime della guerra civile siriana, che annovera in soli due anni oltre novantamila vittime, quasi a volersi prendere gioco della mobilitazione internazionale tesa ad una risoluzione pacifica del conflitto.

È il ritratto di un Paese frantumato dalla violenza ancora viva negli animi del suo popolo.

Nel mese di Giugno, l’Onu divulgava i primi esiti cui era pervenuta la Commissione incaricata di indagare sull’uso di armi chimiche e sostanze tossiche, sulla scorta di fondati timori di riscontrarne l’impiego in almeno quattro momenti distinti della guerra civile.

Ancora oggi in Siria la violenza non si ferma e le stragi che investono la popolazione si susseguono ininterrottamente. A parlarne è l’Osservatorio Siriano dei Diritti Umani, con base a Londra, che racconta quanto è accaduto pochi giorni fa in un quartiere di Aleppo, dove le milizie fedeli al regime hanno lanciato un missile terra-aria (SAM) dalla base lealista di Qutayfa (The times of Israel). I feriti sfiorano la soglia dei trenta.

Ridicola tendenza è la scusante riciclata alla quale si appella l’esercito, che si affretta ad identificare il bersaglio fallito solo nel  quartier generale dei ribelli.

 

Un destino che trattiene il fiato

Sebbene non sia propriamente agevole verificare l’attendibilità dei dati che provengono dalla Siria, certo è che la parte Est della provincia di Aleppo è stata conquistata dai ribelli da circa un anno, ragion per cui i bombardamenti con missili Scud attuati dalle truppe filogovernative non sembrano cessare. Ma difficile risulta anche dimostrare  le informazioni riferite dai media ufficiali siriani sul massacro che alcuni terroristi islamici avrebbero compiuto nella parte occidentale di Aleppo, in un cittadina rimasta per diverso tempo in mano ai lealisti, ove sarebbero morte oltre cento persone (The Daily Star).

È trascorso un intero anno da quando un portavoce del Ministero degli Affari Esteri faceva menzione delle “armi di distruzione di massa” di cui il Paese disponeva. Armi ufficialmente depositate in luoghi sicuri e inaccessibili, sotto il vigile monitoraggio delle forze armate siriane, da utilizzare – stando alle dichiarazioni governative –  solo nella fondata ipotesi di aggressione esterna.

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