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pubblicato: martedì, 30 luglio, 2013

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Blitz della digos in Val di Susa: No Tav accusati di terrorismo

No Tav

Blitz della digos in Val di Susa: No Tav accusati di terrorismo

Sono dodici gli inquisiti dalla procura di Torino per il blitz della digos in Val di Susa e nella provincia del capoluogo piemontese.

Tra gli indagati ci sono sei abitanti della valle, cinque piemontesi e un ragazzo della provincia di Grosseto.

Per la prima volta viene contestata l’accusa di “Attentato per finalità terroristiche o di eversione” (Art. 280 codice di procedura penale) relativa agli scontri a suon di molotov e mortai dello scorso 10 luglio, dopo una manifestazione pacifica No Tav.

La nuova “retata” del procuratore aggiunto Sandro Ausiello e dai pm Andrea Padalino e Antonio Rinaudo riguarda anche alcuni rappresentanti del centro sociale Askatasuna di Torino con delega sul contrasto in Val Susa.

Nelle perquisizioni la Digos ha perquisito computer, telefoni cellulari , altro materiale informatico e razzi, bombe a mano e molotov.

Nella mattinata è stata perquisita anche l’osteria “La Credenza” di Bussoleno che secondo gli inquirenti costituisce il “punto di riferimento valligiano per il centro sociale Askatasuna e la sede del Kgn (Komitato Giovani No Tav), l’organizzazione giovanile del Comitato di lotta popolare di Bussoleno”.

L’azione odierna è solo l’ultima di una serie molto lunga di avvisi di garanzia e perquisizioni relativi all’intensificarsi della “protesta” violenta.

Negli ultimi mesi i pm di Torino hanno aperto centinaia di fascicoli per sempre più frequenti atti di violenza sfociati in Val di Susa, presso il cantiere di Chiomonte.

Gli ultimi episodi risalgono al l’8 febbraio, il 13 maggio, l’11 luglio e infine il 19.

La linea degli attacchi è sempre la stessa: uomini a volto coperto, armati fino ai denti di bombe carta, molotov, razzi, bengala e mortai sparati ad altezza d’uomo e barricate nelle strade vicine.

E’ la prima volta che gli inquirenti hanno contestato l’accusa di “Attentato o eversione” per cui il codice di procedura penale prevede pene da sei a venti anni di reclusione.


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