Non Londra, Tokyo o New York. La città più cara è Luanda, Angola.

Pubblicato il 1 Agosto 2013 alle 09:30 Autore: Raffaele Masto

Non Londra, Tokyo o New York. La città più cara è Luanda, Angola. Una pacchia per i poveri

Un altro episodio della serie: miracoli africani. Dedicato a quanti parlano ormai della crescita economica dell’Africa come uno di quei fenomeni che presto porteranno benessere e sviluppo a tutto il continente.

Protagonista di questo nuovo episodio è un paese, l’Angola, che è considerato uno dei più promettenti “Leoni Africani”, con una crescita stimata intorno al dieci per cento, ricco di risorse naturali e con città che hanno totalmente cambiato volto rispetto solo a dieci anni fa: stadi nuovi, centri commerciali, strade asfaltate e senza buche, un parco macchine da fare invidia a New York.

L’Angola infatti detiene, con la sua capitale Luanda, il primato di città più cara del mondo. La classifica è stata stilata in base ai costi dei principali beni di consumo, dal cibo all’abbigliamento, ai servizi che vengono confrontati in 214 metropoli del mondo.

Ecco alcuni strabilianti esempi: l’affitto mensile di un appartamento medio a Luanda ammonta a circa 6500 dollari, per mangiare un panino ci vogliono circa 20 dollari, per un paio di jeans 150 euro.

Il motivo è che nonostante l’Angola sia un paese ricco di risorse, soprattutto petrolio e diamanti, gran parte dei beni di consumo vengono importati e di conseguenza i costi lievitano. Era così anche ai tempi della guerra civile. Avevo frequentato questo paese e Luanda era già una delle capitali più costose. Non è cambiato molto, sembrerebbe che la fine della guerra civile abbia giovato ai commercianti più che ai consumatori.

Questi ultimi sono una popolazione di 14 milioni di abitanti circa che, secondo le stime della Banca Mondiale, vivono con un reddito medio giornalieri di poco più di due dollari al giorno. Come dire che sono morti. E lo dice il maggiore organismo sovra nazionale economico del pianeta.

La domanda allora sorge spontanea: ma il Leone-Africano-Angola come utilizza tutto il denaro della formidabile crescita economica?

Ne sorge anche un’altra di domanda spontanea: ma lo sviluppo di un paese, cioè la sua appartenenza a ciò che si definisce un “mercato”, non dovrebbe anche significare che è in grado di produrre beni di consumo per l’esportazione e non solo materie prime, energetiche o agricole?

Ecco le mie di risposte: la formidabile crescita economica alimenta l’arricchimento di una classe politica onnivora che si smisuratamente allargata (e che spesso viene scambiata per classe media emergente). Classe politica, peraltro, che dall’indipendenza ad oggi non è mai cambiata.

L’Angola (e la classe politica che la guida) non si è per nulla preoccupata, fino ad ora, di far nascere imprese per la trasformazione di materie prime con le quali si fa occupazione e si distribuisce il reddito all’interno. Rende di più l’esportazione secca, brutale, cioè il saccheggio.

Il fatto che Luanda sia la città più cara del mondo la dice lunga sul fatto che la crescita economica si traduca meccanicamente in sviluppo e benessere per la popolazione. Se non ci fosse l’economia di sussistenza i 14 milioni di angolani sarebbero veramente nei pasticci. Per mangiare un misero panino dovrebbero investire il reddito di dieci giorni. Un vero guaio!

 

A cura di Raffaele Masto e della rivista “Africa, missione e cultura”

L'autore: Raffaele Masto

Giornalista di Radio Popolare-Popolare Network. E' stato inviato in Medio Oriente, in America Latina ma soprattutto in Africa dove ha seguito le crisi politiche e i conflitti degli ultimi 25 anni. Per Sperling e Kupfer ha scritto "In Africa", "L'Africa del Tesoro". Sempre per Sperling e Kupfer ha scritto "Io Safiya" la storia di una donna nigeriana condannata alla lapidazione per adulterio. Questo libro è stato tradotto in sedici paesi. L'ultimo suo libro è uscito per per Mondadori: "Buongiorno Africa" (2011). E' inoltre autore del blog Buongiornoafrica.it
Tutti gli articoli di Raffaele Masto →