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pubblicato: lunedì, 5 agosto, 2013

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Zimbabwe e Zombie: un film già visto

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Zimbabwe e Zombie: un film già visto

Si attende l’ufficializzazione dei risultati delle elezioni, ma ormai il verdetto è conosciuto: Mugabe ha vinto su tutti i fronti. Il suo partito ha ottenuto il 70 per cento dei seggi in parlamento e lui personalmente tra il 70 e 80 per cento dei consensi per un nuovo mandato presidenziale. Il sesto ad 89 anni e dopo 33 anni di potere.

Si attende anche una valutazione ufficiale delle elezioni da parte dei 600 osservatori della comunità degli stati dell’Africa Australe che finora hanno, scrupolosamente evitato di pronunciarsi. L’imbarazzo è comprensibile dato che l’Unione Africana fa fatica a condannare un dittatore con un voto di altri dittatori africani che stanno al potere da molto più tempo di quello che gli consente la costituzione, o che hanno manipolato le elezioni.

Chi invece da giorni grida alla frode è l’opposizione. L’eterno sfidante – ed eterno secondo – Morgan Tsvangirai, ha definito la consultazione una immensa farsa elettorale, un clamoroso furto.

Un dato gli darebbe ampiamente ragione.

L’affluenza alle urne nelle zone rurali, bacino elettorale di Mugabe, è stata del 99 per cento.

Nelle aree urbane – fortemente contrarie all’eterno presidente Mugabe – l’affluenza è stata solo del 68 per cento.

L’opposizione denuncia che, nelle città, non sono stati consegnati almeno un milione di certificati elettorali. Richiederli, da parte degli elettori, avrebbe significato dichiarare il proprio voto s fsvore del cambio di regime. E il clima politico nel paese suggerisce che questa non sarebbe stata una pratica salutare.

Di fatto da oggi lo Zimbabwe rischia di precipitare in una nuova crisi, come quella del 2008 (dalla quale peraltro il paese non è mai uscito): inflazione astronomica, blocco di tutte le attività produttive, compresa l’agricoltura, disoccupazione altissima e minacce da parte della comunità internazionale di embargo e sanzioni.

Mugabe, che, ancora una volta, non lascerà il potere, griderà allo scandalo e all’ingerenza della comunità internazionale ma non dice che nei suoi lunghi 33 anni di potere lui ha solo cambiato padrini e protettori: un tempo c’era il mondo anglofono, Gran Bretagna in testa, a sostenere l’eterno presidente. Oggi lo Zimbabwe comincia a diventare un territorio quasi concesso in usufrutto a paesi come la Cina e la Russia. Che, in seno all’Onu, minacciano di porre il veto a qualunque risoluzione di embargo o sanzioni contro lo Zimbabwe. Un copione già visto.


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