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pubblicato: domenica, 18 agosto, 2013

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Scalfari su Repubblica “Epifani e Barca per rifare il nuovo Pd”

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Scalfari a tutto campo su Repubblica: da Berlusconi al PD di Epifani e Barca passando per Napolitano e Letta.
I lettori di Repubblica sono abituati, sin dal suo ritiro dalla direzione della testata da lui fondata, agli editoriali domenicali di Eugenio Scalfari. Il noto giornalista, eletto deputato nel 1968 nelle liste del Partito Socialista, non va in vacanza e, in una calda e afosa domenica d’agosto, trascrive pensieri a 360° in quello che, più che la famosa “messa cantata della domenica”, assomiglia ad un flusso di coscienza.

Il titolo recita: “Epifani e Barca per rifare il nuovo PD” ma, sin dalla prima riga, si intuisce che il contenuto è ben distante dal titolo, o, meglio, il titolo non esaurisce gli argomenti toccati da Scalfari che, infatti, si lancia subito in un’attenta analisi del documento di Napolitano risalente a giovedì. Un documento bifronte per il fondatore di Repubblica: se da un lato chiarisce le condizioni per la richiesta di grazia di Berlusconi, dall’altro lato ricorda, più al PDL che a Letta, le condizioni che hanno portato ad una sua rielezione.

Scalfari liquida in fretta, giusto sei paragrafi, il tema della condanna di Berlusconi ricordando che, per chiedere la grazia, è necessario riconoscere la propria colpevolezza e scommettendo che il Cavaliere non si dichiarerà mai colpevole. Secca e drastica la chiusura dell’ excursus sull’ex Presidente del Consiglio: “In sostanza: Silvio Berlusconi è già definitivamente fuori dalla partita politica.”

Non preoccupano la firma di Repubblica e L’Espresso nemmeno le reazioni del PDL che reputa troppo immerso in una rete clientelare per decidere di dimettere i parlamentari e/o i ministri del PDL. “Le dimissioni aventiniane dei parlamentari del Pdl e/o dei ministri sembrano estremamente improbabili. Il Capo sarà comunque fuori; il paragone con Grillo – che opera anche lui fuori dal Parlamento – è del tutto improprio perché il Pdl non è confrontabile col Movimento 5 Stelle, hanno tutti e due uno sfondo populista, ma il partito berlusconiano è un tessuto di interessi, di clientele, di affari tra politica ed economia dei quali i 5 Stelle ignorano perfino l’esistenza.”

Anche nel malaugurato caso in cui il PDL paralizzi le azioni del governo portanto Letta a dimettersi, nulla – sempre secondo Scalfari – indurrà Napolitano a sciogliere le camere e ad indire nuove elezioni, soprattutto nel caso in cui non sia ancora cambiata la legge elettorale. Tutti gli indizi portano ad un governo che, senza grandi sorprese, dovrà esistere, o resistere, sino al 2015; cioè fin dopo il semestre di presidenza europea affidata all’Italia e, dunque, ad Enrico Letta. La politica estera, continua Scalfari, non solo è fondamentale per l’Italia ma è una delle garanzie promesse dal parlamento a Napolitano: la continuazione del lavoro che porterà, un giorno, ad una Europa federale.

Accantonati e messi  in disparte i pericoli provenienti dal PDL, Scalfari dedica l’ultima parte della propria “predica” al PD; ritenuto l’unico vero partito italiano: gli altri partiti o movimenti sono “di proprietà”. L’ex deputato socialista, immaginando le future elezioni del 2015, scarta Renzi che pecca di immaturità e propone due nomi tutt’altro che nuovi: Guglielmo Epifani e Fabrizio Barca. Complementari poiché il primo “non appartiene a correnti né vagheggia un futuro ma può rappresentare un partito che sostenga il governo e prenda nei suoi confronti le iniziative che gli competono per il fatto stesso di avere la maggioranza assoluta dei seggi alla Camera e quella relativa al Senato. Iniziative responsabili e non provocatorie che rafforzino l’azione di Letta e ridiano un ruolo attuale e sociale al Pd.”. Barca invece: “lavora ad un futuro partito capace di rappresentare consapevolmente la sinistra riformatrice, la sinistra sociale, la sinistra di governo. Un partito che parte dalle ispirazioni del Veltroni del Lingotto ma non sia “liquido”; un partito che ascolti la società, che raccolga consensi non solo nei ceti urbani ma tra i lavoratori che nel partito attuale non sono affatto presenti”.

Questo, secondo Scalfari, l’obiettivo finale delle nuove politiche che dovrebbe introdurre il PD: “italiani che si sentano al tempo stesso più italiani e più europei.”

Lorenzo Stella


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