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pubblicato: domenica, 25 agosto, 2013

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Le crisi estive da Prima Repubblica

letta alfano a rischio le larghe intese

Sui social network hanno, da qualche tempo, discreta fortuna pagine sarcastico-umoristiche sulla politica. Senza citarle tutte (e per non far torto a nessuno), molte di queste riguardano azioni, formule e dizioni tipiche della Prima Repubblica.

Forse, ‘stimolati’ da questo motivo, l’attuale esecutivo si trova davanti – non più sui social, ma nella realtà – ad una crisi politica di fine estate tipica nei modi e nei contenuti a quelle del quasi cinquantennio democristiano.

Ora come allora ci si trova davanti a Presidenti del Consiglio deboli ‘ostaggi’ dei portatori di voto che si muovono all’esterno dell’esecutivo, nelle segreterie nazionali e nelle direzioni, o di chi gestisce in modo privato il partito. Infatti, se negli anni ’80 queste due definizioni potevano essere associate a Dc e Psi craxiano, ora si modellano come un guanto sui profili partitici di Pd e Pdl.

Dallo spread montiano – parentesi eco-politica che ha momentaneamente allontanato la cronaca politica italiana dalle baruffe correntizie – si è tornati, in una sorta di Ritorno al futuro, alle minacce: le minacce di crisi del leader o aspirante tale, le minacce alla giustizia o ai suoi rappresentanti, le minacce per la stabilità e così via a seguire.

Penso che se venisse fatto un tag cloud degli articoli di cronaca politica di quest’ultima estate, subito dietro ai protagonisti si posizionerebbe proprio la cara e vecchia minaccia.

Ma con le minacce tornano anche i protagonisti della commedia dell’arte politica all’italiana: il leader perseguitato da problemi giudiziari (personalmente o nel partito), l’eterno aspirante leader (allora De Mita, adesso… ), le correnti in continua competizione interna…

Tutte caratteristiche che hanno portato l’Italia ad avere per i primi 50 anni repubblicani una media di durata degli esecutivi inferiore ai 12 mesi. Un record superato, in ridicolaggine, solo dalle recenti elezioni presidenziali che hanno visto la rielezione di Giorgio Napolitano.

Ma come uscire dalla crisi estiva del 2013? Anche le possibili soluzioni, così come i problemi, si rifanno alle dinamiche di un tempo: rimpasto dell’esecutivo con ingresso di altri partiti, i già citati nuovi ipotetici premier pronti sulla rampa di lancio (magari nomi da bruciare il prima possibile), il ricorso continuo a gesti del Presidente della Repubblica.

Un circolo viziosissimo che mette le ganasce a qualsiasi movimento verso il futuro della macchina Italia; e al momento non si vedono all’orizzonte vigili a cui poter chiedere aiuto.


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