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pubblicato: venerdì, 30 agosto, 2013

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Aggiornamenti sulla situazione in Siria

Siria, la missione degli ispettori ONU si conclude domani mentre il fronte interventista si sfalda.

In queste ore, un premio Nobel della pace si trova di fronte a una scelta decisiva per gli equilibri geopolitici del Medio Oriente: intervenire nella guerra civile siriana o lasciare che il regime di Bashar al Assad continui a reprimere i ribelli?

I DUBBI DI OBAMA E I NUOVI “FALCHI” DEMOCRATICI

“Non abbiamo preso ancora alcuna decisione, ma quando e se la prenderemo, l’intervento in Siria sarà limitato, non vogliamo un lungo conflitto. Il regime di Assad riceverà un durissimo colpo”, ha annunciato ieri alla Pbs il presidente Barack Obama.

In effetti la cautela dell’inquilino della Casa Binaca è dovuta all’inconsistenza (non inesistenza, sia chiaro) delle prove sull’utilizzo di armi chimiche contro i civili siriani, che dovrebbero giustificare l’intervento internazionale in sede ONU.

L’importante rivista di politica estera Foreign Policy ha svelato che le prove in mano all’intelligence americana si basano su una conversazione intercettata di due funzionari siriani, nella quale parlano convulsamente dell’impiego di armi chimiche contro i civili. Ma Obama sa che – dopo le famose e false provette mostrate dall’ex segretario di Stato dell’era Bush Colin Powell – al Consiglio di Sicurezza ONU non basterà una comunicazione interna raccolta dai servizi segreti USA.

Dovrà comunque arrivare l’autorizzazione del Congresso, come ha precisato lo speaker della Camera dei Rappresentanti, il repubblicano John Bohner. Mentre la leader della minoranza democratica Nancy Pelosi si è detta favorevole all’intervento in Siria, così come la consigliera alla sicurezza nazionale Susan Rice: insomma, contrariamente al 2003, i nuovi falchi nazionali non sono più gli elefantini rossi del GOP.

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NON C’E’ UN FRONTE COMUNE EUROPEO

Ma la notizia del giorno è che la Camera dei Comuni britannica ha votato contro l’intervento in Siria (285 no, 272 si), grazie anche alle molte defezioni all’interno della maggioranza conservatrice e liberaldemocratica.

Era dal 1989 (operazione a Panama) che la camera bassa della Gran Bretagna non si opponeva a una missione congiunta con l’alleato USA. Ora il premier Cameron spera di poter avere la meglio in un’altra occasione. Tuttavia, gli Stati Uniti hanno già annunciato l’intenzione d’intervenire anche senza l’ausilio dello storico alleato.

La Francia di François Hollande, che ha da poco incontrato il ministro degli Esteri Emma Bonino, si prepara a supportare l’intervento in Siria ad ogni costo.

In un primo momento, l’inquilino dell’Eliseo aveva affermato che un’eventuale risposta militare ad Assad avrebbe dovuto avere il mandato ONU. Ma – come riportato dal quotidiano Le Monde – l’escalation delle ultime ore ha convinto il socialista Hollande a seguire l’esempio del suo predecessore Sarkozy, uno dei primi sostenitori della No fly zone nei cieli libici.

(Per continuare la lettura cliccate su “2”)

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