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pubblicato: lunedì, 2 settembre, 2013

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Contese le spoglie di Mandela. Come finiscono gli eroi

Come finiscono gli eroi. Le spoglie di Mandela contese dagli avvoltoi della politica

Lo squallido balletto che in si svolge in Sudafrica sulle condizioni di salute di Mandela fa comprendere lo stato di degrado raggiunto da questo paese e dalla sua classe dirigente.

Mentre intorno al letto di Madiba membri della famiglia allargata si scannano tra loro e con i dirigenti dell’African National Congress, compreso il presidente Yacob Zuma, il paese va a rotoli e l’anno prossimo ci sono le elezioni.

Con la figura che il partito di Mandela sta facendo, milioni di neri per la prima volta rischieranno di non sapere chi votare.

Sabato una delle figlie di Mandela ha annunciato che l’eroe anti apartheid era stato dimesso dall’ospedale ed era già nella sua casa di Pretoria.

Immediatamente un comunicato della presidenza smentiva la notizia, come a dire che l’unico ad avere diritto a gestire la figura, la malattia, la vita e la morte del vecchio ex presidente è la politica e in prima persona lui, il presidente del paese e capo dell’African National Congress. Eppure non si poteva sbagliare “Mandela dimesso a casa a Pretoria” o c’era o non c’era, non si poteva sbagliare, uno dei due doveva mentire (Che pena, se Mandela potesse parlare…).

Il giorno dopo finalmente Mandela veniva dimesso con il nulla osta non dei medici, ma dei politici.

Un comunicato della presidenza annunciava che era dimesso ma che le sue condizioni restavano critiche.

Mentre avviene tutto questo il paese è attraversato da tensioni sociali senza precedenti. Da una decina di giorni sono in sciopero i dipendenti di colossi dell’automobile come Toyota, Volkswagen e Ford. I sindacati di questo comparto hanno respinto una proposta di aumenti del 10%, ribadendo la richiesta di incrementi del 14%.

Sono in sciopero da giorni anche i lavoratori del settore minerario. Il National Union of Mineworkers, il principale sindacato del settore, aveva respinto nei giorni scorsi una proposta di aumenti da 5000 a 5300 rand al mese, da circa 360 a 381 euro. Il contenzioso tra multinazionali e lavoratori dura da mesi, le imprese hanno già fatto massicci licenziamenti e minacciano altri migliaia di lavoratori.

Si tenga conto che: gli aumenti salariali richiesti riguardano stipendi da fame, di non più di 400 euro al mese, che i lavoratori sono quasi tutti neri e che nei consigli di amministrazione delle multinazionali minerarie ci sono anche vecchi leader della lotta anti apartheid e oggi dirigenti dell’African National Congress.

Insomma in gioco ci sono interessi enormi e una classe dirigente ormai impresentabile, corrotta e incapace che, con l’arroganza caratteristica del potere, riesce anche a mettere le mani su un simbolo di quella lotta che loro hanno tradito. Essere i depositari dell’eredità politica di Mandela significa avere titolo per rimanere al potere, senza contare che il nome del vecchio leader è il marchio di due fondazioni che sono praticamente due imprese che producono montagne di denaro.

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