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pubblicato: mercoledì, 11 settembre, 2013

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Confindustria, “l’Italia è ad un punto di svolta, ma guai a distrarsi”

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Confindustria, “l’Italia è ad un punto di svolta, ma guai a distrarsi”

Il rapporto sul terzo trimestre pervenuto dal centro studi di Confindustria sembra disegnare una situazione migliore rispetto al passato. Dopo tanti annunci allarmistici, per denunciare la pesantezza della crisi, Confindustria cambia registro e annuncia che “la recessione è finita”.

Sembra dire proprio questo l’ultimo rapporto degli economisti del sindacato degli industriali: “la recessione è finita”. Ma non è così semplice. Il quadro disegnato dal centro studi di Confindustria parlano di una fine della recessione in Italia, con un avanzamento del PIL nel terzo trimestre di 0.3 punti percentuali.

Ma la ripresa sarà lentissima, come affermano gli economisti. “Non bisogna inserire il pilota automatico, la strada verso la ripresa è ancora dura e piena di insidie. Indispensabile è la stabilità politica del Paese”. Infatti, secondo il rapporto, la ripresa seguirà comunque tempi molto lunghi, dopo i 6 anni di lunga recessione, e serve l’attenzione e l’impegno della politica per iniziare un percorso virtuoso verso la ricrescita. Tra i primi obbiettivi che la politica deve porsi, secondo Confindustria, è preminente quello della stabilità politica, per portare avanti le riforme necessarie di stimolazione dell’economia, e per tenere i rendimenti dei titoli di stato ad un livello basso, cioè contribuendo a far abbassare i livelli di spread, in salita viste le fibrillazioni politiche delle ultime settimane.

Gli economisti di Confindustria stimano una contrazione del PIL del 1.6% nel 2013, contro le previsioni di – 1.9% dei colleghi di OCSE e ISTAT. Gli stessi prevedono anche una crescita, già nel 2014 dello 0.7%, rispetto alle stime dei colleghi dello 0.5%.

Situazione nera, invece, quando si parla di lavoro. In 5 anni di crisi sono stati bruciati 1.8 milioni di posti di lavoro, e il tasso di occupazione toccherà un altro punto di minimo nel quarto trimestre di quest’anno, segnando una diminuzione del 7.2% del tasso di occupati rispetto al 2007. Tuttavia, in corrispondenza dell’imminente ripresa prevista dagli economisti di Confindustria, si pensa che ci sarà un aumento della domanda di lavoro a partire dalla primavera 2014.

Altra pagina nera dell’economia italiana è la pressione fiscale, che raggiunge il valore record del 44.5% sul PIL nel 2013, mentre l’anno prima era del 44%, e che si attesterà sul 44.2% nel 2014. Ma la pressione effettiva, scrive il CSC, esclusa l’economia sommersa, supererà il 53% (53.5% nel 2013, e il 53.2% nel 2014). Da tali dati ritorna la forte e disperata richiesta degli industriali di riduzione del cuneo fiscale, per evitare il fallimento di ulteriori aziende che sono agli sgoccioli della propria attività per via della crisi e della insopportabile pressione fiscale. Secondo gli industriali, “in un Paese che viene da più di un decennio di decrescita, l’azione del governo non può non essere convintamente rivolta ad accrescere la propria competitività”. Frena anche il calo dei consumi delle famiglie, che si assesterà per il 2013 a – 2.8%, rispetto al – 4.3% del 2013.

Il ministro dello Sviluppo Economico, Flavio Zanonato, è poi intervenuto a margine della presentazione del Rapporto stilato da Confindustria. Ai giornalisti che gli chiedevano se il governo riuscirà a scongiurare l’aumento dell’Iva previsto per il primo ottobre ha risposto: “Penso sia molto probabile che non aumenterà. Stiamo lavorando per non farla aumentare”.

Il presidente degli industriali, Giorgio Squinzi ha invece chiesto al governo più risorse. “Pensiamo che servano almeno 4-5 miliardi subito da destinare alla riduzione del cuneo fiscale sul lavoro”. “C’è bisogno di fare tante cose per intercettare la ripresa ma soprattutto – avverte Squinzi – c’è bisogno di una stabilità di governo perché la situazione è molto preoccupante”. Al presidente di Confindustria ha risposto subito dopo il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni. “L’intervento congiunturale che doveva essere fatto, è stato fatto, è stato forte e continuerà”.

Francesco Di Matteo


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