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pubblicato: martedì, 17 settembre, 2013

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Il socialista, lo Studio Morelli e l’ex ministro: la lunga notte del Cavaliere

silvio berlusconi

Il socialista, lo Studio Morelli e l’ex ministro: la lunga notte del Cavaliere 

Oggi è stata una giornata così frenetica che il leader del Pdl Silvio Berlusconi difficilmente potrà dimenticarla, soprattutto dopo la conferma parziale della sentenza d’Appello sul Lodo Mondadori da parte della Cassazione. Per di più domani si sarà la relazione finale del relatore pidiellino Andrea Augello in Giunta per l’immunità. In questa veste il senatore chiederà di non far applicare la legge Severino, che rimuoverebbe dal suo seggio per direttissima il collega d’aula Berlusconi.

Gabriele Maestri ha già raccontato per TP il tentativo (fallito) del senatore socialista e membro della Giunta Enrico Buemi di sostituire l’incandidabilità prevista dalla legge anticorruzione con la “semplice” interdizione dai pubblici uffici. Ciò non avrebbe evitato al Cavaliere l’esclusione dalla vita politica ma gli avrebbe permesso di mantenere lo scranno a Palazzo Madama sino alla nuova sentenza sul riconteggio della pena accessoria da parte della Corte d’Appello di Milano. Un mini rinvio giuridico volto, con molta probabilità, a procrastinare la scadenza del governo Letta, a rischio crisi dall’inizio di settembre. Per la vice presidente della Giunta sulle immunità Stefania Pezzopane “l’interdizione e la norma contenuta nella legge Severino sono due fatti giuridici diversi”.

Ma la difesa di Berlusconi non intende mollare: questa mattina, i legali dello studio romano “Morelli & partners” – in qualità di cittadini-elettori – hanno presentato ricorso per l’annullamento della sentenza in Cassazione del processo Mediaset. Secondo gli avvocati della Morelli e associati è stato violato l’articolo 67 dell’ordinamento giudiziario, in quanto la composizione del collegio giudicante della sezione feriale della Cassazione è risultata “promiscua”. Infatti “il giudice Giuseppe De Marzio – scrive Repubblica – apparteneva alla sezione civile e non poteva quindi far parte di un collegio penale. Non solo, gli avvocati denunciano che le tabelle per la composizione della sezione feriale andavano presentate tra il 20 aprile e il 10 maggio, mentre il presidente della Cassazione Santacroce le ha ultimate l’11 luglio, fuori tempo massimo”. È chiaro come la (non nuova) strategia difensiva dell’entourage del leader Pdl sia quella di rilevare questi vizi di procedura, per cercare di bloccare i lavori della Giunta e – magari – instillare nuovi dubbi sulle coscienze dei membri indecisi, come lo stesso Buemi. Ma da Palazzo Grazioli arriva uno stop. ”Il ricorso presentato dagli avvocati Benedettini e Morelli non è stato in alcun modo autorizzato dal Presidente Berlusconi ed è evidentemente una iniziativa personale non concordata nè condivisa”.

Mentre a Roma gli esponenti dei vari movimenti parlamentari ed extra battagliano fra di loro per la scelta del voto segreto o palese, a Milano l’ex ministro della Giustizia Emanuela Severino – autrice dell’omonima legge che potrebbe rimuovere Berlusconi da Palazzo Madama – in occasione di un convegno ha lanciato un messaggio non troppo velato: “Domani decide il Parlamento, mi sembrerebbe estremamente inopportuno intervenire” e, non pronunciandosi sulla retroattività del provvedimento, aggiunge: “Eravamo d’accordo quando tutti insieme, con il presidente Monti, Cancellieri e Patroni Griffi, dopo un lungo e accurato approfondimento, abbiamo varato la legge anticorruzione. Quando si fa una legge, si crede a quello che si fa. Adesso la sua applicazione spetta al Parlamento”.

L’ex ministro Severino non risparmia il suo rimprovero al mondo politico e con buona ragione: il testo della legge anticorruzione – pur con le sue mancanze – è stato il frutto di un duro lavoro davvero bipartisan e uno risultati più alti del governo Monti.

Siamo alla lunga veglia del Cavaliere, durante la quale pontieri e colombe delle maggiori forze politiche – siamo certi – non riusciranno a dormire.

 

Fabrizio Neironi


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