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pubblicato: giovedì, 19 settembre, 2013

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Dati AGCom Giugno 2013

0274

Giugno 2013 è un mese a due facce: da un lato le elezioni amministrative che hanno visto importanti avvicendamenti a Roma e in molte città capoluogo del Paese, dall’altro, verso la fine del mese, lo scandalo kazako che ha visto coinvolto il nuovo Ministro degli Interni Angelino Alfano.
Come riportano i dati AGCom relativi a questo mese, le ore di informazione politica complessive sono state 374, un valore pressoché identico a quello del mese precedente e pertanto poco adeguato ad un periodo così rilevante soprattutto dal punto di vista elettorale.

Dati AGCom giugno 2013

 

Dati AGCom 2013 aggregati per mese

Dall’analisi dei dati grezzi emerge un vero e proprio ritorno al passato, con il PdL saldamente primo partito ed il PD schiacciato all’angolo. Addirittura il M5S si piazza seconda forza politica in televisione arrivando quasi a pareggiare da solo l’intera coalizione di centrosinistra.
Il PdL si mantiene in realtà sui livelli del mese precedente, è invece il PD che scivola verso il silenzio televisivo con un -4% rispetto al mese precedente e più che dimezzando i livelli record del mese di aprile. È significativo come il partito che comunque ha vinto la tornata elettorale amministrativa di giugno non abbia ricavato da questo evento alcun beneficio mediatico.
Il M5S si presenta in crescita dopo i mesi precedenti di isolamento, ma nel caso della formazione grillina l’attenzione dei telegiornali si è più che altro focalizzata sul flop – rispetto alle attese – alle amministrative, quindi si tratta di un’attenzione in qualche modo non proprio gradita.

Osservando i dati grezzi a livello istituzionale, si nota una sostanziale stabilità dei dati di Enrico Letta, mentre il suo esecutivo, unica voce a superare il 20% del tempo totale, diventa immediatamente protagonista della scena telegiornalistica italiana.

Dati AGCom giugno 2013 aggregati per
area politico-culturale

 

Dati AGCom 2013 aggregati per
area politico-culturale

Osservando l’andamento delle coalizioni, quindi senza considerare il tempo istituzionale, si nota come i movimenti sopra evidenziati siano effettivamente amplificati: questo significa come nessuna delle forze in campo abbia sostanzialmente avuto scambi percentuali con i tempi istituzionali, ma vi siano stati veri e propri travasi di attenzione da una coalizione all’altra.

In particolare, appare evidente come sia il centrosinistra in questo caso a soffrire (-11%), a tutto vantaggio – almeno in termini numerici – del MoVimento 5 Stelle (+8%), mentre la coalizione berlusconiana rosicchia circa il 3%.
Continua la marginalità degli altri attori politici, dalla sinistra estrema scomparsa completamente dalla scena già dopo le elezioni a Monti, relegato alle percentuali della sola FLI durante la campagna elettorale.

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