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pubblicato: venerdì, 20 settembre, 2013

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La Commissione europea avverte l’Italia, mentre il governo entra nella fase 2

bruxellesCOMMISSIONE-EUROPEA

La Commissione europea avverte l’Italia, mentre il governo entra nella fase 2 

A distanza di pochi giorni dalle critiche del Commissario agli Affari economici Olli Rehn all’Italia-Ferrari (“Una buona macchina senza un buon motore non può competere”), Bruxelles lancia un nuovo monito a Roma: “Se a fine anno il il rapporto deficit-PIL dell’Italia supererà il 3% – riferiscono fonti comunitarie – il governo dovrà intervenire adottando i provvedimenti necessari”.

Così rimane il rischio che il 2013 possa concludersi con una procedura d’infrazione per il nostro paese, a dispetto dei proclami del premier Letta, che in questi mesi aveva assicurato “l’uscita dalla lista dei paesi sotto osservazione dell’Ue”. Infatti, secondo le stime del Def (Documento di economia e finanza) pubblicate dal Ministero dell’Economia, il deficit dell’Italia potrebbe superare dello 0,1% il limite imposto da Bruxelles nel trattato di Maastricht.

Olli Rehn

Olli Rehn

Ieri, a Perugia, ospite della rassegna “Nostra Madre Terra”, il ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato ha tuonato contro i vertici Ue e la stampa nostrana: “Non sforeremo il 3%, resteremo all’interno. Bisogna finirla anche di dare sempre soltanto le notizie negative, anche le notizie positive esistono, noi siamo usciti dalla procedura di infrazione”. E proprio nella giornata di ieri la Commissione ha confermato di aver ricevuto le dovute rassicurazioni da parte del governo.

Lo sfogo di Zanonato si aggiunge all’irritazione del collega di governo Maurizio Lupi – ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti –, il quale si è scagliato contro il rimbrotto in sede Ue: “Va bene il tetto del 3% sul deficit, ma il nostro Paese è sovrano e non è stato ancora commissariato: come rispettarlo lo decide l’Italia, e non un commissario”, ha detto il ministro Pdl e ha chiosato: “Siamo convintamente in Europa, ma il rigore senza crescita non ci porta da nessuna parte”.

Intanto, il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera al piano d’investimenti soprannominato “Destinazione Italia”. Il nome contiene in sé la direzione dei provvedimenti che il presidente del Consiglio Enrico Letta ha in mente di far approvare dal Parlamento nel più breve tempo possibile. Si tratta, infatti, di un piano che vuole attrarre risorse d’investitori esteri nel nostro paese: “E’ importante dare un segno forte al mondo di coloro che sono interessati a fare investimenti economici e finanziari”, ha spiegato il premier: “Cominceremo anche un road show nelle principali piazze finanziarie ed economiche, la cui prima tappa sarà l’incontro a Wall Street la prossima settimana, a cui seguirà una tappa nei Paesi del Golfo il 7-8-9 ottobre”.

Letta, nel ruolo inconsueto di fundraiser, terrà dei colloqui con i maggiori investitori esistenti sulla piazza finanziaria internazionale. Inoltre ha annunciato una serie di privatizzazioni in autunno, da sottoporre al vaglio del Mef: “Il nostro Paese non ha paura della globalizzazione, anzi vogliamo stare in questo sistema, con un modello che non è né l’outlet, in cui si svende tutto a poco prezzo, né forte Apache, in cui si difende con le unghie e coi denti tutto ciò che è italiano” e ha continuato: “Con il piano inizia un percorso di privatizzazioni, saranno capitoli di lavoro dell’autunno, faranno parte della nota di aggiornamento del Def”.

Il nuovo piano di Letta è rivolto soprattutto agli imprenditori italiani che hanno delocalizzato la loro produzione all’estero.

Con “Destinazione Italia” è partita, dunque, la fase 2 del governo Letta, quella che cercherà di avvicinarsi al secondo semestre del 2014, l’inizio della presidenza di turno Ue dell’Italia. Nelle prossime settimane, però, la tenuta dell’esecutivo potrebbe vacillare sia per la sfiducia dei parlamentari e ministri della nuova Forza Italia (legata ai problemi giudiziari del Cavaliere) sia per mano del fuoco amico democratico, proveniente dalle linee renziane (e non solo).

A dar retta a Rehn, se l’Italia è davvero una Ferrari, presto potrebbe trovarsi senza motore, priva di un governo.

 

Fabrizio Neironi

 


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