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pubblicato: domenica, 22 settembre, 2013

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Assemblea Pd, le voci di dentro: l’opinione di chi c’era

Pd: ora la “buona compagnia” dia la spallata definitiva a quella cattiva

“Il Pd si asfalta da solo”. Così titolano questa mattina sia Libero che il Giornale, uniti in un comune sforzo di fantasia.

Purtroppo mettono il dito nella piaga, perché è fuori di dubbio che quanto successo ieri all’Assemblea Nazionale PD sia paradigmatico dello stato dell’arte del Partito democratico. Una fotografia impietosa ma assai realistica di un gruppo dirigente largamente al di sotto dei minimi sindacali della decenza.

Lo spettacolo messo in scena ieri – sotto gli sguardi attoniti della maggioranza dei delegati, chiamati a Roma per esprimersi su alcune modifiche statutarie e per stabilire la data del congresso – è l’ennesima ferita che un gruppo dirigente con pochi scrupoli ha inflitto al partito, ai suoi sempre meno numerosi iscritti (e non è un caso), ai cittadini elettori (sempre meno anche loro, come hanno dimostrato le ultime elezioni), che assistono impotenti al sistematico tentativo di distruggere anziché costruire.

Assemblea tutto

Eppure la mattinata di ieri all’Auditorium di via della Conciliazione, era partita bene.

I quattro candidati alla segreteria del PD – Gianni Cuperlo, Matteo Renzi, Gianni Pittella, Pippo Civati, intervenuti in sequenza – hanno iniziato a delineare quella che potrebbe essere la cifra della competizione congressuale: visioni, idee, progetti.

Tutte di qualità e con forti diversità.

Del resto è proprio questo lo scopo del congresso, mettere a confronto proposte differenti, discutere nel merito coinvolgendo e attraendo il numero più largo possibile di cittadini e alla fine scegliere in modo chiaro e inequivocabile quale sarà il nuovo Partito democratico, quale la sua mission, con quali obiettivi per il Paese.

Evidentemente c’è ancora qualcuno (forse più di qualcuno) a cui la ridefinizione e la rinascita del Pd non interessa. Anzi. La percepisce minacciosa per la propria sopravvivenza. E alza le barricate. Coltivando l’illusoria idea che sia ancora possibile procrastinare, rimandare, eludere.

Ma non è più questo il tempo.

Ora è il tempo del coraggio, dell’audacia, del cambiamento.

Ce lo hanno dimostrato ieri i candidati, ognuno a suo modo. Lo testimoniano le tante iniziative in giro per l’Italia che hanno già iniziato a raccontare un altro PD.

Hanno dunque molta ragione Stefano Menichini e Fabrizio Barca che invitano accoratamente i quattro candidati a essere uniti e compatti intorno all’obiettivo comune di andare subito a congresso, facendo muro contro la vecchia dirigenza.

Tutte le energie positive e i talenti che ci sono (ancora) nel Pd e intorno al Pd, meritano di avere l’opportunità di giocare la partita di un futuro diverso e migliore.

Fuori dalle piccolezze delle correnti, delle appartenenze, delle piccole e grandi filiere di potere che tengono ancora vergognosamente in scacco il partito.

È l’ora di dare una spallata definitiva. Senza timore.

Assemblea Epifani

E’ l’ora che la “buona compagnia” (come l’ha felicemente definita Francesco Nicodemo) mandi definitivamente a casa quella cattiva.

Mettendo da parte le piccole rivalse personali. Non è più tempo neanche per quelle.

L’unica cosa decisa dall’Assemblea Nazionale è la data delle primarie nazionali, fissata per l’8 dicembre.

Non si permetta a nessuno di trovare altri escamotage per non rispettare il volere dell’Assemblea.

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