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pubblicato: mercoledì, 25 settembre, 2013

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PD verso le primarie, candidati a confronto

La recente Assemblea Nazionale del Partito Democratico, chiamata a disegnare il congresso che verrà, ha avuto un esito ampiamente al di sotto delle aspettative di chi aspetta con ansia di girare pagina in una storia di partito fino a questo momento così avara tanto di soddisfazioni elettorali e politiche, quanto di creazione di quel senso di comune appartenenza, familiarità e comunità che un vero partito dovrebbe avere come aspirazione.

L’Assemblea, se non altro, è riuscita a fissare la data delle primarie e a fare da passerella per tutti e quattro i candidati alla segreteria nazionale, e, anche se mancano ancora alcuni giorni per l’ufficializzazione delle candidature, è ormai possibile tracciare un identikit di coloro che si contenderanno, nell’arco dei prossimi mesi, la successione al traghettatore Gugliemo Epifani.

Quattro candidati, per un partito che aspira al ruolo di prima forza politica del Paese e che si propone come partito di massa e aperto al dibattito, non sono certo un’esagerazione; le elezioni primarie non sono un’istituzione matura in Italia, e sono asimmetricamente utilizzate solo dallo schieramento progressista del Paese – salvo i recenti esperimenti del M5S in merito – ma volgendo lo sguardo alle democrazie anglosassoni, emergono con prepotenza i dati delle primarie americane: nel 2008 quelle democratiche videro quattordici candidati e quelle repubblicane diciassette, nel 2012 i repubblicani partirono addirittura con ventitrè candidati.

vignetta

Le quattro candidature ad oggi in piedi – Renzi, Cuperlo, Civati e Pittella – offrono programmi per il Paese a tratti anche parecchio differenti tra di loro, ma sono soprattutto portatori di differenti visioni dell’idea di Partito Democratico.

Il PD è ad oggi un’opera sostanzialmente incompiuta, un partito incapace di scegliere una linea politica chiara, bloccato da una miriade di correnti e interessi personali eredi delle forze che hanno contribuito a fondare il movimento o semplicemente attratti nei suoi primi vagiti dall’ idea di apertura e scalabilità.

Un partito di questo genere, privo di una visione di fondo, difficilmente può operare per il bene del Paese, ed è pertanto necessario che i candidati alla segreteria, oltre ad offrire una proposta politica per l’Italia, siano anche in grado di disegnare un partito adeguato a supportare tale proposta, un partito che si basi sulle regole e non sulle eccezioni e dotato di una struttura, quale che sia, volta finalmente ad uno scopo che non sia l’autoperpetuazione.

La corsa per il Congresso democratico, se vissuta in un clima di dibattito e non di scontro, e ricordando l’esempio lungimirante di Hillary Clinton e del suo appoggio incondizionato a Obama una volta perse le primarie del 2008, può e deve essere sfruttata in chiave elettorale nel 2014, anno di per sé denso di impegni con le elezioni europee ed amministrative, e con lo spettro delle elezioni politiche sempre in agguato.

Le macchine elettorali dei singoli candidati, se coordinate e messe a disposizione del PD, potranno essere una risorsa fondamentale nella riconquista di un consenso sempre più sfuggente.

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