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pubblicato: giovedì, 3 ottobre, 2013

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Sudan: un paese maturo per il cambiamento

E’ netta l’impressione in queste ore che, sotto la pressione delle proteste di piazza e delle decine di morti, in Sudan si stia preparando una svolta.

Il regime di Omar Al Bachir appare debolissimo, senza risposte alla crisi economica e politica che lo investe.

La debolezza del regime, per contrasto ha reso forti le opposizioni. Non intendo quelle di piazza, ma quelle dei partiti che in 24 anni di potere sono state sempre relegate ai margini dal Partito Del Congresso Nazionale del presidente. Con questo non voglio dire che il Sudan vedrà a breve un rivolgimento.

Dico che il cambiamento è ormai maturo, ma che questo si realizzerà solo quando si creerà un equilibrio tale tra le forze di opposizione (ma anche all’interno dei militari o all’interno dell’entourage del presidente) da garantire ad una lobby interna di arrivare al potere e di mantenerlo in una situazione assolutamente non facile.

Sudan

Proprio in questi giorni Omar Al Bachir ha elencato in un discorso quali sono gli elementi di debolezza del suo regime. In primo luogo ha citato le conseguenze della secessione del Sud che ha privato Khartoum dei miliardari proventi petroliferi con i quali il regime, negli ultimi dieci anni, si è mantenuto al potere. Questo limite continuerà ad essere un motivo di debolezza per qualunque regime sostituirà quello di Omar Al Bachir.

Sul piano internazionale poi il Sudan subisce una logica, diciamo così, arabo-mediorientale, e allo stesso tempo delle spinte dalle vecchie potenze coloniali e dalle nuove potenze emergenti.

Trovare un equilibrio non sarà facile e il rischio più che concreto è che la guerra che un tempo opponeva il Nord e il Sud (e che veniva semplificato come un conflitto tra arabi e cristiani per il petrolio), adesso si sia spostata con le stesse logiche e gli stessi interessi nel Nord.

Il regime di Omar Al Bachir, infatti, subisce internamente le ripercussioni di guerre periferiche come quella nel Darfur, quella nel Sud Kordofan e quella nel Blue Nile che al loro interno hanno gli stessi germi della lunga guerra tra Nord e Sud.

I contrasti interni che per due decenni Omar Al Bachir ha attribuito al conflitto con il Sud ora si manifestano per quello che sono: l’incapacità del regime di trovare un compromesso interno tra forze che non si sono fatte la guerra grazie ad un nemico esterno comune che poteva sottrarre il petrolio al Nord. Ora però i nodi vengono al pettine.

 

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