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pubblicato: giovedì, 3 ottobre, 2013

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I travagli dei governi nel Nord Europa: la settimana scandinava

Stoccolma

Gli ultimi giorni in Scandinavia possono essere riassunti con una parola: difficoltà. Perché a guardare quello che sta accadendo nei paesi del Nord Europa, ciò che si vede è proprio questo: governi che faticano a carburare, come in Islanda, governi che paiono essere arrivati al capolinea – succede in Svezia – o leader politici in Danimarca che non piacciono più agli elettori. A Oslo, invece, le difficoltà sono a monte visto che lì un esecutivo è ancora in costruzione.

In Norvegia infatti i colloqui per la formazione del nuovo governo sono entrati nella fase due: quella più delicata. L’esecutivo sarà formato dalla Destra e dal Partito del Progresso, il Partito Liberale e il Partito Cristiano Popolare hanno deciso di dare l’appoggio esterno. Per Erna Solberg, leader della Destra e futuro primo ministro, c’è ora da concordare un percorso politico con Siv Jensen, a capo del Partito del Progresso.

Otto ministeri  dovrebbero andare al Partito del Progresso, dodici alla Destra (o sette e tredici): ma a parte la contabilità politica, tutta da verificare, è il resto che conta. E vada come vada, il lavoro del prossimo governo potrebbe essere molto difficile. Sulla carta i progetti sono tanti e ambiziosi. Forse troppo.

Siv Jensen (leader del Partito del Progresso) ed Erna Solberg (leader della Destra)

Siv Jensen (leader del Partito del Progresso) ed Erna Solberg (leader della Destra)

La pensano così molti economisti, convinti che alla fine l’esecutivo non sarà in grado di trovare tutte le risorse per dar seguito a quanto promesso: perplessità ad esempio c’è sull’intenzione di abbassare le tasse e insieme allungare la coperta dei servizi sociali e migliorare le infrastrutture in giro per il paese.

E questo è solo uno dei problemi: la convivenza tra Destra e Partito del Progresso appare materia tutta da scoprire, e molti analisti in Norvegia sono pronti a scommettere che il governo nascituro non completerà la legislatura, arenandosi – e cadendo – prima del termine naturale dei quattro anni.

Guai grossi li sta vivendo anche Helle Thorning-Schmidt, premier laburista a capo del governo della Danimarca. Perché non solo la sua maggioranza resta indietro nei sondaggi (44 per cento contro il 56 dei conservatori; socialdemocratici al 18,7 per cento, era stato 24,8 alle elezioni di due anni fa) ma è proprio su di lei che si addensano le nuvole più nere.

Sondaggi e analisi ancora una volta svelano come Helle Thorning-Schmidt sia poco amata tra gli elettori socialdemocratici, quelli che dovrebbero essere i suoi elettori. Anzi: un suo allontanamento gioverebbe addirittura al partito, ne sono convinti in tanti.

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