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pubblicato: venerdì, 28 ottobre, 2011

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E’ questione di (fanta)politica – Cosa sarebbe successo se…avesse vinto Dukakis?

(fanta)politica

E’ questione di (fanta)politica. Cosa sarebbe successo se…avesse vinto Dukakis? (un racconto di fantapolitica).

(fanta)politica

Huston, Texas, novembre 1988. Il vicepresidente Bush si svegliò, come sempre, presto quella mattina. La moglie ancora dormiva e, tentando di non svegliarla, si mise la vestaglia ed abbandonò la camera da letto. Scese al piano inferiore della sua casa e si preparò un “american-coffe” per essere sveglio e pronto per l’importante giornata. Mentre sorseggiava il caffè, lasciò la cucina e avvicinandosi verso il soggiorno si accostò quatto quatto accanto ad una finestra del corridoio. Con solerte discrezione spostò leggermente la tenda della finestra verso sinistra e diede un’occhiata al panorama. Nonostante fosse riscontrabile una temperatura non certo calda, il sole del Texas risplendeva come in una giornata estiva, facendo venir la voglia di fare una bella passeggiata al parco o in bici con la famiglia. Guardando verso il sole il vicepresidente sorrise: l’importante giornata iniziava bene. Anche dal punto di vista meteorologico. Continuando a sorseggiare il caffsi beava al al pensiero della grandezza della società americana, ed era già desideroso, nonostante non avesse ultimato la sua bevuta mattutina, di un buon cheesburgher con ketchup per pranzo. Apice e massima rappresentazione della miglior cucina del mondo. Con questi pensieri socchiuse la tende della finestra, sempre attento a non farsi vedere dai numerosi giornalisti che attendevano sotto con macchine fotografiche e microfoni.

[ad]Boston, Massachusetts, novembre 1988. Micheal Dukakis si trovava nel suo appartamento, sveglio già delle prime ore della mattina. La conclusione della campagna elettorale era per lui un grande motivo di gioia: il troppo stress accumulato lo rendeva nervoso, a detta anche dei suoi familiari, e sentiva la profonda necessità di rilassarsi un po’. Michael aveva capito che le cause della sua stanchezza non risiedevano che in lui: quanto volte, tra un viaggio e l’altro in aereo o in treno, sentiva la profonda necessità di lasciarsi andare e farsi un paio di ore di meritato sonno… e invece no! Con stoico senso del dovere continuava a ripassare i suoi prossimi discorsi come un diligente studente universitario che, come direbbero alcuni economisti per non perderci nel “costo opportunità”, utilizza anche il tempo sui mezzi pubblici tra università e casa per ripassare gli appunto appena presi. Era andato a dormire presto la sera prima, e dopo 11 ore di sonno filato si era svegliato ancora abbastanza presto. Ora doveva solo decidere cosa fare. Il seggio non si trovava che a pochi metri di distanza. Del resto lui era già in camicia con la cravatta annodata, e la giacca sul letto non aspettava che di essere indossata. “Ma si dai!” si disse fra se e se Michael “andiamo a votare, andiamo incontro ai giornalisti” sentendosi un crociato nella sua battaglia più importante. Scese le scale e decise di tirare il naso fuori dal suo appartamento. Nonostante tutto potè notare come già alle primissime aperture della sua porta gli desse fastidio il rumore e la luce dei flash.

Huston, Texas, nella notte. “Noi guardiamo solo Fox news!”. Così una graziosa militante del Wyoming, che si era fatta molti metri per essere presso quel lussuoso albergo rispose ai giornalisti che chiedevano a lei, giovane militante, cosa ne pensasse dei primi dati della Cnn che davano in netto vantaggio il candidato democratico Dukakis. Era una ragazza a tratti incantevole. Con i suoi occhialetti da prima della classe, e quella bella treccia castana, appariva come la compagna di banco ideale in un bel college del cuore americano. Era una militante che si era molto dato da fare in quella campagna: i ricordi della presidenza Reagan per lei erano stati gli alimenti della sua formazione politica. Ma in quella spocchiosa risposta non si poteva non notare che quel grazioso sorriso era un tantino tirato.

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