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pubblicato: venerdì, 11 ottobre, 2013

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Intervista esclusiva a Renzo Ulivieri

Intervista esclusiva a Renzo Ulivieri.

Renzo Ulivieri, ex allenatore ed ora presidente dell’Associazione Italiana Allenatori Calcio, risponde al telefono e subito si sente il marcato accento toscano e traspare la voglia di spiegare, senza peli sulla lingua, come stanno le cose a suo parere. Ecco l’intervista rilasciata in esclusiva a Termometro Sportivo.

Lei ha smesso di allenare cinque anni fa, dopo una carriera di quarant’anni. Le piacerebbe tornare ad allenare o pensa di aver chiuso definitivamente quella pagina della sua vita?  Si, penso proprio che quella pagina sia chiusa definitivamente. Non nascondo che, comunque, mi garberebbe!

Ora ricopre il ruolo di presidente dell’Assoallenatori. Molti si chiedono quali siano le mansioni del suo lavoro, ce ne parli meglio. Innanzitutto non si tratta di lavoro: è puro volontariato e la mia è una carica elettiva. L’A.I.A.C. è un’associazione sindacale e si occupa di tutelare gli allenatori nei rapporti di lavoro e ciò vuol dire accordi collettivi, tutele in caso di vertenza e molto altro. L’associazione contribuisce anche all’aggiornamento degli allenatori e, insieme all’associazione dei calciatori, siamo un po’ il governo del calcio italiano.

Molto spesso si sente dire in giro che gli allenatori di oggi sono meno preparati rispetto ad un tempo. Lei ritiene vera questa affermazione o no? CAZZATA! Ai miei tempi noi allenatori sapevamo un decimo di quanto sanno gli allenatori di oggi. Chiaro che non eravamo stupidi ma oggi i mezzi di comunicazione sono maggiori e ciò influisce molto. Ad esempio oggi le novità tattiche durano una partita perché le si possono vedere in televisione. Ai nostri tempi le novità tattiche duravano tre mesi. Non si possono fare rapporti tra gli allenatori di oggi e quelli di un tempo: Viani, Rocco, Bernardini, Pozzo sono stati grandi.

Lei ha dichiarato più volte che la sua carriera non è stata influenzata dalle sue idee politiche; pensa invece di aver influenzato qualche suo collega o calciatore? Non saprei, potrebbe essere. Certo non si fa propaganda sul campo; forse potrei aver influenzato qualche mio calciatore nei comportamenti. Un po’ lo spero.

Renzo Ulivieri e la politica: un amore lungo

Renzo Ulivieri e la politica: un amore lungo

Le sue idee politiche hanno mai portato qualche presidente a non ingaggiarla? Mai che io sappia. Trovare un presidente di sinistra è difficile anche se molti dicevano di essere più a sinistra di me. Di Cimminelli, ad esempio,  ho un ricordo molto positivo: lui creò molti posti di lavoro a Torino e questo suo comportamento mi toccò nel profondo. Era, secondo me, una brava persona.

In tempo di elezioni molti politici si fanno portabandiera degli interessi del mondo del calcio ma, quasi sempre, una volta ottenuto il posto, si dimenticano delle promesse fatte.  (Non lascia concludere la domanda e urla al telefono: “SE LO SCORDANO!”)  Se lo scordano tutti! si mettono maglie per 10 voti e ciò è il segnale di come oggi il decoro sia stato dimenticato: se uno è un tifoso è tifoso sempre, non solo in campagna elettorale.

Secondo lei la politica deve interessarsi attivamente al calcio? Se si,  in che modo? Io credo che la politica si debba attivare per lo sport  e per la salute. Cosa che non è stata fatta in passato. Anche nelle grandi città bisognerebbe inserire spazi verdi nei piani regolatori per far giocare i ragazzi e per far rilassare gli anziani. Il pensiero importante dovrebbe comunque essere quello nei riguardi della salute del cittadino che passa anche attraverso lo sport. Il calcio, ad alti livelli, è spettacolo e, come tutti gli spettacoli di rilevanza, deve essere trattato dalla politica.

Il tema del razzismo, oggigiorno, è sempre più caldo e, anche nel calcio, l’argomento è spinoso. Cosa ne pensa di questi fenomeni? Trova corrette le direttive Uefa? Cosa pensa delle Curve Ribelli? Io credo che le direttive UEFA siano molto serie e che sia necessario seguirle. La Uefa parla di rispetto e bisogna attuare il rispetto. Il problema delle curve ribelli non è solo il razzismo: si parla di prendere possesso delle zone degli stadi ma lo stadio deve essere di tutti.

A proposito di razzismo: uno dei calciatori più presi di mira è Balotelli. Cosa ne pensa del giocatore? Pensa, come molti addetti ai lavori, che sia sopravvalutato? Come tratterebbe Balotelli se fosse il suo allenatore?  Balotelli non è sopravvalutato, ha un grande valore. Io non so come mi comporterei, è il suo allenatore che deve saperlo. Certo è che Balotelli deve migliorare perché certi atteggiamenti danno noia ma lui lo sa e anche Allegri e Prandelli glielo ripetono spesso.

Tante panchine in Serie A per il tecnico toscano

Tante panchine in Serie A per il tecnico toscano

Trova corretto dire che i giovani stranieri, in Serie A, vengono impiegati più spesso? Pensa che ci sia una sorta di esterofilia fra gli allenatori? Il problema si potrebbe risolvere con l’istituzione del campionato riserve o è più favorevole ad una selezione U21 militante in Serie B? Non credo vengano fatte certe preferenze: gli allenatori scelgono in base alle capacità, non in base alla nazionalità. Ambedue le cose andrebbero istituite ma, mentre il campionato riserve potrebbe essere importante per le seconde linee, il giovane calciatore ha bisogno di giocare in prima squadra e di campionati seri per crescere bene.

Chi pensa sia l’allenatore più simile a lei? Non so, è difficile da dire. Se uno oggi somigliasse a me sarebbe ridicolo.

Cosa ne pensa della moda di lanciare allenatori debuttanti in serie A? L’allenatore ha bisogno di esperienze. Secondo me la via migliore, che poi è quella intrapresa da Guardiola, sarebbe quella, una volta finito il corso, di acquisire esperienza nei campionati giovanili per un paio d’anni. In quel caso un allenatore ha la possibilità di crescere e anche la tranquillità di poter sbagliare. Poi è il campo a stabilire se uno è in grado di far l’allenatore oppure no.

Prandelli, probabilmente, lascerà la guida della nazionale dopo il mondiale in Brasile. Chi vedrebbe bene al suo posto? Non so, io ne rimango fuori perché non spetta a me scegliere, spetta al presidente federale che, finora, non ha mai sbagliato.

Fosse in Prandelli chi porterebbe al mondiale? Lascerebbe a casa Totti? A che obbiettivo può aspirare la Nazionale in Brasile? Spetta  a Prandelli prendere queste decisioni. L’Italia è arrivata seconda all’Europeo ed ha pareggiato contro la Spagna. C’è serietà e programmazione. Per il Mondiale c’è speranza ma questa competizione è sempre un punto interrogativo.

Faccia un pronostico sulla Seria A. Io vedo bene la Roma di Garcia: pratica un bel calcio. Più interessante e più nuovo.

Dove possono arrivare le italiane in Europa? Noi non siamo in un grande periodo: la crisi si avverte anche nel mondo del calcio. Son partiti i grandi giocatori e solo il gioco ci può salvare.

 


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