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pubblicato: martedì, 15 ottobre, 2013

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Dati AGCom luglio 2013

0278

Agcom. Il mese di luglio 2013 si può considerare per certi versi un mese ambiguo: lo scandalo kazako, consumatosi a fine giugno ma che ha visto svolgersi le votazioni di fiducia che hanno salvato il ruolo del Ministro Alfano e con esso il governo nel mese successivo, già di per sé era un tema sufficiente a rendere luglio un periodo piuttosto travagliato, ma in realtà la vicenda è stata solo un antipasto annegato nella spasmodica attesa per la sentenza della Cassazione sul processo Mediaset che vedeva imputato Silvio Berlusconi, sentenza giunta a fine mese con la conferma della colpevolezza di Berlusconi e soprattutto con la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici.

Le ore di informazione politica nel mese di luglio, come evidenziano i dati AGCom, sono state 367; un valore piuttosto basso in relazione ai mesi precedenti, che danno a questo mese proprio un significato interlocutorio, in previsione dell’esplosione legata alla sentenza Mediaset. È anche da osservare che l’avvicinamento all’estate comporta generalmente un calo fisiologico delle ore di telegiornale legate alla politica, quindi a livello generale si può considerare questo mese indicativamente analogo ai precedenti in termini di informazione politica.

Dati AGCom luglio 2013

 

Dati AGCom 2013 aggregati per anno

L’analisi dei dati grezzi mostra un vero e proprio rovesciamento rispetto al mese precedente.

Se infatti permane un ritorno al bipolarismo con il progressivo restringimento della quota di tempo dedicata al M5S – per la prima volta sotto il 10% dalle elezioni politiche di febbraio – si nota come sia il centrosinistra nel mese di luglio a fare la parte del leone, staccando di cinque punti il centrodestra.

Il PD in particolare torna primo partito con poco meno del 21% del tempo complessivo, primo partito e seconda entità in senso assoluto dopo il Governo. Non si tratta tuttavia di un’attenzione lusinghiera, in quanto riferita in primo luogo alla sconfitta psicologica della fiducia accordata all’esecutivo in occasione dello scandalo kazako che ha visto implicato il Ministro Alfano, e successivamente alle attese sul comportamento del PD e del centrosinistra in vista della sentenza Mediaset. Un’attenzione quindi piuttosto insidiosa.

Si può inoltre osservare come per il terzo mese consecutivo l’esecutivo – Presidente del Consiglio e Ministri – si attesti indicativamente sugli stessi livelli poco sopra il 35%; anche se il tempo istituzionale risulta quindi essere costantemente sopra media, l’anomalia si sta attestando su valori nettamente più bassi rispetto ai livelli dei governi targati Silvio Berlusconi.

Dati AGCom luglio 2013 aggregati per
area politico-culturale

 

Dati AGCom 2013 aggregati per
area politico-culturale

Dall’analisi del tempo dedicato alle formazioni politiche – quindi senza considerare i tempi istituzionali – e aggregato per coalizioni, si nota un nettissimo incremento del centrosinistra, che dal 28% di giugno schizza al 40%. A rimetterci sono soprattuto M5S (-13%) e centrodestra (-3%), mentre il centro montiano riesce a salire al 4% del tempo politico, totalizzando il miglior risultato dalle elezioni.

In generale, le notizie di votazioni particolarmente delicate in aula tendono a calamitare l’attenzione dei media sui partiti considerati più fragili politicamenti, come il PD, oppure le piccole formazioni che rischiano, con i loro pochi voti, di essere determinanti in un senso o nell’altro, come nel caso, appunto, del centro di Mario Monti, secondo lo stesso fenomeno che nelle elezioni fa pendere l’attenzione dei sondaggisti sulle regioni in bilico tralasciando quelle già assegnate in partenza.
Le aree politiche considerate più compatte, come PdL, Lega o M5S, soffrono quindi di un deficit di attenzione in situazioni come queste.

A livello di testate, si nota come il centrodestra prevalga nettamente su Studio Aperto e MTV News, mentre il centrosinistra ottenga le proprie migliori prestazioni su RNews e Rainews; il M5S, infine, totalizza i propri risultati più significativi su TGLa7 e SkyTG24.
È interessante osservare che il centrodestra, pur staccato di cinque punti percentuale dal centrosinistra, è prima coalizione su TG1, TG2, TG3, TG4, Studio Aperto, MTV News e Deejay TG, quindi sette telegiornali su tredici misurati; mentre in questi telegiornali, tuttavia, le coalizioni sono generalmente una a ridosso dell’altra, nelle testate che hanno dato più spazio al centrosinistra i distacchi sono nettamente più alti, generando così il distacco evidenziato dai dati aggregati.

Dati AGCom luglio 2013 aggregati per
Istituzioni – Maggioranza – Opposizione

 

Dati AGCom 2013 aggregati per
Istituzioni – Maggioranza – Opposizione

Raggruppando i dati per amggioranza, opposizione e istituzioni si osserva il netto travaso di tempo da M5S a PD in un calo drastico del tempo dedicato all’opposizione, che tocca il punto più basso dell’anno, a favore della maggioranza.
Il passaggio diretto di tempo telegiornalistico si nota osservando come il valore delle istituzioni si è mantenuto stabile intorno al 45%, un valore ancora troppo alto rispetto al 33% previsto dalla par condicio ma come già osservato più basso rispetto ai governi precedenti.

I telegiornali più generosi con la maggioranza parlamentare sono stati Studio Aperto e TG4, mentre quelli più sensibili alle opposizioni si sono rivelati essere TGLa7 e MTV News; infine, le testate più vicine alle istituzioni sono stati MTV News e Rainews.

A livello complessivo, i TG più aderenti alle norme della par condicio si sono rivelati nel mese di luglio TGLa7 – che conferma l’ottimo risultato di giugno – e TGCOM.

Dai dati del mese di luglio emerge prepotentemente il tema del bipolarismo, con la netta perdita di peso del M5S in favore di centrodestra e centrosinistra. Rispetto alla situazione pre-elezioni, tuttavia, si nota una sostanziale parità tra i due poli principali, che a seconda delle vicende politiche si alternano come forza mediaticamente predominante.
Si tratta di una conformazione indubbiamente più equa rispetto a quelle degli anni precedenti, ma che ancora una volta non tiene conto della reale situazione politica nelle Aule e nel Paese.


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