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pubblicato: martedì, 22 ottobre, 2013

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Lampedusa, i finti funerali e il ministro Kyenge

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E così ieri si è consumata l’ennesima giornata della vergogna. Forse la ragion di stato internazionale è talmente forte che un governo di larghe intese, fragile e traballante, non si poteva permettere di violare. E va bene. Forse la coesione di un governo di larghe intese è così tenue che un ministro ribelle l’avrebbe potuta annullare. E va bene.

Però dal ministro Kyenge una presa di posizione sulla vergognosa sceneggiata di Agrigento ce la saremmo aspettata. Non dico le dimissioni, per l’amor del cielo. Non dico nemmeno una dichiarazione velenosa, accusatoria, polemica per il fatto che erano stati promessi funerali di stato e invece si è fatta una cerimonia modesta, ad uso e consumo dei media e dei politici, che comunque ne sono usciti male.

No, parlo di una presa di posizione minima: a quel “funerale” poteva non andarci, poteva non metterci la faccia. Poteva dire che se ci fossero stati i diplomatici dell’ambasciata eritrea non ci sarebbe stata lei. Le cronache non lo dicono e non ci sono foto, ma è anche probabile che il ministro Kyenge abbia stretto la mano alle personalità presenti ad Agrigento, dunque anche al rappresentante diplomatico eritreo.

E se non lo ha fatto (sarebbe stata una bella mossa, ancora più forte e visibile della non partecipazione) non ce lo ha fatto sapere. Invece no. La Kyenge è andata a quella passerella e si è fatta immortalare assieme ad Alfano.

Peccato, perché le alternative ce le aveva, e non necessariamente dirompenti: sarebbe stata, per esempio, una bella mossa se fosse andata a far visita ai superstiti del naufragio di Lampedusa, quelli ai quali è stato impedito di partecipare alla vergognosa celebrazione di Agrigento, senza bare, senza corpi, senza parenti: solo ministri, diplomatici, personalità.

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Se la Kyenge fosse andata a trovare i superstiti almeno sarebbe apparso come se il governo si fosse concordemente diviso: una parte ad omaggiare la celebrazione e l’altra i superstiti.

Invece no. Ieri ad Agrigento c’è stata la dimostrazione di quanto la politica può essere lontana dalla realtà. E non bastano i segni, i simboli. Non basta essere neri per parlare di integrazione, di giustizia verso le popolazioni africane. Chi meglio della ministra Kyenge può sapere che buona parte delle migrazioni dall’Africa verso l’Europa sono causate dai regimi, dalle guerre, dalla miseria. Legittimare i regimi come quello eritreo, anche solo con la propria autorevole presenza, significa alimentare il cimitero-Mediterraneo.

 


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