Renzi: “Cancellieri, era meglio un passo indietro” Stop al tesseramento: sì dalla Direzione

Pubblicato il 8 Novembre 2013 alle 11:05 Autore: Gabriele Maestri

Matteo Renzi cala le sue carte sul caso Cancellieri (quando ormai però è chiuso) e, in modo educato ma fermo, contesta la posizione del segretario Pd Guglielmo Epifani “Da segretario del Pd, ne avrei chiesto le dimissioni“. Soprattutto Anna Maria Cancellieri avrebbe fatto meglio a compiere un “passo indietro” dopo il caso Ligresti.

Renzi ne ha parlato in tv a Servizio pubblico, dopo essere stato a lungo su posizioni prudenti per non essere accusato di interventismo indebito da Letta. Anche se, nel suo intervento, il sindaco di Firenze ne ha anche per lui: “Letta l’ha difesa…  è stato un errore”. Tornando alla ministra della Giustizia, per Renzi “avrebbe fatto un servizio al Paese dimettendosi, è inaccettabile che sia andata a finire così. Sarebbe stato meglio un passo indietro”. Archiviata questa vicenda, toccherà al Pd dimostrare che “noi non stiamo attenti agli interessi di alcune famiglie ma proveremo a fare un percorso in cui la legge è uguale per tutti. In questa vicenda la legge non è uguale per tutti“.

renzi cancellieri

Indubbiamente Renzi è tra coloro che, all’interno del Pd, non sono rimasti convinti dalle parole della Cancellieri in parlamento e non lo nascondono: anche per questo, è probabile che si apra un dibattito tutto interno al partito, anche perché bisognerà prendere posizione sulla mozione del MoVimento 5 Stelle che chiede la sfiducia individuale alla Cancellieri (anche se è quasi certo che il Pd voterebbe no).

Guarda anche un po’ più in là Renzi, facendo qualche previsione politica. Non si mostra spaventato dalla possibilità che la legislatura si concluda nei prossimi mesi: “Le elezioni anticipate non sarebbero una catastrofe”, anche se (lo dice sempre lui) “non penso che avverranno”. Non manca però di ripetere il suo leitmotiv sul “governo a tutti i costi”: “Il 2014 sarà l’anno in cui vedremo se c’è in bluff in Parlamento. Se il Pd ha gli attributi, incalzi la maggioranza per capire se le riforme le vogliono fare o no“.

STOP AL TESSERAMENTO, CIVATI VOTA NO

Non si ferma, intanto, la polemica all’interno del Pd sul tesseramento durante il percorso congressuale. Ieri sera l’ufficio stampa del partito ha diramato una nota brevissima: “Con il parere positivo della Commissione per il Congresso, questa sera ogni membro della Direzione nazionale del Pd riceverà per email, e con la clausola del silenzio-assenso, una proposta di modifica del regolamento congressuale”. A ognuno, dunque, viene resa nota la proposta di sospendere il tesseramento dei nuovi iscritti dall’11 al 24 novembre, giorno della Convenzione nazionale (mentre sabato e domenica i circoli resteranno aperti); spetta a ciascun membro della direzione dichiarare espressamente il suo eventuale dissenso. La proposta di modifica è infine passata a maggioranza con 12 voti contrari e 2 astenuti. Tra i no spicca quello di uno dei candidati alla segreteria democrats: Pippo Civati. “Ho deciso di votare contro la proposta di sospensione del tesseramento dopo questo fine settimana: è una proposta tardiva e insufficiente, che non affronta i veri problemi, non sanziona le irregolarità già attuate, e limita la partecipazione”, ha dichiarato. “Chiedo quindi a tutti, nei territori, di vigilare: non vorrei infatti che, tra sabato e domenica, i singoli elettori desiderosi di tesserarsi trovassero più ostacoli dei signori delle tessere all’assalto delle federazioni”.

pd gianni cuperlo chiede stop tesseramento

Durante la conferenza stampa dell’altro giorno, il responsabile organizzativo Davide Zoggia aveva dato la colpa a qualche “ras di provincia”, eppure sono state proprio alcune articolazioni provinciali a lamentarsi di alcune dinamiche anomale, che probabilmente hanno già alterato l’esito dei congressi di circolo e provinciali. La proposta di fermare il tesseramento è stata fortemente voluta da Gianni Cuperlo e sostanzialmente accettata da Matteo Renzi.

“Ci sono stati fenomeni circoscritti ma comunque gravissimi che non possiamo sottovalutare – spiega Cuperlo -. Dobbiamo dimostrare ai nostri iscritti che possono credere in questo partito. Ho visto che Civati e Pittella hanno detto di no, ma secondo me una soluzione si può trovare, per il bene di tutti. Sospendere il tesseramento non vuol dire comprimere la partecipazione, ma evitare altri fenomeni che non fanno il bene del Pd. La partecipazione sarà garantita a tutti quelli che vorranno partecipare alle primarie dell’8 dicembre, ma ora valorizziamo gli iscritti, diamo un segnale a queste persone”.

pd pippo civati critica renzi e cuperlo

Non è piaciuta però a Pippo Civati la spiegazione data da Zoggia, secondo cui non c’è alcuna responsabilità dei candidati a livello nazionale, ma le anomalie sono tutte relegate a livello locale: “E’ scandaloso dire così: o i nostri candidati sono dei deficienti, oppure dovrebbero conoscere i loro sostenitori a livello locale” dichiara a Radio24. Cuperlo e Renzi “hanno fatto finta di non vedere le cose” e bloccare ora il tesseramento sarebbe “un’iniziativa tardiva e parziale, comprensibile perché i pasticci sono stati tanti e sono tutti in grande imbarazzo. Meno comprensibile perché non c’è stata la volontà di fermare questi pasticci al momento opportuno, mentre si stavano palesando nella vita del Pd”.

L'autore: Gabriele Maestri

Gabriele Maestri (1983), laureato in Giurisprudenza, è giornalista pubblicista e collabora con varie testate occupandosi di cronaca, politica e musica. Dottore di ricerca in Teoria dello Stato e Istituzioni politiche comparate presso l’Università di Roma La Sapienza e di nuovo dottorando in Scienze politiche - Studi di genere all'Università di Roma Tre (dove è stato assegnista di ricerca in Diritto pubblico comparato). E' inoltre collaboratore della cattedra di Diritto costituzionale presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Parma, dove si occupa di diritto della radiotelevisione, educazione alla cittadinanza, bioetica e diritto dei partiti, con particolare riguardo ai loro emblemi. Ha scritto i libri "I simboli della discordia. Normativa e decisioni sui contrassegni dei partiti" (Giuffrè, 2012), "Per un pugno di simboli. Storie e mattane di una democrazia andata a male" (prefazione di Filippo Ceccarelli, Aracne, 2014) e, con Alberto Bertoli, "Come un uomo" (Infinito edizioni, 2015). Cura il sito www.isimbolidelladiscordia.it; collabora con TP dal 2013.
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