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pubblicato: domenica, 10 novembre, 2013

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I giovani al Sud: “parto o resto?”

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I giovani al Sud: “parto o resto?”

La Questione giovanile al Sud è una partita in corso che si sta giocando su più campi. Uno di questi vede contrapposte due squadre che, tuttavia, è bene vincano entrambe. Gli anni della crisi, infatti, hanno acuito l’obbligatorietà della scelta amara tra “partire” o “restare” nella propria terra d’origine. Far “fuggire” il proprio cervello o metterlo a frutto nella propria regione. Una cosa è certa: in entrambi i casi ci vuole tanto coraggio.

Chi parte
Negli ultimi 20 anni, descrive il Rapporto SVIMEZ sul Mezzogiorno, sono emigrati dal Sud circa 2 milioni e 700mila persone. Nel solo 2011, a intraprendere un viaggio verso il Centro-Nord sono stati ben 114mila. La Campania guida la classifica delle partenze (36.000 circa) ma il dato della Puglia non è meno preoccupante, a fare le valige nel 2011 ci hanno pensato 19.900 abitanti pugliesi. La regione più attrattiva resta sempre la Lombardia, preferita da un migrante su quattro.

Passano gli anni ma i fenomeni migratori di casa nostra non cambiano. Non ci si sposta, infatti, solo nei confini dello Stato: anche le migrazioni verso l’estero non si sono mai fermate. Ai racconti di nonni e zii si aggiungeranno quelli delle nuove generazioni. Nel 2011 i cittadini italiani trasferiti all’estero sono stati circa 50mila, 10mila in più del 2010. Ma ad emigrare oltre confine non sono solo i meridionali che infatti raggiungono solo un 30% della quota totale e di questi uno su tre è laureato. Mete privilegiate: Germania, Svizzera e Gran Bretagna. La SVIMEZ calcola che in dieci anni, dal 2012 al 2011, i meridionali laureati emigrati per l’estero sono stati oltre 20mila.

Dal 2002 al 2011, invece, i laureati meridionali diretti al nord sono più che raddoppiati. A livello pugliese, le perdite più consistenti si sono registrate a Bari (-14 mila laureati), Taranto (-12mila) e Foggia (-10mila). Una migrazione “selettiva” e non più solo “di massa” come negli anni ’50 e ’60.

A tutti questi si deve aggiungere la cifra che racchiude un altro fenomeno, non nuovo, che si acuisce con la crisi, ovvero i pendolari di lungo raggio da Sud a Nord dello stivale (gente che lavora per 5 giorni la settimana fuori regione e poi ritorna a casa nei week end) e che complessivamente nel 2012 sono stati 155mila, 15mila in più sul 2011.

Un Sud che invecchia
Una popolazione poco stabile, però, è garanzia anche di instabilità future. “Da un’area giovane e ricca di menti e di braccia, il Sud si trasforma sempre di più in un’area anziana“, che sarà caratterizzata nei prossimi anni e decenni da uno “stravolgimento demografico dalle conseguenze imprevedibili” afferma la SVIMEZ. Da oggi al 2065 la perdita di popolazione interesserà tutte le classi di età più giovani del Mezzogiorno, la piramide dell’età che sottende anche alla struttura e al funzionamento di tanti istituti di welfare sociale, corre il rischio concreto di “una sorta di rovesciamento rispetto a quella del Centro-Nord.

Le previsioni Istat dicono che alla fine del prossimo cinquantennio il Sud perderà oltre un quinto della sua popolazione attuale, circa 4,2 milioni di abitanti, rispetto al resto del Paese che ne guadagnerà 4,5 milioni. Dall’ultimo censimento Istat (2011) si evince un altro dato amaro, ovvero che nell’ultimo decennio la popolazione italiana è cresciuta del 42,8 per mille ma al Centro-nord si attesta al 63,9 per mille mentre al Sud solo il 5 per mille. Nel 2012 si è giunti ad un triste record: nel Mezzogiorno i morti hanno superato i nati, per trovare lo stesso risultato bisogna tornare al 1918 o al 1867!

Chi resta o ritorna
Fortunatamente non tutti i cervelli partono e c’è anche chi rientra nei luoghi d’origine. In totale nel 2011, a fronte di quasi 20mila partenze dalla Puglia verso il Centro-Nord, ci sono state 10mila persone che la migrazione l’hanno fatta in direzione opposta, ritornando al Sud.

Ma in Puglia è sempre più dimostrato che per far parte della propria economia d’origine bisogna anche avere tanto coraggio e un pò di ambizione. I dati regionali di Puglia in cifre 2013 (Ipres) contano e raccontano quest’altra faccia della Questione giovanile. Aiuti sugli investimenti iniziali di piccole e medie imprese, al settore turistico e alle start up parlano di un bella fetta di giovani imprenditori che provano a fare economia e sviluppo nella propria terra.
Da aprile 2009 al 31 dicembre 2012, infatti, risultano presentate ben 2339 istanze d’accesso agli aiuti sugli investimenti iniziali di micro e piccole imprese con proposte di investimenti che raggiungono i 390 milioni di euro. 1668 istanze sono state ammesse, per un totale di 260 milioni di euro più altri 55 milioni di agevolazioni concedibili.
Per quanto riguarda il settore turistico, da marzo 2010 a dicembre 2012 sono state presentate 109 istanze per 58 milioni di euro di investimenti proposti. Di queste 76 sono state ammesse, per ora, per un totale di 41 milioni più altri 12 milioni di agevolazioni concedibili.

Start Up

L’altro dato importante è quello riguardante le start up di microimprese. Al 31 dicembre 2012 le istanze di accesso alle agevolazioni ricevute sono 1.076, di cui 345 sono state considerate ammissibili per un totale di agevolazioni di 74,5 milioni di euro. I 370 titolari e soci delle imprese beneficiare prevedono di assumere 827 nuovi addetti. Tra i titolari e i nuovi imprenditori della Puglia il 38% sono donne, il 17,9% ha un’età compresa tra il 18 e i 25 anni e il 12% tra i 25 e i 35 anni.

Aiuti anche alle piccole imprese innovative sia di nuova costituzione che già operative. Per le nuove imprese a fronte di 32 istanze di agevolazione a dicembre 2012 ne sono state ammesse 10 per circa 6 milioni di euro di investimenti e 7,6 milioni di gestione, la previsione è di 63 nuovi occupati. Per le imprese già operative invece le istanze erano 21 e ne sono state ammesse 14 per circa 10 milioni di euro di investimenti e 10 milioni di gestione, 125 i nuovi assunti previsti.

Alla fine di ottobre 2013 è uscito anche il nuovo bando “Living Labs Smart Puglia 2020”. Beneficiari dei 15 milioni di euro stanziati sono le piccole e medie imprese digitali, e le micro, piccole e medie imprese del settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Contestualmente l’assessore allo sviluppo regionale Loredana Capone ha annunciato altri 50 milioni di euro pronti per aiutare le start up di giovani e donne che puntano a ricollocarsi in nuove attività all’indomani di crisi lavorative o aziendali.

Un ulteriore dato, intriso di ottimismo, lo ha comunicato qualche giorno fa la Camera di Commercio di Lecce evidenziando che nonostante la crisi i giovani credono comunque che l’attività in proprio sia una buona arma per combatterla. L’impresa salentina, infatti, tiene grazie agli under 35 che nei primi nove mesi dell’anno sono stati determinanti, su 4.236 nuove imprese iscritte 1570 sono giovanili.

Se provarci è una forma di protesta..
Qualche settimana fa, in una nota trasmissione televisiva di attualità e politica, un giovane imprenditore e startupper del nord intervistato di fronte a Maurizio Gasparri rifletteva dinanzi alle varie e recenti proteste romane contro austerità e disoccupazione, sostenendo che tra lui che rimane e “ci prova” e colui che manifesta a Roma c’è ben poca differenza. Facce diverse della stessa protesta. Avrà ragione?

Gabriele Caforio (iltaccoditalia.info)


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