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pubblicato: martedì, 12 novembre, 2013

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Nassiriyah, dieci anni dopo, deputata M5s commemora kamikaze

 

“Caos indescrivibile, sangue e vetri ovunque; carabinieri e iracheni scavavano con la forze della disperazione tra le macerie alla ricerca di sopravvissuti, feriti che venivano portati via a braccia, susseguirsi di esplosioni dei serbatoi delle auto, ambulanze a sirene spiegate”. Così racconta la strage di Nassiriyah il funzionario ONU Andrea Angeli, nella sua autobiografia “Professione Peacekeeper”.

L’ATTENTATO- Il 12 novembre 2003, alle 10:40 locali (8:40 in Italia), la base Maestrale, che ospitava la sezione logistica della Multinational Specialized Unit (MSU) viene colpita da un attacco terroristico senza precedenti nel dopoguerra, per un contingente italiano impegnato in operazioni di pace. Un camion cisterna kamikaze imbottito di 300 chili di esplosivo scoppia davanti la base Msu italiana dei Carabinieri,  forzando il cancello d’entrata e proseguendo la corsa sino alla palazzina di tre piani che ospitava il dipartimento logistico italiano. Di lì a poco prendono fuoco i mezzi militari parcheggiati nel cortile e anche il deposito munizioni: feriti e morti ovunque. Il bilancio delle vittime è di 28 morti, di cui 19 italiani e 9 iracheni, ai quali si aggiungono 58 feriti. Dei 9 italiani rimasti vittima della strage, 12 erano Carabinieri, 5 militari dell’Esercito e 2 civili.

Il contingente italiano si trovava a Nassiriyah, città a sud dell’Iraq, nel contesto della missione di peace-keeping Antica Babilonia, avviata sotto l’egida ONU nel luglio 2003, in seguito alla fine dell’operazione Iraqi Freedom, ovvero la guerra anglo-americana contro il regime di Saddam Hussein. La sfortunata missione Antica Babilonia, intrapresa dall’allora Governo Berlusconi, venne interrotta nel 2006, quando il Governo Prodi ne decretò la conclusione, in seguito alle molte polemiche attorno all’utilità della missione stessa. E’ ancora nella memoria di tutti l’ignobile slogan “10 100 1000 Nassiriyah” che alcune fazioni estremiste coniarono per gettare fango sul sacrificio dei militari italiani all’estero.

Nassiria

IL DECIMO ANNIVERSARIO- Quest’oggi, in occasione del decimo anniversario dalla strage e in occasione di quella che è chiamata “Giornata dedicata al ricordo dei caduti, militari e civili, nelle missioni internazionali per la pace”, si sono tenute cerimonie in tutta Italia per commemorare l’accaduto. A Roma, in particolare, presso l’Altare della Patria, sono intervenuti il Ministro alla Difesa Mauro,  con il capo di Stato Maggiore della Difesa, l’Ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, e gli alti vertici militari, tra cui il Comandante Generale dei Carabinieri, Leonardo Gallitelli.

Commosso il ricordo di Barbara Contini, responsabile esteri del Centro Democratico, allora governatrice della regione irachena che comprendeva Nassiriyah: “Quel giorno avrei dovuto essere alla base ma il capo della scorta non si sentì bene e fui costretta a rimandare la visita di 24 ore. Non dimenticherò mai ciò che vidi sul luogo dell’attentato e il dolore muto dei colleghi dei nostri caduti”.

L’IRAQ OGGI-“Era stupido morire per Danzica, lo è meno per Nassiriyah?” chiedeva Enzo Biagi all’indomani della strage. A distanza di dieci anni, l’Iraq resta una scheggia impazzita nello scacchiere mediorientale, ancora vittima della lotta settaria tra sunniti e sciiti, nonché del terrorismo fondamentalista legato ad Al-Qaeda. Esplosioni di autobombe, attentati a danni di civili, sono all’ordine del giorno, a Baghdad, così come nel resto del Paese. L’ONU ha quantificato in 852 il numero dei civili morti e in 1793 quello dei feriti dalla violenza armata in Iraq, nel solo mese di ottobre 2013. Il picco dell’anno è stato, tuttavia, raggiunto a maggio, con 963 morti e 2191 feriti. Sembra esserci poco spazio, dunque, per una risposta positiva alla domanda di Enzo Biagi.

DEPUTATA M5S “COMMEMORARE ANCHE KAMIKAZE” – Hanno creato non poco scompiglio le parole della deputata del M5s, Emanuela Corda, che, nel giorno delle commemorazioni, ha dedicato un pensiero anche al kamikaze che provocò la strage.  “Tutti noi ricordiamo commossi i 19 italiani deceduti in quell’attacco kamikaze, e oggi siamo vicini ai loro familiari; a volte ricordiamo anche i 9 iracheni che lavoravano nella base italiana, ma non troppo spesso. Nessuno ricorda pero’ il giovane marocchino che si suicidò per portare a compimento quella strage: quando si parla di lui, se ne parla solo come di un assassino, e non anche come di una vittima, perché anch’egli fu vittima oltre che carnefice”.

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