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pubblicato: mercoledì, 13 novembre, 2013

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E’ finita l’era dell’auto in Italia?

mercato auto in crisi analisi su indicatori settore

Le auto in Italia. Uno degli indicatori e dei sintomi più visibili e ripresi dai media della grande crisi che attanaglia il nostro Paese dal 2008 è il crollo del mercato dell’automobile, con cali di vendita continui che non accennano a finire, superiori alla media europea, e che ci stanno riportando al livello di acquisti degli anni ‘70. Non a caso a essere travolta è stata la FIAT, più esposta delle altre case automobilistiche al mercato italiano, da cui una volta dipendeva in modo quasi esclusivo.

Vediamo qui il calo delle immatricolazioni in Italia, ponendo come 100 il livello del 2000:

Dopo il 2007 è stata una ecatombe, arrivando a un valore del 40% inferiore al 2000 e anche del 50% se consideriamo il picco del 2007, trainato dagli acquisti incentivati di auto aziendali.

Si è parlato di “demotorizzazione” dell’Italia, di un ritorno agli anni ‘60.

Tuttavia se guardiamo al parco macchine circolante, osserviamo che è al contrario rimasto in leggera crescita rispetto al 2000 con segni di lievissima flessione solo nel 2012 sul 2011:

Si tratta di un dato che ci fa capire quanto in realtà vi sia una crisi anche di saturazione, con la crisi economica che ha provocato, più che una rinuncia all’auto, una dilazione dei tempi di rinnovo, non a caso tra i pochi ad aumentare i volumi di affari sono stati i meccanici e i carrozzieri, incaricati della manutenzione di automobili con diversi anni alle spalle.

Del resto un dato che i media ignorano e non riportano quasi mai è il fatto che l’Italia è il Paese europeo sopra il milione di abitanti con il più alto tasso di automobili procapite (ogni 1000 abitanti), ai vertici anche mondiali in questa classifica. Possiamo qui vedere una mappa europea:

L’amore degli italiani per l’automobile, dovuto a moltissimi fattori, come la carenza di servizi pubblici, un atteggiamento individualista, la distribuzione della popolazione in piccoli-medi centri e non in metropoli, ha prodotto questi dati che tuttavia dovrebbero fare capire come non è sul settore automobilistico, un po’ come su quello immobiliare, che si può puntare per una ripresa, perchè una serie di fattori non spingono per un nuovo aumento degli acquisti:

 

a) Il parco macchine è aumentato dal 2000 comunque molto più del PIL e della popolazione, che sono all’incirca gli stessi, mentre c’è un 13% di vetture circolanti in più

b) La popolazione italiana è stagnante, e aumenta soprattutto per gli immigrati che però vivono in maggioranza in grandi città con meno bisogno di auto, oltre che meno possibilità economiche per un acquisto.

c) Aumenta la popolazione anziana, e ancora di più quella molto anziana, ovvero coloro che usano poco o nulla l’automobile

 perche in italia si vendono poche automobili

E’ chiaro che se pensiamo che un Paese come la Germania, con caratteristiche demografiche e di densità e distribuzione della popolazioni simili alle nostre, ma un reddito maggiore, ha un tasso di auto per persona il 18% più basso, non possiamo certo sperare in una ripresa massiccia di acquisti di autovetture in Italia, neanche in caso di ripresa economica, non sarebbe neanche ambientalmente molto sostenibile, e ancora una volta appaiono abbastanza fuori luogo gli strepiti mediatici sulla crisi dell’auto come paradigma della crisi economica.


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1 comments
Claudia Lanci
Claudia Lanci

CGIA: piccole imprese creano più del doppio posti grandi aziende. In 2001-2011 il 64,3% posti da piccole aziende.- A conti fatti ... scarso il ritorno quindi dalle barcate di soldi date agli Agnelli, ai Riva , etc.