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pubblicato: lunedì, 18 novembre, 2013

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Saccomanni sulla spending review: “Due punti di Pil entro il 2016”

saccomanni sulla spending review

“Piena condivisione degli obiettivi e del documento di indirizzo”: è la conclusione del ministro dell’economia, Fabrizio Saccomanni, al termine del Comitato interministeriale sulla spending review. Gli aspetti organizzativi della riduzione della spesa (il cui studio è stato affidato al commissario straordinario Carlo Cottarelli e che, per Saccomanni, ”è uno dei punti centrali, un elemento cardine della politica economica del governo”) richiedono che si lavori su un arco di tempo almeno triennale.

Le priorità per il governo, secondo Saccomanni, sono il miglioramento della qualità dei servizi e la contemporanea riduzione dei costi: “I risparmi ottenuti dovranno andare nella maggior parte alla riduzione delle imposte ma anche a investimenti produttivi e alla riduzione del debito”. Sono queste dunque “le tre finalità strategiche” individuate dal Comitato interministeriale ed esplicitate da Saccomanni.

saccomanni sulla spending review

Il ministro precisa che il comitato ha condiviso per la spending review “un obiettivo ambizioso pari al 2% del Pil” entro il 2016. La vera novità rispetto al passato, caratterizzato da iniziative centralizzate, dovrebbe essere “un meccanismo di coordinamento” che dovrebbe riguardare tutto il processo di revisione. L’obiettivo di due punti di Pil equivale “a 32 miliardi di euro in tre anni che, come si diceva, dovranno servire soprattutto a ridurre le imposte e il debito.

“Il programma – commenta Saccomanni sulla spending review – prevede la copertura per la presidenza del Consiglio dei ministri e tutti i ministeri, una revisione totale, se no rientrerebbe nella logica dei tagli selettivi”. Il debito pubblico sarà contenuto soprattutto grazie a privatizzazioni e al rientro dei capitali dall’estero; il ministro spera anche in una revisione della spesa pubblica “che porti a un insieme di azioni che sostengono la crescita e rimettono in moto l’efficienza del sistema Italia”. La riorganizzazione della Pubblica amministrazione passerà attraverso questo meccanismo, “non per la creazione di un nuovo ministero per il coordinamento generale, ma migliorandone l’efficienza e riducendo i costi”.


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