Il garante della Privacy dà via libera al redditometro, ma va corretto

Pubblicato il 22 Novembre 2013 alle 11:04 Autore: Gabriele Maestri
spesometro redditometro

Redditometro sì, ma con giudizio. E’ sostanzialmente questo il parere rilasciato dal Garante per la protezione dei dati personali sullo strumento – alla sua ultima versione rivista e aggiornata – che dovrebbe permettere di dedurre i redditi “reali” dei contribuenti, consentendo all’agenzia delle entrate di scoprire più facilmente casi di evasione. Il via libera al redditometro, infatti, è subordinato a varie correzioni (alcune già fatte, alcune da apportare) che riducono i margini di azione degli accertatori.

Se da parte dei contribuenti i giudizi sul sistema di controllo sono più negativi che positivi (anche solo per le complicazioni burocratiche che ne possono derivare), il Garante ha riconosciuto che il sistema di accertamento sintetico – cioè quello che non si basa sulla somma delle singole voci di reddito, ma sull’individuazione di elementi e fatti economici diversi dalle fonti di reddito – sotto vari profili non è conforme alle norme sulla privacy.

tasse

Tra i punti più colpiti c’è il “profilo del contribuente”, con l’uso delle spese medie. Per l’Autorità l’Agenzia delle Entrate non può usare le spese medie determinate dall’Istat per attribuire a ciascun contribuente un valore di “consumo” (quindi di potenziale spesa, che si traduce in reddito), anche se queste medie dovevano entrare in gioco solo se non fosse stata possibile un’altra soluzione. Il Garante è stato netto: «Il reddito del contribuente potrà essere ricostruito utilizzando unicamente spese certe e spese che valorizzano elementi certi (possesso di beni o utilizzo di servizi e relativo mantenimento) senza utilizzare spese presunte basate unicamente sulla media Istat”.

Vietato usare le medie anche per determinare «spese frazionate e ricorrenti», ad esempio per abbigliamento, alimentari, alberghi: troppo alto il rischio di margini di errore (per difetto o per eccesso) per poterne legittimare l’uso. Non potrà nemmeno essere usato l’affitto figurativo (attribuito al contribuente in assenza di abitazione in proprietà o locazione nel comune di residenza) per la selezione dei contribuenti che dovranno subire l’accertamento.

Già modificata dall’Agenzia delle entrate la lettera con la quale invitano al contraddittorio, indicando come richiesto quali risposte sono obbligatorie per il contribuente (con la previsione di sanzioni se non vengono fornite) e quali sono facoltative. Con la prossima dichiarazione, poi, i cittadini saranno espressamente informati della possibilità che il contenuto sia utilizzato per il redditometro. Dubbi del Garante, infine, sull’assoluta «qualità ed esattezza dei dati», cui l’Agenzia dovrà fare attenzione: finora sono state riscontrate anomalie, in particolare non concordanze tra famiglia fiscale e anagrafica (visto che la composizione della famiglia si riflette inevitabilmente sulla quantificazione del reddito).

L'autore: Gabriele Maestri

Gabriele Maestri (1983), laureato in Giurisprudenza, è giornalista pubblicista e collabora con varie testate occupandosi di cronaca, politica e musica. Dottore di ricerca in Teoria dello Stato e Istituzioni politiche comparate presso l’Università di Roma La Sapienza e di nuovo dottorando in Scienze politiche - Studi di genere all'Università di Roma Tre (dove è stato assegnista di ricerca in Diritto pubblico comparato). E' inoltre collaboratore della cattedra di Diritto costituzionale presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Parma, dove si occupa di diritto della radiotelevisione, educazione alla cittadinanza, bioetica e diritto dei partiti, con particolare riguardo ai loro emblemi. Ha scritto i libri "I simboli della discordia. Normativa e decisioni sui contrassegni dei partiti" (Giuffrè, 2012), "Per un pugno di simboli. Storie e mattane di una democrazia andata a male" (prefazione di Filippo Ceccarelli, Aracne, 2014) e, con Alberto Bertoli, "Come un uomo" (Infinito edizioni, 2015). Cura il sito www.isimbolidelladiscordia.it; collabora con TP dal 2013.
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