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pubblicato: mercoledì, 4 dicembre, 2013

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Isee: guerra ai furbetti, la modifica del Porcellum

libero

Isee: guerra ai furbetti, la modifica del Porcellum

La rassegna stampa del Tp apre con la modifica dell’Isee (l’indicatore della situazione economica equivalente) apportata dal governo. Ci sarà meno spazio all’autocertificazione, più controlli sui conti correnti e i patrimoni grazie alle banche dati, maggiore peso alla casa di proprietà, vantaggi per le famiglie con almeno tre figli.

Il Corriere titola “Esenzioni, la stressa sui furbi”. Il Messaggero: “Redditi, stretta sulle agevolazioni”. Il Secolo XIX “Finti poveri, blitz in banca”. La Stampa apre con la richiesta dell’Europa all’Italia: “Ci dovete altri 6 miliardi”. Repubblica svela il piano Renzi-Letta per la prossima legge elettorale: “Via il Senato, sì al doppio turno”. Avvenire e Il Mattino aprono con il decreto per la “Terra dei fuochi”: sarà reato bruciare i rifiuti.  Europa svela la squadra di Matteo Renzi, una volta vinte le primarie Pd.  Il Giornale “Caos a sinistra. Berlusconi spacca il Pd. Violante accusa: il mio partito non ha garantito i diritti del Cavaliere”. L’Unità apre con il monito di Napolitano “Europa è ora di crescere”. E il Manifesto titola “Mal-trattati” dall’Europa.  Libero invece apre con l’intervista al leader del partito di centro bulgaro “Candido Silvio in Bulgaria. La nostra legge lo consente lui è molto popolare passerà di sicuro”. Il Fatto Quotidiano “Porcata Continua. Il Porcellum, la peggior legge elettorale mai vista, compie otto anni. Ma nessuno vuole davvero cambiarla. Grasso, presidente del Senato, butta la palla alla Camera: “Provateci voi”. La Consulta, ultima speranza, prende tempo: forse sentenzierà nel 2014. Ai moniti di Napolitano risponde la sordità dei partiti”.

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Claudia Sotgiu
Claudia Sotgiu

Bundy, si riapre la trattativa ma i lavoratori “non mollano” Dal primo incontro tra azienda e sindacati arriva un timido segnale: “c'è la disponibilità a rivedere il piano industriale”. Oggi nuovo incontro. Ma i lavoratori non mollano e vanno avanti con il presidio. “Dai sei notti in tenda sottozero, resistiamo” Versione stampabile Stampa | Invia articolo a un amico Invia | Scrivi alla redazione Scrivi BORGHETTO BORBERA - “C'è la disponibilità a rivedere il piano industriale. E' un primo passo”. Sono le prime parole dei delegati sindacali all'uscita dall'incontro di ieri con la dirigenza dello stabilimento Bundy, nelle sede del municipio di Borghetto (nella foto). Un barlume di speranza che si spegne, però, poco dopo. La condizione che l'azienda porrebbe è la consegna di una commessa. Ne hanno parlato a lungo, dopo l'incontro, i lavoratori riuniti in assemblea, sotto le tende del presidio davanti alla fabbrica. E la reazione è stata decisa: “non molliamo”. Oggi i sindacati torneranno a trattare con l'azienda nella sede di Confindustria. Intanto il presidio prosegue, nonostante il freddo pungente di questo inverno anticipato. Da sei giorni ormai gli operai si danno in cambio per presidiare l'entrata e l'uscita dai cancelli. “Non è entrato più nulla”, dicono con un briciolo di orgoglio. Quello, almeno, è rimasto. “Se ci tolgono il lavoro, ci tolgono la dignità e fanno morire non solo le nostre famiglie, ma un'intera valle”. Venti per turno, dentro le tende, “come se fossimo al lavoro. In più, facciamo anche gli straordinari, perchè il presidio non si ferma neppure di sabato e domenica", racconta Michele. Anzi, “non solo ci rimettiamo lo stipendio, ci autotassiamo anche: 1 euro al giorno per comprare viveri e gasolio”. Segnali di solidarietà ne sono arrivati tanti, dai comuni della valle, dal comune di Alessandria, dai colleghi di altre fabbriche. La Roquette ha aperto una sottoscrizione per raccogliere fondi, il sindaco del comune di Vignole, Giuseppe Teti, ha fatto arrivare taniche di gasolio per alimentare il gruppo elettrogeno. E' arrivata anche una lettera da parte dell'associazione Albergatori della Val Borbera e tante testimonianze di ex colleghi o semplici amici. Attestati di solidarietà che aiutano, se non altro, il morale. Bundy è l'unico stabilimento di grande dimensione della valle a dare lavoro alla gente dei paesi attorno. In tanti arrivano anche da Busalla e Ronco Scrivia. “Lavoro in Bundy dal 2001. Ho visto portare via una linea di produzione, trasferita in Turchia. Non abbiamo mai protestato per non perdere gli ammortizzatori sociali. Ma ora ci sentiamo presi in giro”, racconta ancora Michele. “Il problema che la proprietà del gruppo è di un fondo americano e non gliene frega nulla del fatto che qui a Borghetto abbiamo sempre lavorato bene. Le commesse non mancano. La scelta di delocalizzare risponde ad altre logiche, legate unicamente al profitto” dicono Massimo e Giorgio. “Solo un mese fa il capo del personale ha presentato il piano “Bundy is magic”, parlandoci di nuovi investimenti e di crescita. Ora il nuovo piano parla di licenziamenti. Ci sentiamo presi in giro”. Tanto per rendere pan per focaccia, ieri il direttore del personale è stato accolto da un corteo di fischi e un grande cartello. Un po' di magia, in effetti, ora ci vorrebbe. 4/12/2013 Irene Navaro - irene.navaro@alessandrianews.it

Quasi Strillo
Quasi Strillo

Beh, più chiaro di così. Il consumismo non è un valore positivo, tantomeno andrebbe incitato "per legge". Al massimo è un'espressione di libertà e "va bene", ognuno faccia quello che vuole, però se a parità di reddito tu ti sputtani i soldi e io li risparmio per mandare i miei figli all'università, il fatto che fra 10 anni, i tuoi figli avranno borsa di studio, alloggio e mensa gratis (per esempio..) e i miei no, perché io ho risparmiato è una presa per il culo, nel migliore dei casi, un attacco esplicito alla nostra cultura di risparmiatori, nel peggiore. Cosa non si capisce in questo ragionamento?

Quasi Strillo
Quasi Strillo

Guerra ai furbetti....e al risparmio privato. Giusto (povera privacy) esigere i dati reali, sbagliatissimo PUNIRE chi risparmia a favore di chi SPENDE, serve una franchigia di almeno 20-30mila euro sul patrimonio mobiliare. Ridicolo da apparire un inno al consumismo: due persone con lo stesso stipendio, se una consuma il proprio reddito e l'altra tende a risparmiare, dopo 10 anni il primo avrà diritto ad agevolazioni, il secondo no "perché è ricco". ASSURDO.