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pubblicato: giovedì, 5 dicembre, 2013

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Il Canada rivendica la sovranità sul Polo Nord

Il Canada ha intenzione di rivendicare presso l’ONU la sovranità sul Polo Nord geografico, come riferito dal quotidiano canadese The Globe and Mail, e ha tempo fino a venerdì per far valere le proprie rivendicazioni territoriali davanti alla UNCLOS (United Nations Convention on the Law of the Sea). Il governo canadese poggia la propria pretesa valutando i fondali della regione artica come estensione della propria piattaforma continentale. La motivazione di questo interesse nei riguardi del Polo Nord è legata a interessi economici: infatti, il sottosuolo della regione conterrebbe il 22% delle riserve mondiali di idrocarburi non ancora sfruttate ed è ricco di minerali preziosi.

La pretesa del Canada appare abbastanza esagerata nei riguardi della Russia che, nel 2007, aveva realizzato una missione in cui due batiscafi piantarono una bandiera sul fondo del mare Artico per rivendicare diritti sul territorio ghiacciato. Tuttavia, il Canada e la Russia non sono stati gli unici Paesi ad affermare che la propria sovranità sulla regione artica: anche Stati Uniti, Norvegia e Danimarca rivendicano i diritti sulla superficie che sovrasta i fondali del mare Artico. Secondo il Primo ministro canadese, Stephen Harper, l’interesse del Canada non sarà esclusivamente economico: infatti, egli è intenzionato a favorire lo sviluppo del territorio circostante a vantaggio dei 120’000 cittadini residenti nell’area settentrionale del Canada.

Stephen Harper, primo ministro canadese

Stephen Harper, primo ministro canadese

Nel frattempo, i diplomatici russi in Canada si sono rifiutati di commentare l’iniziativa del governo canadese, anche se è ovvio che qualsiasi decisione a riguardo sarà presa a molti anni di distanza, ovvero soltanto dopo accurate e dettagliate valutazioni scientifiche delle rispettive rivendicazioni. Al momento, l’oceano Artico è suddiviso fra il Canada, la Danimarca, la Norvegia, la Russia e gli Stati Uniti e, ai sensi della UNCLOS, uno Stato può estendere le proprie acque territoriali oltre il limite di 200 miglia nautiche soltanto qualora si dimostri che la regione reclamata sia effettivamente un naturale prolungamento della propria piattaforma continentale.

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