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pubblicato: venerdì, 20 dicembre, 2013

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S&P declassa l’Ue togliendo la tripla A

S&P declassa l’Ue togliendo la tripla A. Protesta Bruxelles “sbaglia”. 

Le crescenti frizioni sul finanziamento del bilancio europeo e la perdita di concordia ed affiatamento tra i paesi del vecchio continente, stavolta è costato caro. All’indomani dell’accordo sull’unione bancaria (“un buon accordo, un bicchiere mezzo pieno”, per il Presidente del Consiglio Enrico Letta), la società di rating ‘Standard and Poor’s Corporation‘, ha declassato il giudizio dell’Unione Europea dal voto massimo, AAA, alla valutazione inferiore, AA+.

Il nuovo bilancio può, quindi, portare a dei veri scontri tra le nazioni europee. La “convinzione” di S&P, infatti, è quella “che la credibilità complessivo degli ormai 28 Paesi membri della Ue in materia di credito si sia indebolita, il profilo finanziario deteriorato e la coesione allentata”. Ma il declassamento dalla prima alla seconda posizione era già nell’aria da tempo: già nel gennaio 2012, infatti, l’agenzia newyorkese aveva rivisto a negativo l’outlook. La conseguenza è stata, nel tempo, un declassamento delle economie dei singoli paesi nazionali europei: all’Italia era toccato a gennaio del 2012, alla Francia lo scorso novembre come per l’Olanda degradata appena venti giorni fa. Oggi solo cinque paesi dell’Unione godono delle tre A, il punteggio massimo: Germania, Finlandia, Lussemburgo, Svezia e Danimarca.

S&P declassa l'Ue togliendo la tripla A

Immediata la risposta dell’Ue, per voce della Commissione Europea, “in disaccordo con S&P”, in quanto “il rating Ue dovrebbe essere valutato in base ai meriti, alla luce dello status speciale basato su Trattati del bilancio Ue”. Il declassamento della Ue di Standard & Poor “è un segnale che non va sottovalutato”ha commentato il premier Enrico Letta a Bruxelles. “E’ la dimostrazione che la transizione non è finita e che l’Europa e l’Ue sono ancora sotto osservazione”.

Sui mercati, l’effetto del declassamento non ha avuto il background che si pensava: Callum Henderson, capo della ricerca monetaria di Standard Chartered, ha confermato: “c’è stato solo un effetto negativo sull’euro di breve durata”, ma poi la situazione è tornata alla normalità. Del resto è ancora fresco in mente dei borsisti le valutazioni positive di S&P verso società come Parmalat, Enron e Lehman Brothers poco prima che fallissero, dimostrando l’imperfezione, l’inattendibilità della società di rating. Anche lo scambio euro-dollaro si è mantenuto sostanzialmente invariato a 1,3640.

 

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