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pubblicato: mercoledì, 22 gennaio, 2014

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Renzi attacca i partitini “Si arrabbiano? Si arrangiano”

 Renzi attacca i partitini “Si arrabbiano? Si arrangiano”

Dal salotto di Bruno Vespa, Matteo Renzi attacca chi lo rimprovera per non aver inserito le preferenze all’interno della riforma della legge elettorale presentata dallo stesso segretario alla direzione Pd di lunedì. “Sul sì alle preferenze – ricorda il sindaco di Firenze – fino a un anno fa nel Pd ero in netta minoranza. Tutti o quasi tutti quelli che oggi mi stanno attaccando sul punto erano contro le preferenze. Da D’Alema a Finocchiaro fino a Bersani o Violante, potete agevolmente recuperare l’elenco delle dichiarazioni contrarie al punto da far dire a qualcuno ‘Siamo contro le preferenze per una questione morale!’ Giudico dunque pretestuoso l’accanimento contro questo accordo se basato solo sulle preferenze”. Il sindaco di Firenze ammette che dietro alla rinuncia alle preferenze si cela un cedimento alle richieste di Forza Italia che di preferenze non vuol sentir parlare. “Su questo punto abbiamo ceduto – confida Renzi – Altrimenti saltava tutto”. Non si cura delle proteste dei vari Scelta Civica e Lega Nord che chiedono l’abbassamento della soglia di sbarramento: “Dico che il giochino è interessante. Con tutto il rispetto, si mette la soglia di sbarramento proprio per evitare il ricatto dei partitini. I partitini si arrabbiano? Si arrangiano”. Il segretario dem rivela che per arrivare ad un testo condiviso per la riforma della legge elettorale tutti hanno dovuto sacrificare qualcosa: “Berlusconi sul ballottaggio, Alfano ha chiesto di non fare la ripartizione circoscrizionale ma quella nazionale. Io ho mollato sulle preferenze”. Su possibili correzioni il rottamatore è cauto: “In Parlamento si possono fare cambiamenti alla legge elettorale, ma nel Pd si fa quello che ha deciso la direzione. E in direzione, nemmeno uno, neanche Cuperlo, ha votato contro. Adesso ci tiriamo indietro noi? Non può chiedere le preferenze chi fino a un mese fa diceva che era contro”. Un avvertimento alla fronda interna che ieri si è fatta più coesa dopo le dimissioni da presidente Pd di Gianni Cuperlo. Ma Renzi guarda avanti “Ho preso il 70% alle primarie, Cuperlo ha preso il 18%, ma il giorno dopo mi sono messo in ginocchio e gli ho detto: fai il presidente. Ora mi dicono che voglio fare troppe direzioni. E allora a sentire che c’è un problema di democrazia interna, mi scappa un po’ da ridere”. Sicuramente, conclude il segretario Pd, “il prossimo presidente del partito non sarà uno dei miei”.

Andrea Turco

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