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pubblicato: giovedì, 23 gennaio, 2014

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Comincia Ginevra2: per la pace in Siria la strada è ancora lunga

Comincia Ginevra2: per la pace in Siria la strada è ancora lunga

Si è aperto ieri a Montreux la conferenza internazionale che dovrebbe portare la pace in Siria, dove la guerra civile dura da tre anni e ha causato più di 100mila morti.

I negoziati veri e propri, quelli che vedranno protagonisti i delegati di Assad e quelli dell’opposizione facilitati dai rappresentanti dell’ONU, cominceranno domani giorni e potrebbero durare anche qualche settimana.

Estromesso l’Iran e assicurata la partecipazione della coalizione anti-Assad, sembrava che il clima potesse rimanere disteso, invece, è ormai una sicurezza che i risultati della conferenza non potranno che essere parziali e che, la fine del conflitto,  non potrà che essere il risultato di una lunga e ardua strada.

Si spera comunque di arrivare a un’intesa su tregue locali, sull’apertura di corridoi umanitari, possibilmente anche a un “cessate il fuoco” duraturo, difficile che si dia il via libera al fine ultimo di Ginevra2, ovvero, alla transizione politica che porti a una Siria senza Assad.

Dopo i discorsi del segretario generale dell’ONU, Ban Ki Moon, che ha evidenziato il carattere storico dell’incontro, del Ministro degli Esteri russo Lavrov, che ha invitato l’Iran a rivestire comunque un ruolo attivo nel processo di pace, e quello di Kerry che ha rinnovato il pensiero americano sulla necessità di estromettere Assad dalla ricostruzione, è stato il momento del capo della diplomazia siriana Walid Muallem.

“Mi dispiace che alcune nazioni i cui delegati sono presenti abbiano le mani sporche di sangue siriano” così Muallem si è rivolto alle delegazioni presenti, alla delegazione dell’opposizione ha invece detto: “se volete parlare a nome dei siriani non dovreste essere dei traditori del popolo siriano o degli agenti al soldo dei nemici del popolo siriano”.

Dalla coalizione anti-Assad, in particolare il suo leader Ahmad Jarba, hanno risposto: “abbandonate Assad e diventate liberi come noi”.

Anche Bergoglio ha inviato una delegazione, il Papa nel suo appello ha auspicato per la Siria: “un cammino deciso di riconciliazione, di concordia e di ricostruzione con al partecipazione di tutti i cittadini, dove ognuno possa trovare nell’altro non un nemico, non un concorrente, ma un fratello da accogliere ed abbracciare”.

 

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