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pubblicato: venerdì, 13 gennaio, 2012

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L’eterno dilemma delle carceri italiane

carceri

Il problema del sovraffollamento delle carceri italiane è come l’Idra, il mostro a nove teste della mitologia greca. Qualsiasi testa venisse tagliata in seguito ne spuntavano altre due.
Una questione spinosa, quella delle patrie galere, che purtroppo si ripete ogni anno. I numeri parlano chiaro. Secondo i dati del sito ristretti.it, (aggiornati al 19 novembre 2011) il totale dei detenuti presenti all’interno delle carceri è di 68mila unità, ben oltre la capienza regolamentare che si attesta intorno alle 44.412 unità.

[ad]Ma i numeri più impressionanti sono quelli che riguardano i detenuti morti in carcere tra il 2000 e il 2011. Un totale di 1915 persone. Tra questi 685 si sono suicidati. Solo quest’anno, per ora, sono deceduti tra le sbarre 227 reclusi. Un numero purtroppo destinato ad aumentare. Una questione spinosa, quella delle prigioni sovraffollate, a cui si è tentato di porvi rimedio a suon di indulti. Ben 18 dalla nascita della Repubblica Italiana. Uno ogni 3 anni e mezzo. Veramente troppi considerato anche la loro inutilità ai fini della soluzione del problema. Basti pensare che l’ultimo indulto datato 2006 è stato un vero e proprio flop. Dopo appena 3 anni dalla sua applicazione infatti le carceri tornarono ad essere super affollate raggiungendo il numero dei detenuti presenti prima dell’indulto.

L’ultima novità per tentare di rendere meno dura la vita dei reclusi è stata quella delle “carceri aperte”. Secondo la nuova circolare diramata dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, i detenuti italiani assegnati al regime di media sicurezza (quasi i due terzi del totale) avranno libertà di movimento in carcere e torneranno in cella solo per la notte. Una direttiva che non risolve il problema ma lo attenua. I direttori delle carceri invece hanno chiesto come unica soluzione possibile l’amnistia. Una disposizione che il neoministro alla Giustizia Paola Severino non ha preso neppure in considerazione. Secondo il Guardasigilli, per affrontare l’emergenza carceri è necessario approntare una serie di provvedimenti tra cui la detenzione domiciliaregrazie al braccialetto elettronico. Un metodo che, secondo il ministro, comporterebbe un risparmio sulla spesa e risolverebbe la questione. Bisogna vedere se ci riuscirà visto che la sperimentazione del braccialetto elettronico fu avviata già nel 2001 dall’allora Ministro dell’Interno Bianco e si rivelò un totale fallimento. Di più, come ha rivelato recentemente il Fatto Quotidiano, nel 2003 il Viminale fece acquistare 400 braccialettifirmando un accordo con la Telecom. Accordo di 11 milioni di euro all’anno che dura tuttora per un totale di spesa che si aggira intorno ai 100 milioni. E i braccialetti inutilizzati ad oggi sono 396, molti dei quali oramai fuori uso.

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Vedendo tutti questi sprechi e tutte queste iniziative perché non ovviare alla soluzione più semplice, ovvero quella di usufruire delle carceri italiane inutilizzate? Infatti, secondo i dati forniti dal “Partito per gli Operatori della Sicurezza”, gli istituti penitenziari già ultimati e alcuni perfino arredati e vigilati sarebbero 40.
Un numero sufficiente ad accogliere il surplus di detenuti e che renderebbe le loro condizioni più umane, risolvendo in questo modo l’annoso problema italico. Come sempre la soluzione più semplice è quella che abbiamo davanti agli occhi. Utilizziamola al posto di aggiungere sprechi ad altri sprechi.


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