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pubblicato: mercoledì, 5 febbraio, 2014

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Roma: licenziamenti e precariato, la crisi non è finita

economia

La crisi non è finita, la gente continua a perdere il lavoro e chi ne trova un altro firma troppo spesso contratti a tempo determinato. I numeri diffusi dalla Cgil e dalla Uil tratteggiano un quadro cupo della situazione occupazionale a Roma e nel Lazio.

Chi dice che la crisi è alle spalle fa una cattiva pubblicità” denuncia Claudio Di Berardino, segretario generale della Cgil Roma e Lazio, “stimiamo che nel Lazio si siano persi 36 mila posti di lavoro nell’arco del 2013”.

Secondo i dati elaborati dell’Istat, nel Lazio il tasso di disoccupazione è al 12,7 per cento: in lieve calo rispetto al mese precedente (appena lo 0,1 in termini congiunturali) ma in aumento di 1,2 punti se si guarda a dodici mesi fa. “Questo dimostra che la crisi nel territorio si acuisce proprio a causa del modello di sviluppo e per questo non va sottovalutata” denuncia la Cgil.

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Per il sindacato serve un patto per lo sviluppo e l’occupazione, un patto che la Cgil continua a chiedere alla Regione Lazio e alle associazioni dei datori di lavoro: “Questo patto serve sia per favorire l’occupazione, sia per garantire il riassorbimento di cassintegrati e licenziati attraverso un intervento pluriennale” spiega Di Berardino: “L’attenzione al lavoro è centrale anche per riavvicinare i cittadini alla politica perché la gente ha bisogno di risposte“.

Risposte le chiede anche la Uil, che attraverso uno studio ha svelato il paradosso che caratterizza il mercato del lavoro a Roma e nel Lazio: “E’ il Lazio la regione italiana che registra il maggior numero di rapporti di lavoro attivati nel triennio 2011–2013. Ma è anche quella col maggior numero di cessazioni”. Cosa significhi all’atto pratico lo spiega Pierpaolo Bombardieri, segretario generale della Uil di Roma e del Lazio: “L’incremento del numero dei contratti e il contemporaneo aumento delle cessazioni sono direttamente proporzionali alla diminuzione del numero dei lavoratori: ciò significa che stiamo assistendo alla totale precarizzazione della forza lavoro con contratti spesso di pochi mesi o addirittura giorni”.

I numeri in effetti raccontano una storia che solo in apparenza sembra incoraggiante: secondo i dati della Uil, nel terzo trimestre del 2013 nel Lazio sono stati attivati 300.569 nuovi contratti di lavoro su 182 mila lavoratori, e in quelle stesse settimane le cessazioni hanno riguardato 299.753 rapporti di lavoro e 187 mila persone.

“Nel terzo trimestre 2013” aggiunge il sindacato, “le attivazioni quasi si equivalevano (circa 297 mila), ma il numero dei lavoratori coinvolti era maggiore (circa 188 mila)”. Che significa? “E’ il classico caso di un falso positivo” dice Bombardieri: “più contratti non solo indica maggiore precarietà e non più lavoro, ma se il numero dei contratti attivati rimane invariato e il numero di lavoratori diminuisce significa che si allarga anche la forbice tra ricchi e poveri e che alcuni settori vivono oramai quasi esclusivamente di contratti brevi e collaborazioni”.  





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RobertoCantuni
RobertoCantuni

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