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pubblicato: martedì, 24 gennaio, 2012

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Intervista a Giuseppa Davi Seranella

giuseppa davi seranella

Nell’immaginario collettivo, le auto blu sono considerate forse il più odioso tra i privilegi della politica, e hanno fatto scalpore i recenti provvedimenti adottati dal Governo Monti, in continuità con le azioni legislative del precedente esecutivo, volti a limitare l’utilizzo delle auto di servizio.
Abbiamo il piacere di poter intervistare Giuseppa Davi Seranella, Segretario Generale del SIAR (Sindacato Italiano Autisti di Rappresentanza), per offrire una percezione inedita sul tema e probabilmente complementare a quanto generalmente percepito dal senso comune.

[ad]Segretario, come prima domanda le chiederei se si ritrova nei dati raccolti della Formez PA e diffusi dal Governo, che vedono un totale di circa 72.000 vetture di rappresentanza presenti nel Paese a fine 2010, suddivise in circa 12.000 auto “blu” e “blu-blu”, dotate di autista, e 60.000 auto “grigie”, senza autista.
È necessario distinguere, cʼè molta confusione sullʼargomento nellʼopinione pubblica. Una cosa sono le cosiddette auto blu, guidate dalle forze dellʼordine, quelle percepite nellʼimmaginario collettivo come status symbol dei potenti, mezzi potenti dotati di lampeggiante e paletta, in cui cʼè un “servizio” h 24 con costi altissimi, parliamo di circa 1.000 unità.
Altra cosa sono i mezzi di rappresentanza degli organi istituzionali, non dei politici, in cui cʼè un uso legato allʼorario comune di lavoro (composto da circa 3.000), ed altro ancora sono i mezzi a disposizione delle pubbliche amministrazioni per il settore della logistica, che sono la stragrande maggioranza, circa 40.000 unità.

In particolare, trova corretto confrontare questo numero con quello delle auto di rappresentanza degli altri Paesi, che vede l’Italia ai vertici di questa peculiare classifica, oppure vi sono altri elementi da tenere in considerazione?
Guardi, i nostri legali hanno provveduto a fare una diffida nei confronti dellʼAssociazione “Contribuenti.it”, la fonte che ha diramato in questi anni dei dati completamente falsi e mai confermati sul numero delle auto blu, numeri folli che parlavano di 600.000 e più auto blu in Italia; in pratica è stato uno stratagemma per farsi pubblicità, comportamento alquanto discutibile, ma che ha trovato nei mass media una sponda in assenza di dati ufficiali, che adesso – speriamo – a causa della presenza dei dati del ministero della funzione pubblica, sia trattata da quello che è: una menzogna. Purtroppo nella gente è ormai radicata la notizia, lo hanno sentito in tutti i telegiornali e sulla stampa per anni, sarà difficile far cambiare opinione.

giuseppa davi seranella

Nel comunicato da voi diramato avete espresso alcune perplessità riguardanti l’azione legislativa intrapresa prima da Berlusconi e poi da Monti nel tentare di limitare la spesa per le auto di rappresentanza, pur condividendo la necessità di un intento collaborativo che veda ciascuna categoria prendersi la propria parte di sacrifici nell’attuale periodo di crisi. Precisamente, quali sono le proposte del SIAR in tal senso?
Le perplessità che abbiamo espresso riguardano, in estrema sintesi, due aspetti.
Il primo si riferisce ai destinatari di tali provvedimenti: come spiegato in precedenza, riguardano le auto di rappresentanza e di servizio e non le auto blu, intese come quei veicoli messi a disposizione di chi, per carica o per esigenze di tutela, ha una scorta, che per legge può essere svolta solo dalle forze dellʼordine. Ebbene il settore della sicurezza pubblica è escluso dai provvedimenti normativi, non serve che aggiunga altro. Ma va a colpire i mezzi usati dalle amministrazioni pubbliche nei servizi ai cittadini e in alcuni casi quando i rappresentanti degli enti si spostano per presenziare alle riunioni.
Secondariamente abbiamo collaborato alla presentazione di disegni di legge, presentati da quasi tutte le forze politiche, sia di maggioranza che opposizione, nei quali si prevedesse la regolamentazione della figura dellʼautista di rappresentanza, uno strumento per evitare che i politici si facciano assegnare delle scorte, oppure si portino degli “amici”, dato che è previsto uno specifico esame di abilitazione, il che, ovviamente, non consentirebbe l’accesso a coloro i quali, per amicizia, avrebbero tutto lʼinteresse a restare in silenzio nel caso in cui gli venissero chiesti servizi non legittimi, per esempio un uso personale del mezzo. Lʼistituzione di questa figura riempirebbe le questure e i comandi delle forze dellʼordine, lasciando la possibilità ai poliziotti di fare il loro lavoro, e non quello nostro, in più limiterebbe la possibilità di soprusi: in questo momento chiunque, nella pubblica amministrazione, può fare lʼautista; il poliziotto, il commesso, il bidello, lʼimpiegato, basta che abbia la patente e delle amicizie!
Si parla sempre di auto ma mai di chi le guida. Rovesciamo il problema, per risolverlo: se sappiamo chi le guida, sappiamo anche quante sono. La trasparenza, oggi, dov’è?

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