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Marino vittima del Quarto Potere?

marino in primo piano

Dovunque la si guardi e comunque la si legga, la vicenda di Ignazio Marino dovrebbe stimolare una riflessione ormai improcrastinabile sul ruolo della stampa nel nostro paese.

Abbiamo un sindaco al quale il popolo, nell’esercizio della sua sovranità tramite il voto, ha consegnato un mandato a governare la Capitale per cinque anni. Questo sindaco perde quasi subito l’appoggio politico del suo partito, che nel frattempo sta attraversando una fase di mutazione che neanche i supercattivi adolescenti nei fumetti americani, ma questa semplice evenienza non implica il decadimento del suo mandato (il sindaco lo indicano direttamente i cittadini, il partito è un tramite neppure necessario).

Oltre al partito, questo sindaco in men che non si dica fa incazzare anche tutti i poteri paramunicipali, deboli o forti che siano, che gravitano intorno alla città di Roma: dai Casamonica a Casapound, fino alla nettezza urbana e ai bancarellisti di strada, passando per papa Bergoglio e la Comunità ebraica, senza trascurare il primo dei pizzardoni e l’ultimo dei centurioni. Insomma, tutte le lobby, piccole o grandi che siano, lo vorrebbero fuori.

Il sindaco di Roma Ignazio Marino in Campidoglio.

Solo che i cittadini romani l’hanno votato perché vogliono che governi (proprio nei giorni più concitati, un coraggioso sondaggio di Termometro Politico per Affari Italiani rivela che Marino gode ancora dell’appoggio di più della metà dei romani; e in ogni caso, anche senza sondaggio, il voto è stato chiaro e leggibile).

E allora? Di solito, in questi frangenti, si cerca lo scandalo. E si trova.

Tranne nel caso di Marino, soprannominato dai nemici “il Marziano” proprio perché sembra essere l’unico al quale non si può affibbiare il vizietto. Marino è onesto, lo è sempre stato. Non si trova la falla.
A questo punto si avvia la più turpe, atroce e ancora per me in larga parte incredibile campagna denigratoria che la stampa italiana ricordi.

Ci sono giornali che inventano una cacciata dall’università di Pittsburgh per peculato mai esistita: la bufala è ampiamente documentata e accessibile sul web, eppure ancora oggi alcuni analfabeti funzionali continuano a ripetere il mantra del recidivo che sbaglia una volta e dunque sbaglierà di nuovo (uno di quelli che ha maggiormente cavalcato la menzogna, tra l’altro, secondo lo stesso ragionamento dovrebbe tornare presto ad uccidere).
Ce ne sono altri che presentano nei loro titoli spese di pochi euro come fossero voragini di bilancio.
Altri ancora si affannano a collegare il sindaco agli stessi poteri che sta combattendo – in molti casi con successo – ormai da due anni.
Sorge dal nulla un coro unanime che dipinge il sindaco, per mesi, come dimissionario.

Ma cosa è successo, davvero? Perché Marino dovrebbe dimettersi? Cosa ha fatto? Di quali accuse deve rispondere?
Nessuna.
E’ tutto uno scriversi addosso dei giornali, che continuano a riprendersi l’un l’altro gareggiando a chi la inventa più grossa (perdendo, tra l’altro, querele a cinque zeri come fossero pallette di carta a ricreazione).
Chi ha sfiduciato, dunque, Marino a soli due anni dall’inizio del mandato? Chi ha tolto ai cittadini romani tre anni di sovranità dei quali erano titolari?
Ezio Mauro, Marco Travaglio e Luciano Fontana, se i loro danti causa riescono ad accordarsi per ragioni che solo loro conoscono, hanno il diritto di esprimere il sindaco di Roma, o di imporre il veto sulla scelta popolare?
Ora che è tutto finito (male), qualcuno si occuperà di punire in maniera esemplare coloro che hanno pubblicato, ribattuto, esaltato notizie oggettivamente false, costruite a tavolino per sfiduciare un amministratore della Cosa Pubblica?
Questo è un tema delicato, perché è legato indissolubilmente con la libertà di scrivere ciò che si pensa e pensare ciò che si desidera, ma anche urgente, perché ha a che fare altrettanto strettamente con lo stato di salute – discutibile – del nostro sistema democratico.

ultima modifica: sabato, 10 Ottobre 2015