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pubblicato: lunedì, 9 ottobre, 2017

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Spagna: la transizione dal franchismo alla democrazia

Adolfo suarez spagna

Spagna: la transizione dal franchismo alla democrazia

La transizione spagnola è il processo di democratizzazione più recente della storia del XX secolo dell’Europa occidentale.

La Spagna, come la Germania e l’Italia, seppur con presupposti e condizioni diverse, ha vissuto anch’essa un’ epoca “fascista”, il Caudillo (= leader) Francisco Franco è stato a capo di una delle dittature più longeve della storia contemporanea, impadronendosi del potere attraverso la guerra civile scoppiata  nel 1936 e conclusasi nel 1939 con l’inizio del suo regime di repressione.

Spagna: ecco cosa fu la transizione

Con il termine transizione indichiamo il processo attraverso il quale si restaurano le istituzioni democratiche che furono soppresse durante la dittatura franchista, quello che avvenne e ciò che avrebbe traghettato la Spagna nel sistema democratico.

Già prima della morte del Caudillo, avvenuta il 20 Novembre 1975, il regime franchista stava attraversando periodi di tensione e di conflitti interni provocati da diversi motivi, tra questi il contrasto all’interno dei gruppi dirigenti franchisti, tra i fautori del “continuismo” e coloro che ritenevano necessaria una “apertura” del sistema.

Una morte che lascia la Spagna nel caos

La morte di Franco fa precipitare la situazione, come egli stesso aveva predisposto, la funzione di Capo di Stato fu assunta dal giovane Re Juan Carlos, dunque la Spagna iniziò la creazione di una nuova realtà democratica, malgrado la forte resistenza dei fedeli del vecchio regime.

La funzione del Re fu di respingere e neutralizzare le pressioni della destra che ritenevano idonea la continuazione del franchismo, fu per questo che scelse Adolfo Suaréz González quale capo dell’esecutivo per muoversi energicamente verso la democrazia.

La transizione, da Franco, a Juan Carlos, a Adolfo Suárez

Adolfo Suaréz González è stato il Primo Ministro della Spagna dal 5 luglio 1976 al 25 febbraio 1981, il primo eletto democraticamente dopo la caduta del regime franchista, fondatore e presidente del partito dell’Unione del Centro Democratico.

Suaréz si impegnò sin dall’inizio, affermando solennemente il principio di sovranità popolare, fino a pochi mesi prima negata. Un passo coraggioso, per quarant’anni la sovranità era appartenuta al Jefe de Estado. 

La riforma che avrebbe posto realmente fine al franchismo è la Ley para la Reforma Política, che il governo Suárez inizio a discutere già a poche settimane dall’insediamento.

Come si democratizzó la Spagna

Il fine di questa legge era semplice e ambizioso. Liquidare in un sol colpo lo Stato franchista e le sue istituzione. per permettere il ripristino della democrazia attraverso la convocazione di elezioni generali. Alcuni dei punti teorici e pratici fondamentali di questo progetto, si possono individuare nella riaffermazione della sovranità popolare; nella totale legalità e giuridicità del procedimento;  nel rinnovamento democratico delle Cortes (le quali sarebbero state dotate a pieno titolo di potere legislativo).

Ulteriore passo verso la democrazia, fu l’incarico dato ai cosiddetti Padres de la Costitucíon, i quali ebbero il compito di redigere la Costituzione.

I lavori della commissione si protrassero per diversi mesi fino alla discussione al Congreso del 21 luglio 1978, il progetto costituzionale era approvato con la quasi totalità dei voti, mancava la ratifica popolare. Il 6 dicembre 1978 l’87.7 % dei votanti dichiarò il proprio consenso alla nuova Costituzione che entrò in vigore il 29 dicembre dello stesso anno.

Nel preambolo della Costituzione, si facevano espliciti riferimenti alla democrazia; allo Stato di Diritto; alla sovranità popolare; ai diritti umani; al riconoscimento dei diversi popoli di Spagna e alla pace. Il testo costituzionale garantiva questi principi e questi diritti.

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La Spagna come monarchia parlamentare e le grandi autonomie

Così facendo, si formalizzava un sistema democratico all’interno di una monarchia parlamentare. La Spagna si configurava come uno Stato sociale democratico e di diritto; a sovranità popolare; volto allo sviluppo della libertà dei cittadini; del loro benessere e della democrazia.

La democratizzazione degli enti locali, messa a punto con la costituzione, aveva congiuntamente imposto la convocazione delle elezioni amministrative per le quali era stata scelta la data del 3 aprile. Furono le prima elezioni municipali nazionali dal 1933, il popolo spagnolo ritorna nelle cabine elettorali. Il giorno del voto la gente si riversò per strada in un clima di festa soprattutto nelle grandi città.

Cominciò un’epoca di grandi cambiamenti per le città e per le realtà sociali locali, che finalmente potevano decidere della propria gestione.

Donatella Senatore

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