Sondaggi politici SWG, Siria: italiani contrari a intervento militare

Pubblicato il 22 Aprile 2018 alle 13:50 Autore: Alessandro Faggiano
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Sondaggi politici SWG, Siria: italiani contrari a intervento militare

7 anni di guerra, e la Siria non vede la fine di una delle peggiori tragedie del XXI secolo. Il supposto attacco con armi chimiche, utilizzate contro la popolazione siriana, ha provocato una reazione immediata da parte di Francia, Regno Unito e Stati Uniti. Una dinamica che ricorda l’acuirsi della guerra in Iraq e che, memori di questo precedente, mette gli italiani in allerta.

In questo sondaggio targato SWG, gli italiani si esprimono sull’intervento militare della coalizione e sulle possibili (ulteriori) sanzioni contro la Russia. Infine, si valutano le affermazioni più rilevanti di leader di partito.

Qui, ci concentriamo sul raid missilistico portato avanti da USA, Gran Bretagna e Francia su obiettivi militari.

Sondaggi politici SWG: quasi 3 italiani su 4 non favorevoli a raid in Siria

In primis, si chiede agli intervistati se questi siano d’accordo “con la scelta di USA, Gran Bretagna e Francia” di effettuare un attacco missilistico in Siria”. Solo il 3% del campione è decisamente favorevole al raid. Poi, un 13% che è abbastanza d’accordo con la decisione presa da tre delle principali forze della NATO. Nel complesso, quindi, solo il 16% del campione sostiene la decisione di attuare con forza e contundenza.

Sondaggi politici SWG: quasi 1 italiano su 2 non è per nulla d’accordo con la scelta della coalizione

Può impressionare la percentuale di coloro che non sono per nulla favorevoli all’attacco missilistico in Siria: addirittura il 46%. Completa il quadro, un 27% che afferma di essere poco d’accordo con la scelta della coalizione. In totale, si parla di un 73% di italiani contrari all’intervento in Siria.

Infine, un 11% non sa o non risponde.

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Sondaggi politici SWG: perché il raid è giusto o sbagliato?

Secondo una buona parte del campione (il 31%), il raid missilistico rappresenta “un’aggressione a un Paese sovrano, una violazione del diritto internazionale”. Segue, con il 23%, coloro che lo definiscono “un errore, perché unirà la Siria sotto la leadership di Assad”. La principale differenza tra le due risposte, è che la prima si rifà a un diritto, più o meno oggettivo. Il secondo, a un errore strategico. Cambia, quindi, la percezione dell’attacco e delle sue implicazioni.

In terza posizione, con il 15%, troviamo la risposta che giustifica il raid missilistico: ” un atto giusto perché Assad ha usato le armi chimiche contro la popolazione”. Infine, un 7% lo considera un atto legittimo nel quadro multilaterale. Anche in questo caso, c’è una sostanziale differenza. Se la risposta anteriore giustifica pienamente l’attacco, questa parla di un attacco legittimo, giusto o sbagliato che sia.

Infine, un 24% non sa o non risponde. Una percentuale così alta può essere spiegata dalla mancanza di risposte intermedie o, come si vedrà, dai dubbi legati alla veridicità dell’attacco.

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L'autore: Alessandro Faggiano

Caporedattore di Termometro Sportivo e Termometro Quotidiano. Analista politico e politologo. Laureato in Relazioni Internazionali presso l'Università degli studi di Salerno e con un master in analisi politica conseguito presso l'Universidad Complutense de Madrid (UCM).
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