Buoni pasto: importo e quando spettano. Come funziona

Pubblicato il 11 Luglio 2018 alle 13:06 Autore: Daniele Sforza
Buoni pasto: importo e quando spettano

Buoni pasto: importo e quando spettano. Come funziona.

I buoni pasto risultano un mezzo di pagamento differente dalla liquidità in contanti. Essi consistono in ticket cartacei caratterizzati da un determinato valore economico. Che vanno mostrati in bar, ristoranti o mense o anche esercizi commerciali al fine di acquistare prodotti alimentari. Esistono due tipi di buoni pasto: quelli cartacei, esentasse fino a 5,29 euro; e quelli digitali, su cui non si pagano tasse e contributi fino a 7 euro.

Come riporta La Legge Per Tutti, i buoni pasto devono indicare anche certi dati importanti ai fini del riconoscimento dello stesso. Tra questi spiccano il codice fiscale e la ragione sociale del datore di lavoro; così come della società che emette i buoni; naturalmente bisognerà indicare anche il valore del tagliando e la data di scadenza di validità dello stesso. Non mancherà poi uno spazio riservato alle informazioni da inserire quando sarà utilizzato (data e luogo). Infine si precisa che il buono pasto non può essere ceduto ad altri, né commercializzabile o convertibile in denaro. Concludendo, dal 2018 la cumulabilità è permessa fino a 8 ticket.

Buoni pasto e indennità sostitutiva di mensa: quando spettano

In caso di mancanza di un servizio mensa o di ristorazione nelle vicinanze del posto di lavoro, il buono pasto non può essere utilizzato. È così che questo diventa una indennità sostitutiva di mensa, esentasse come il ticket cartaceo fino a 5,29 euro giornalieri. L’obbligo di erogazione del buono pasto o dell’indennità sostitutiva di mensa è tale solo se previsto dal singolo contratto collettivo nazionale del lavoro di riferimento. Infine, anche i lavoratori part-time possono ricevere tali buoni pasto. L’erogazione non è finalizzata solo nel momento in cui il periodo di lavoro comprende le fasce del pranzo o della cena; ma anche quando la distanza tra unità abitativa e posto di lavoro è tale da rendere impossibile che il dipendente arrivi in casa in tempo decente per consumare il pranzo (o la cena).

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Buoni pasto: cartacei o elettronici, quali convengono di più?

È cronaca recente che nel nostro Paese 2 milioni e mezzo di lavoratori circa utilizzano i buoni pasto. Si tratterebbe, più nello specifico, di 1 milione e 600 mila dipendenti del settore privato e di 900 mila unità del settore pubblico. Il giro d’affari complessivo? 3 miliardi di euro circa, ovvero lo 0,72% del Pil. La maggior parte dei buoni pasto (70%) viene usato in bar e gastronomie; il residuo 30%, invece, viene impiegato nella GDO.

Come abbiamo scritto in precedenza, il ticket elettronico è maggiormente esentasse rispetto a quello cartaceo, arrivando fino a un valore di 7 euro. Per un risparmio totale di 1,71 euro, ovvero 400 euro all’anno circa. A oggi, ben il 40% dei buoni pasto è elettronico. E intanto già si parla della possibilità di alzare la soglia di detassazione dei ticket digitali fino a 9 euro. Ma per ora siamo solo nel novero delle proposte.

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L'autore: Daniele Sforza

Romano, classe 1985. Dal 2006 scrivo per riviste, per poi orientarmi sulla redazione di testi pubblicitari per siti aziendali. Quindi lavoro come redattore SEO per alcune testate online, specializzandomi in temi quali lavoro, previdenza e attualità.
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