pubblicato: mercoledì, 11 luglio, 2018

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Buoni pasto: importo e quando spettano. Come funziona

Buoni pasto: importo e quando spettano

Buoni pasto: importo e quando spettano. Come funziona.

I buoni pasto risultano un mezzo di pagamento differente dalla liquidità in contanti. Essi consistono in ticket cartacei caratterizzati da un determinato valore economico. Che vanno mostrati in bar, ristoranti o mense o anche esercizi commerciali al fine di acquistare prodotti alimentari. Esistono due tipi di buoni pasto: quelli cartacei, esentasse fino a 5,29 euro; e quelli digitali, su cui non si pagano tasse e contributi fino a 7 euro.

Come riporta La Legge Per Tutti, i buoni pasto devono indicare anche certi dati importanti ai fini del riconoscimento dello stesso. Tra questi spiccano il codice fiscale e la ragione sociale del datore di lavoro; così come della società che emette i buoni; naturalmente bisognerà indicare anche il valore del tagliando e la data di scadenza di validità dello stesso. Non mancherà poi uno spazio riservato alle informazioni da inserire quando sarà utilizzato (data e luogo). Infine si precisa che il buono pasto non può essere ceduto ad altri, né commercializzabile o convertibile in denaro. Concludendo, dal 2018 la cumulabilità è permessa fino a 8 ticket.

Buoni pasto e indennità sostitutiva di mensa: quando spettano

In caso di mancanza di un servizio mensa o di ristorazione nelle vicinanze del posto di lavoro, il buono pasto non può essere utilizzato. È così che questo diventa una indennità sostitutiva di mensa, esentasse come il ticket cartaceo fino a 5,29 euro giornalieri. L’obbligo di erogazione del buono pasto o dell’indennità sostitutiva di mensa è tale solo se previsto dal singolo contratto collettivo nazionale del lavoro di riferimento. Infine, anche i lavoratori part-time possono ricevere tali buoni pasto. L’erogazione non è finalizzata solo nel momento in cui il periodo di lavoro comprende le fasce del pranzo o della cena; ma anche quando la distanza tra unità abitativa e posto di lavoro è tale da rendere impossibile che il dipendente arrivi in casa in tempo decente per consumare il pranzo (o la cena).

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Buoni pasto: cartacei o elettronici, quali convengono di più?

È cronaca recente che nel nostro Paese 2 milioni e mezzo di lavoratori circa utilizzano i buoni pasto. Si tratterebbe, più nello specifico, di 1 milione e 600 mila dipendenti del settore privato e di 900 mila unità del settore pubblico. Il giro d’affari complessivo? 3 miliardi di euro circa, ovvero lo 0,72% del Pil. La maggior parte dei buoni pasto (70%) viene usato in bar e gastronomie; il residuo 30%, invece, viene impiegato nella GDO.

Come abbiamo scritto in precedenza, il ticket elettronico è maggiormente esentasse rispetto a quello cartaceo, arrivando fino a un valore di 7 euro. Per un risparmio totale di 1,71 euro, ovvero 400 euro all’anno circa. A oggi, ben il 40% dei buoni pasto è elettronico. E intanto già si parla della possibilità di alzare la soglia di detassazione dei ticket digitali fino a 9 euro. Ma per ora siamo solo nel novero delle proposte.

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