Reddito di cittadinanza, Savona: “Compatibile con fondi europei”. Le parole del ministro ai raggi X

Pubblicato il 12 Luglio 2018 alle 17:01 Autore: Giancarlo Manzi
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Reddito di cittadinanza, Savona: “Compatibile con fondi europei”. Le parole del ministro ai raggi X

Per il reddito di cittadinanza potrebbero essere utilizzati anche fondi dell’Unione Europea. Parola di Paolo Savona. Il ministro degli Affari Europei è entrato ieri nel merito del ‘cavallo di battaglia’ dei 5 Stelle, rispondendo alla Camera a un ‘question time’ del deputato di Forza Italia Mauro D’Attis.

Savona si è inserito nella ‘scia’ già tracciata da Luigi Di Maio, che a giugno aveva paventato l’ipotesi di attingere alle risorse del Fondo Sociale Europeo (FSE) per finanziare una parte del reddito di cittadinanza: “Ottima la sua intuizione”, ha dichiarato il ministro degli Affari Europei a Montecitorio. Con una precisazione: “Nel negoziato che ha accompagnato la programmazione dei fondi, la Commissione Europea ha chiesto di escluderne l’utilizzo per misure di natura esclusivamente passiva”. Tradotto: nessuno strumento ‘passivo’, che preveda la sola erogazione di un sussidio in denaro, può essere finanziato dal fondo in questione.

Tuttavia, ha incalzato Savona, “in presenza di politiche attive, ad esempio la costituzione di comitati per l’occupazione, come al momento sembra essere previsto nel disegno, le risorse del FSE potrebbero sostenere tali misure”.

Reddito di cittadinanza: cosa sono i ‘comitati per l’occupazione’?

Approfondendo però la questione dei ‘comitati per l’occupazione’, viene fuori soltanto l’omonima entità esistente dal 2000 all’interno della sterminata galassia di istituzioni europee. Appunto, il cosiddetto ‘Comitato per l’occupazione’, che dovrebbe, in sostanza, coordinare e sostenere le politiche del lavoro dei paesi UE.

Per il resto, nessuna traccia dei ‘comitati’ a livello nazionale. Né nel contratto di governo. E, men che meno, nel disegno di legge sul reddito di cittadinanza, presentato nel 2013 dal M5S al Senato. Semplice “propaganda” o notizia boom quella di Savona? Si vedrà. Per ora, forse, vale più la pena di concentrarsi sul concetto di ‘politiche attive del lavoro’ (queste sì finanziabili dal FSE), che i fautori della misura a 5 Stelle intendono implementare attraverso la riforma dei centri per l’impiego nostrani.

Reddito di cittadinanza: politiche attive del lavoro e centri per l’impiego

Per ‘politiche attive del lavoro’ si intendono, in soldoni, tutte quelle pratiche messe i campo da istituzioni locali e nazionali volte a promuovere l’occupazione e l’inserimento nel mondo del lavoro. Risultato ‘inseguito’ anche dal ddl sul reddito di cittadinanza. Come? Proprio attraverso la riforma dei centri dell’impiego (da porre in parallelo al sussidio previsto dalla misura), oggi considerati sottodimensionati e poco adatti a favorire l’incontro tra ‘domanda e offerta’ di occupazione.

Di Maio, in merito, ha più volte dichiarato che i soldi del Fondo Sociale Europeo possono essere utilizzati per il ‘tormentone’ pentastellato. Il tutto sulla scorta di un pronunciamento del Parlamento di Bruxelles. Una risoluzione del 2014 dell’euroassemblea, infatti, ha stabilito che il 20% del FSE vada a finanziare “progetti per il sostegno al salario minimo e al reinserimento nel mondo del lavoro”. Obiettivo, quest’ultimo, considerato prioritario nello schema di reddito di cittadinanza all’italiana. Dunque, la compatibilità a cui ha accennato Savona sembra veritiera.

Reddito di cittadinanza: come funziona il Fondo Sociale Europeo

Il Fondo Sociale Europeo, nella finestra 2014-2020, dispone di 121 miliardi di euro. 17 di questi toccano all’Italia (10 miliardi dall’UE e 7 miliardi dal bel paese). Soldi che però, spesso, non siamo stati capaci di spendere, come già accaduto per altre risorse concertate a Bruxelles. Ebbene, il nuovo governo vorrebbe utilizzare queste somme, nell’ambito del reddito di cittadinanza, per rinnovare e rafforzare i centri dell’impiego. In Italia, sono molto frammentari, a causa della competenza territoriale assegnata alle province. Inesistente, di fatto, una rete dati condivisa a livello nazionale. Inoltre, gli addetti assunti sono circa 9mila. Numero molto basso, se confrontato ad altri paesi dell’eurozona.

La riforma dei centri per l’impiego comunque, secondo alcune stime, costerebbe circa 2 miliardi di euro. Sui 17 miliardi utili a finanziare tutto l’impianto del reddito di cittadinanza. Di questi, 15 miliardi, ricordiamo, andrebbero erogati per i soli sussidi alle famiglie. In attesa di ‘trovare’ loro un lavoro. 

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