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pubblicato: domenica, 14 ottobre, 2018

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Partita Iva regime ordinario e forfettario 2019: apertura e costi

Partita Iva regime ordinario e forfettario

Partita Iva regime ordinario e forfettario 2019: apertura e costi

Apertura Partita Iva 2019 e costo


Aprire una partita Iva per iniziare una propria attività lavorativa richiede degli adempimenti obbligatori che adesso andremo a elencare. Ci occuperemo solo delle partite Iva per liberi professionisti e ditte individuali, mentre lasceremo da parte le partite Iva societarie. In particolare prenderemo come maggior riferimento il regime ordinario e quello forfettario, considerando anche che per il 2019, per via della mini flat tax, è prevista un’estensione del forfettario con aumento della soglia reddituale. Al momento altre modifiche non sono ancora note, sebbene vi siano diverse ipotesi sul campo, quindi ci soffermeremo sulle condizioni attualmente vigenti.

Partita Iva: liberi professionisti e ditte individuali, differenze

Prima di tutto bisogna distinguere tra liberi professionisti e ditte individuali. Perché per entrambi vigono regole diverse, soprattutto sotto l’aspetto contributivo. Una sintetica definizione potrebbe essere la seguente: i liberi professionisti sono coloro i quali svolgono un’attività prettamente intellettuale, come ad esempio chi offre una consulenza professionale o presta servizi alle imprese. Le ditte individuali, invece, riguardano prevalentemente le attività di artigiani e commercianti. A ogni attività viene associato un codice Ateco, uno strumento di classificazione di impresa correlato al momento dell’apertura dell’attività e importante perché individua la posizione contributiva ed economica dell’attività.

Partita Iva liberi professionisti: costi e procedura

L’apertura della partita Iva per i liberi professionisti è una procedura abbastanza semplice, che può essere svolta autonoma o con l’aiuto di un consulente contabile. Il modello di riferimento per aprire la partita Iva è quello di inizio attività, ovvero il modulo AA9, da compilare e presentare all’Agenzia delle Entrate. L’inoltro può avvenire per via telematica, oppure per posta raccomandata con ricevuta di ritorno. Inoltre, in base al proprio profilo professionale e a un’eventuale previdenza professionale associata alla propria attività, occorrerà anche iscriversi alla Gestione Separata Inps. Tale iscrizione può essere effettuata anche per via telefonica.

Il costo dell’apertura della partita Iva per liberi professionisti è pari a 0 euro, specialmente nel caso ci si muova autonomamente nello svolgimento degli adempimenti burocratici. Se invece la gestione dell’apertura viene affidata a un contabile, bisognerà pagare la tariffa da lui richiesta.

Partita Iva ditte individuali: costi e procedura

Più complessa dal punto di vista burocratico l’apertura della partita Iva per la ditta individuale. Infatti, in aggiunta agli obblighi sopra riportati, sarà richiesta anche l’iscrizione al Registro delle Imprese. Ciò avviene compilando l’apposita Comunicazione Unica, che consentirà in un unico documento di richiedere tutte le posizioni previste (codice fiscale, partita Iva, iscrizione Inps, iscrizione al Registro delle Imprese, posizione assicurativa Inail). L’inoltro può avvenire per via telematica tramite i canali delle Camere di Commercio.

Anche i costi sono più elevati, in quanto l’iscrizione alla Camera di Commercio richiede l’esborso dei diritti di segreteria. Inoltre, se ci si serve di un contabile, bisognerà pagare anche il compenso richiesto dal professionista, che potrebbe essere più alto rispetto all’apertura di una partita Iva per libero professionista.

Partita Iva: regime ordinario e forfettario, le differenze

Sia i liberi professionisti sia le ditte individuali possono aprire la partita Iva in regime ordinario o forfettario. Quest’ultimo è un regime agevolato al quale si può accedere previo il rispetto di determinati requisiti. Non ci resta dunque che andare ad analizzare i due regimi nel dettaglio.

Partita Iva: regime forfettario

Il regime forfettario è stato introdotto con la Legge di Stabilità 2015. A differenza del precedente regime dei minimi, il fatturato non si deduce dalle spese sostenute correlate alla propria attività. Vi è invece una soglia forfettaria per l’appunto, differente per categoria professionale, che non andrà tassata. Sostanzialmente il regime forfettario non permette di fatturare le uscite per dedurne l’importo dalle tasse. La percentuale forfettaria è quella prevista per le uscite e dunque non rientra nella base imponibile. Quest’ultima viene così ridotta in base al tipo di attività.

Per accedere al regime forfettario agevolato bisognerà non aver ricevuto nell’anno precedente compensi superiori al limite di ricavi annuo. Inoltre, se in passato è già stata aperta la partita Iva, bisognerà attendere 3 anni di tempo per riaprirla e l’attività con la quale si vuole ricominciare non dovrà essere la continuazione di quella precedentemente svolta. Infine c’è un limite alle spese per lavoratori dipendenti, che non deve superare i 5 mila euro annui.

Partita Iva regime forfettario: coefficiente di redditività e limite reddito annuo

Nella seguente tabella andremo a elencare il coefficiente di redditività e la soglia reddituale annua prevista per ogni categoria di lavoratori.

Attività Coefficiente di redditività Limite reddito annuo (€)
Commercio al dettaglio e all’ingrosso 40% 50.000
Servizi di alloggio e ristorazione 40% 50.000
Industrie alimentari e delle bevande 40% 45.000
Commercio di alimenti e bevande (anche ambulante) 40% 40.000
Commercio ambulante non alimentare 54% 30.000
Attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari e assicurativi 78% 30.000
Altre attività economiche 67% 30.000
Costruzioni e attività immobiliari 86% 25.000
Intermediari del commercio 62% 25.000

Partita Iva regime forfettario: come calcolare le tasse

Il regime forfettario agevolato è esente Iva e permette di pagare un’unica aliquota sulla base imponibile del reddito ricavato. L’aliquota è pari al 15%.

Pertanto, mettiamo il caso di un libero professionista che svolga attività di istruzione e abbia guadagnato 24.000 euro in un anno. Di tale cifra, la base imponibile ammonterà al 78%, ovvero a 18.720 euro. I restanti 5.280 euro vanno a formare il ricavo “non imponibile”, perché rientrante nella sfera delle spese (lo ricordiamo, non potendo più scaricare le fatture in uscita). Le tasse da pagare ammontano dunque al 15% di 18.720 euro, ovvero a 2.808 euro. A cui poi bisognerà aggiungere gli eventuali acconti/saldi e i contributi, a cui dedicheremo un capitolo successivo.

Partita Iva: regime forfettario startup 5%

Il regime forfettario esiste anche in una versione più agevolata, con aliquota ridotta al 5% anziché al 15%. Tale regime è riservato a chi apre una nuova partita Iva e prevede ricavi non superiori a 30 mila euro all’anno. L’agevolazione ha una durata limitata a 5 anni, dopodiché si passerà automaticamente al regime forfettario di cui abbiamo parlato sopra. Ovviamente, oltre a quanto già scritto, per accedere a tale regime bisognerà comunque soddisfare i requisiti previsti dal regime forfettario con aliquota al 15%.

Partita Iva regime ordinario: come funziona

Chi non rientra tra i destinatari dei regimi sopraccitati, dovrà aderire al regime ordinario, che richiede maggiori adempimenti e meno agevolazioni dal punto di vista fiscale. Una partita Iva in regime ordinario richiede infatti una serie di obblighi burocratici che sono esclusi dal regime forfettario. Come ad esempio le liquidazioni e i versamenti Iva, la tenuta dei registri contabili, nonché l’essere soggetti agli Indici Sintetici di Affidabilità.

Di contro non sarà imposto nessun limite ai ricavi; si potranno scaricare le fatture in uscita e non vi saranno limitazioni neppure nelle collaborazioni, sia sotto l’aspetto economico (che nel forfettario è fissato a massimo 5.000 euro), sia sotto quello delle assunzioni.

Partita Iva regime ordinario: come calcolare le tasse

Nel regime ordinario sono in vigore ben 5 aliquote Irpef, ciascuna delle quali associata a una particolare fascia di reddito. Riassumiamo tale concetto nella seguente tabella.

Reddito annuo Aliquota Irpef
Fino a 15.000 euro 23%
Da 15.001 a 28.000 euro 27%
28.001 a 55.000 euro 38%
Da 55.001 a 75.000 euro 41%
Oltre 75.000 euro 43%

Come già detto, nel regime ordinario si prevede la deducibilità dei costi, che andranno sottratti ai ricavi totali per la determinazione del reddito imponibile. Va precisato che non tutti i costi sono deducibili, ma solo quelli relativi alla propria attività professionale.

Flat tax e aumento Iva 2019: ecco il piano del governo

Partita Iva e contributi Inps

Approfondiamo ora la questione delle gestioni Inps, tralasciando altre forme di previdenza associate alla propria attività. Sotto l’aspetto dei contributi le cifre da versare possono variare ogni anno e vengono determinate annualmente e comunicate tramite circolare Inps. Mentre artigiani e commercianti sono chiamati a un versamento contributivo fisso, più una percentuale sui ricavi, per gli iscritti alla Gestione Separata è prevista una sola aliquota.

Contributo fisso 2018 Aliquote 2018
Gestione Separata 25,72%
Artigiani 3.777,84 euro 24% per redditi da 15.710 a 46.630 euro;

25% per redditi oltre 46.630 euro.

Commercianti 3.791,98 euro 24,09% per redditi da 15.710 a 46.630 euro;

25,09% per redditi oltre 46.630 euro.

Partita Iva: regime forfettario e ordinario 2019, novità

In merito alle novità attese per il 2019, fa gran rumore la “mini flat tax” voluta dal Governo. Si tratta a tutti gli effetti di una estensione del regime forfettario con aliquota unica al 15% e con ampliamento della soglia di ricavi annui, che dovrebbe essere fissata a 65.000 euro. Si parla anche di possibili modifiche ai coefficienti di redditività, ma su questo punto attendiamo notizie più accreditate.

Per quanto riguarda il regime ordinario si era parlato di una riforma dell’Irpef, con la riduzione degli scaglioni da 5 a 3. Come dichiarato recentemente dal ministro dell’Interno Matteo Salvini, tuttavia, tale riforma slitterà presumibilmente al prossimo anno.

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