pubblicato: martedì, 11 Dic, 2018

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Conto corrente e prelievi truffa, dopo quanti giorni si perdono i soldi

Conto corrente: prelievi truffa, dopo quanti giorni si perdono i soldi

Un giorno ci rechiamo a uno sportello bancario o utilizziamo la chiavetta online per vedere quanto è rimasto sul nostro conto corrente (magari per la certificazione legata all’ ISEE o per qualsiasi altro motivo). E scopriamo che è meno di quanto aspettavamo. Quindi consultiamo la lista movimenti e scopriamo che tempo fa sono stati effettuati 3 bonifici da 5.000 euro ciascuno dal nostro conto. Ma noi non abbiamo mai fatto nulla del genere, e quindi il pensiero va subito a una truffa. Chiediamo alla banca il rimborso di quei soldi prelevati dal truffatore, a seguito di ovvia denuncia, ma l’istituto ci risponde che è passato troppo tempo e che quella somma non è più rimborsabile.
Questo è un episodio che ha dell’incredibile, ma è veramente accaduto a una signora di 70 anni di Napoli. Quest’ultima non aveva controllato la lista dei movimenti nei 2 mesi precedenti alla triste scoperta e si è sentita così rispondere di non avere diritto al rimborso, e neppure ad assistenza da parte della banca. Questo perché sarebbero passati i tempi utili per avviare la procedura di contestazione. Il legale della signora non demorde e afferma che andranno avanti per ottenere quanto richiesto. Ma come funziona esattamente in questi casi? Quali sono i tempi per contestare alla banca un estratto conto? Andiamo a rispondere.

Conto corrente: contestazione estratto conto, cosa è

L’estratto conto può essere contestato nel momento in cui riveli delle inesattezze o degli errori, ma ci sono delle tempistiche precise da rispettare in base all’ elemento di contestazione.
L’estratto conto è infatti quel documento di riepilogo di tutte le operazioni in entrata e in uscita del conto, comprensivo anche delle spese di gestione del conto stesso. Generalmente viene emesso e consegnato al cliente una volta l’ anno, ma si può anche chiederlo a cadenza mensile, trimestrale o semestrale. L’estratto conto consente quindi di verificare i movimenti e le operazioni in entrata e in uscita. E da questo documento è possibile rilevare eventuali errori, omissioni o, come nel caso sopra riportato, bonifici e prelievi truffa.
Il titolare del conto corrente ha tutto il diritto di contestare l’estratto conto nell’ eventualità trovi degli errori. Questi ultimi possono risultare delle spese addebitate due volte o non effettuate. Così come errori di calcolo che hanno inficiato negativamente sul saldo finale. Per contestare l’estratto conto bancario, tuttavia, bisogna rispettare delle tempistiche precise, in linea generale corrispondenti a entro 60 giorni dalla data in cui si è ricevuto l’estratto conto stesso. Passato questo lasso di tempo, infatti, l’estratto conto è accettato automaticamente e non può essere più contestato.

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Conto corrente: contestazione estratto conto, come fare

I tempi ammontano dunque a 60 giorni. Ma questi possono essere dilatati a fronte di altre eventualità, come ad esempio l’applicazione di interessi esagerati o spese non dovute. In questo caso, infatti, i termini di prescrizione arrivano fino a 10 anni. Per quanto riguarda errori di scritturazione, di calcolo, omissioni e duplicazioni, invece, la contestazione può essere effettuata entro 6 mesi dalla data in cui si è ricevuto l’estratto conto.
Consapevoli dei termini di scadenza, il primo passo per procedere con la contestazione è quello di chiedere chiarimenti alla banca. Nel caso in cui non dovessero soddisfare il cliente, questi è tenuto a procedere con la contestazione vera e propria entro i termini stabiliti, inviando comunicazione scritta alla banca tramite posta raccomandata A/R o via PEC. A questo punto bisognerà attendere la risposta della banca, che potrebbe non arrivare oppure proseguire sulla propria posizione.
Dopo 30 giorni dall’ invio della comunicazione e in caso di risposta negativa o assente, il titolare del conto corrente potrà ricorrere all’Arbitro Bancario Finanziario. E, in ultima istanza, al Tribunale. Nel primo caso bisognerà compilare un modulo di ricorso specifico e versare un contributo spese alla Banca d’Italia, ma la procedura non richiede un avvocato con la conseguenza di spese legali decisamente più onerose. Nel caso in cui anche l’ABF non dia l’esito sperato, si può infine ricorrere al Tribunale, stavolta sì assistiti da un legale di fiducia.

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