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Congedo straordinario Inps, Legge 104: cosa cambia nel 2019

Legge 104, congedo
Congedo straordinario Inps, Legge 104: cosa cambia nel 2019

Legge 104 e congedo straordinario: novità 2019


Arrivano nuove disposizioni dall’ Inps per quanto riguarda il congedo straordinario previsto dalla Legge 104 e l’indennità di maternità. Infatti, con un’ apposita circolare, l’ ente previdenziale ha precisato i termini entro i quali le gestanti che devono assistere un coniuge o un figlio disabile possono fruire dei congedi straordinari.

Legge 104: le nuove direttive

La direttiva accoglie le indicazioni di una recente sentenza della Corte Costituzionale; quest’ ultima stabilisce che non devono rientrare nel computo dei 60 giorni precedenti all’ astensione obbligatoria dal lavoro i periodi di congedo per assistenza, ma solo ed esclusivamente questi ultimi; dunque, per essere ancora più chiari, sono esclusi tutti gli altri tipi di congedo che, invece, dovranno rientrare nel calcolo.

Inoltre, tali modifiche, viene sottolineato nella stessa circolare Inps, “ si applicano, a richiesta dell’interessato, anche agli eventi pregressi alla sentenza della Corte costituzionale. Fondamentale, però, che “ non siano trascorsi i termini di prescrizione”, cioè “ non sia intervenuta sentenza passata in giudicato”.

Legge 104: a chi spetta il congedo straordinario

In generale, tutti i lavoratori dipendenti hanno diritto al congedo straordinario per assistere un parente stretto con disabilità. Tuttavia, non hanno diritto al congedo straordinario previsto dalla Legge 104 i lavoratori domestici, a domicilio e agricoli (giornalieri). Esclusi dal novero dei lavoratori che hanno diritto ai congedi straordinari anche autonomi e parasubordinati così come quelli con contratto part-time verticale nelle pause contrattuali. Non si potrà richiedere il congedo straordinario se il parente disabile titolare di 104 sia ricoverato in ospedale a tempo pieno (previste delle eccezioni) ed è, inoltre, vietata la combinazione con permessi retribuiti.

Detto ciò, esiste un ordine di priorità per quanto riguarda il rapporto di parentela: in cima alla lista, il coniuge o l’ unito civilmente disabili, poi i genitori, i figli conviventi, i fratelli e, infine, i parenti fino al terzo grado (bisnonni, pronipoti, nipoti, zii, anche del coniuge). Fondamentale ricordare il requisito della convivenza – tranne che per i genitori – per cui vale l’ indirizzo di residenza (nel senso di dimora stabile).

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ultima modifica: martedì, 19 Febbraio 2019