Furto di identità, quando i propri dati vengono rubati in rete

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Furto di identità, quando i propri dati vengono rubati in rete

È un effetto collaterale della sempre maggiore importanza della rete, il cui utilizzo è ormai irrinunciabile sia in economia che in politica, che in una moltitudine di altri ambiti.

Ovunque sia fondamentale l’azione su internet dei singoli, che cliccano sul video di un politico, acquistano un prodotto, mettono un like su un commento o su una pagina di un brand, il furto di identità sta diventando un tema scottante

Perché sono le informazioni che contano sempre di più nel mondo digitale, più dei beni materiali. Informazioni sotto forma di nomi e cognomi, date di nascita, indirizzi, password, nomi dei parenti più stretti magari. Tutti dati che possono servire a realizzare truffe finanziarie, per esempio, rimanendo ben coperti dietro l’identità di un malcapitato inconsapevole. Così come le stesse identità possono essere utilizzate per introdursi illegalmente in un Paese, o trafficare sostanze illegali.

Come si vede si tratta anche di crimini che alla fine escono dalla rete, ma che su internet cominciano.

E il peso maggiore di questi non cadono tanto sulla società, o sulla grande azienda colpita, ma soprattutto sulla persona che si ritrova colpevole di reati mai commessi, o nella migliore delle ipotesi oberati dai debiti per spese non sostenute. Senza contare il danno alla reputazione.

Furto di identità, cosa può accadere sui social

Gli ambiti in cui si sta diffondendo sempre di più il fenomeno dei furti di identità in rete sono i social network. Qui non si tratta (solo) di reati finanziari, ma riguardano altri aspetti, come la politica.

L’acquisto di profili finti in campagna elettorale, o per fare decollare un’iniziativa, un nuovo movimento, un politico, o per diffondere fake news, è pratica sempre più comune. Il punto è che non si sempre si tratta di bot, si può trattare appunto di profili falsi creati usando dati reali di qualcuno che quindi subisce un furto di identità. Magari aggiungendo poi alcune caratteristiche.

Questa attività illecita serve anche a fornire recensioni finte per ristoranti, alberghi, attività commerciali.

Ma può esserci di peggio, i malintenzionati possono usare questi profili finti per contattare altre persone coinvolgendole in “truffe romantiche”, attirando per esempio donne a cui chiedere poi denaro. La reputazione della persona cui sono state rubate foto, dati, video, usati per tali tentativi, viene completamente distrutta.

E’ quello che è accaduto a Massimiliano Titone. Che si è visto accusare di essersi comportato in questo modo con migliaia di donne, apparendo sempre con nomi diversi, ma con le stesse foto, che in realtà gli erano state rubate, così come l’identità.

Ne ha parlato alla RAI anche il suo avvocato Andrea Caristi di DifesaReputazione (partner di Termometro Politico), che da tempo si occupa del tema.

È un fenomeno recente, e non è facile difendersi allo stesso modo di quanto si fa con altri reati. Ci si deve rivolgere al social network, attendere le sue verifiche e le sue azioni. I tribunali ancora non sono attrezzati in modo adeguato, e spesso le denunce, verso ignoti, sono archiviate.

Ma diventerà sempre più urgente affrontare il problema.

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