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Conto corrente: pignoramento in base al lavoro, come funziona

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Conto corrente: pignoramento in base al lavoro, come funziona

Pignoramento conto corrente in base al lavoro


Il pignoramento del conto corrente funziona in modo diverso se il soggetto su cui si rivale un creditore è un lavoratore dipendente o un pensionato invece che un lavoratore autonomo o un disoccupato. Queste due ultime categorie, infatti, già meno tutelate (nel caso del lavoratore autonomo) o versanti in condizioni difficili (nel caso di disoccupato), lo sono ancora di meno nel caso di un eventuale pignoramento del conto corrente. Mentre per quanto riguarda il lavoratore dipendente o il pensionato, il conto corrente può essere sì pignorato, ma solo entro certi limiti, poiché vantano una maggior tutela, ancor maggiore rispetto ai diritti del creditore che vuole rifarsi sul debitore.

Pignoramento conto corrente: lavoro autonomo, come funziona

Se si è lavoratori autonomi e il creditore è riuscito ad avviare l’ultima procedura legale per riavere il suo debito, ovvero il pignoramento del conto corrente, allora quest’ultimo è pignorato per intero, al 100%. Ciò significa che qualsiasi bonifico entrante sul conto corrente non potrà essere utilizzato dal lavoratore autonomo. Almeno fino a quando il debito non sarà stato completamente ripagato.

Mettiamo ad esempio il caso di un lavoratore autonomo che ha un debito da 5.000 euro e abbia fatto nel giro di 3 mesi 3 lavori pagati rispettivamente 1.000, 2.500 e 2.000 euro, per un totale di 5.500 euro. Gli accrediti fino al totale di 5.000 euro (il debito) saranno pignorati in tutto e per tutto, senza che il lavoratore abbia la possibilità di trattenerne una parte per far fronte alle spese quotidiane. Gli ultimi 500 euro, invece, potranno essere finalmente utilizzati visto che il debito è stato completamente ripagato.

Pignoramento conto corrente: lavoro dipendente e pensionato, come funziona

Completamente diverso il discorso in caso il debitore sia un lavoratore dipendente o un pensionato. Ovviamente il suo conto corrente può essere pignorato in caso di procedura avviata da parte del creditore, ma solo fino a una certa somma. Il pignoramento, insomma, non è totale.

Per un lavoratore dipendente il massimo detraibile è un quinto dello stipendio, che si riduce a un decimo (in caso di importo inferiore a 2.500 euro) o a un settimo (se superiore) se il creditore è l’agente della riscossione. Così, in tale eventualità, il quinto dello stipendio è pignorabile solo se lo stipendio è superiore a 5.000 euro.

La tutela per i pensionati vira invece verso binari più matematici. Anche qui si parla di un quinto della pensione, ma sarebbe meglio definire un quinto di quello che resta della pensione sottratta dal minimo vitale (1 e ½ l’assegno sociale, che nel 2019 ammonta a 686,98 euro, ovvero 457,99 euro + ½). Naturalmente il conto corrente può essere pignorato anche per le somme già depositate sul conto. E in questo caso, per i pensionati, vale la regola secondo la quale solo le somme ammontanti a 3 volte l’assegno sociale (1.373,97 euro nel 2019) non possono essere pignorate. Se dunque il pensionato ha sul conto 3.000 euro, gli potranno essere pignorati solo 1.626,03 euro.

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ultima modifica: mercoledì, 17 Aprile 2019