Assegno circolare: come bloccarlo e quando si può fare. Ecco i casi

Pubblicato il 18 Gennaio 2020 alle 09:20 Autore: Claudio Garau

Assegno circolare e blocco del pagamento al creditore: secondo la legge, quando è possibile effettuarlo? Quali sono i casi concreti?

Assegno circolare come bloccarlo e quando si può fare. Ecco i casi
Assegno circolare: come bloccarlo e quando si può fare. Ecco i casi

L’assegno – com’è noto – è uno strumento di pagamento che consente di sostituire il denaro contante. In sostanza, è finalizzato a pagare una somma di denaro nei confronti di un creditore, ovvero consiste in un ordine di pagamento che l’interessato (il “traente”) fa nei confronti della propria banca (il “trattario”), la quale – a sua volta – darà luogo al versamento a favore del soggetto (il “beneficiario”) di cui è stato indicato nome e cognome. La domanda legittima che ci si può porre è però la seguente: è possibile bloccare un assegno circolare, in modo che di fatto sia impedito il pagamento al beneficiario? Ecco di seguito la risposta.

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Assegno circolare e blocco: una eventualità tutt’altro che remota

In effetti tale questione è assolutamente accettabile sul piano logico, basta pensare a qualche caso concreto. Ad esempio, facciamo riferimento all’ipotesi per la quale è stato smarrito il blocchetto degli assegni oppure, ancora peggio, all’eventualità di aver subito un furto degli assegni. Altro caso assai frequente è quello per il quale è stata ordinata della merce, l’assegno è già stato dato ma la merce non è giunta a destinazione, come era invece negli accordi, oppure è giunta danneggiata o deteriorata.

In tutte queste circostanze, l’interessato è certamente desideroso di bloccare l’assegno circolare, ovvero di annullare l’ordine di pagamento dato in precedenza, in modo che la banca di fatto non paghi il titolo di credito al soggetto che si reca allo sportello per incassare la somma. Ebbene, va detto che il blocco dell’assegno circolare è una opzione di difficile realizzazione, se non con le modalità che vedremo tra poco.

Blocco dell’assegno: il fattore tempo e la legge sugli assegni

A questo punto, bisogna sottolineare un elemento determinante: il fattore tempo. Infatti, anche nei casi in cui la merce non sia arrivata a destinazione, per l’acquirente può rivelarsi impossibile bloccare l’assegno circolare, a meno che non sussista una specifica “condizione temporale”. In altre parole, laddove il traente compili in tutte le sue parti l’assegno bancario e quest’ultimo sia ormai nella disponibilità del beneficiario, l’istituto di credito non può mai – in linea generale – impedire il pagamento a colui che si presente allo sportello per l’incasso. Salvo che sussista l’accennata “condizione temporale”, idonea alla revoca o blocco del pagamento.

Insomma, rileva l’art. 35 della legge sugli assegni bancari e circolari, un provvedimento di lontana origine ma tuttora vigente. In esso si trova, in pratica, la risposta circa la questione del possibile blocco dell’assegno circolare: “L’ordine di non pagare la somma dell’assegno bancario ha effetto dopo spirato il tempo di presentazione. In mancanza di tale ordine, il trattario può pagare anche dopo spirato il termine“. Parafrasando la disposizione citata, il blocco dell’assegno circolare, che sia stato regolarmente redatto, scatta soltanto laddove il titolo di credito non è stato incassato entro uno specifico termine di tempo. Tale termine non è sempre lo stesso, ma può variare e corrisponde a:

  • 7 giorni per i cosiddetti “assegni in piazza”, ovvero emessi nello stesso Comune in cui è situata la banca che ha emesso il libretto assegni;
  • 15 giorni per gli “assegni fuori piazza”, cioè emessi in un Comune differente da quello in cui è posta la banca che ha emesso il libretto assegni;
  • 20 giorni per gli assegni emessi in Europa o in un Paese del Mediterraneo;
  • 60 giorni per gli assegni emessi in un differente continente.

In ragione di quanto elencato, chiunque si presenti in banca, avendo ricevuto la consegna dell’assegno circolare, è assolutamente legittimato a chiedere e ottenere il pagamento, se si reca in banca nel termine indicato. Nel caso non remoto in cui non ci siano sufficienti soldi nel conto, per coprire la cifra di incasso, il beneficiario creditore potrà attivare il cosiddetto “protesto dell’assegno”.

L’altra ipotesi è quella per la quale, il creditore entra in banca per incassare, ma lo fa oltre i termini temporali accennati. Che succede? Ebbene, la situazione cambia a seconda che sia intervenuta la revoca/blocco oppure no:

  • nel primo caso, superato il lasso di tempo visto sopra, ed avendo il traente optato per il blocco dell’assegno circolare, la banca non potrà versare alcunché al creditore. Se lo farà, dovrà risarcire i danni al traente che ha cambiato idea;
  • nel secondo caso – termine scaduto e nessun blocco dell’ordine – il beneficiario creditore conserva comunque il diritto di incassare il titolo di credito, e la banca dovrà comunque versargli il denaro.

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Il blocco a causa di furto o smarrimento

Come accennato in precedenza, il pagamento dell’assegno circolare può essere bloccato o annullato anche in caso di furto o smarrimento del libretto degli assegni. La finalità è chiara: evitare che un malintenzionato possa effettuare una contraffazione degli assegni, di fatto incassandoli. Pertanto, in ipotesi come queste è scelta conveniente quella di fare immediata denuncia in questura o caserma, ovvero presso Polizia o Carabinieri; successivamente, occorrerà comunicare alla banca che è stata fatta tale segnalazione alle forze dell’ordine. Ovviamente, nella denuncia sarà essenziale indicare luogo e data in cui si ritiene sia avvenuto il furto o smarrimento.

È chiaro che, in circostanze come queste, non mancano coloro che fingono il furto o lo smarrimento, per non pagare il debito correlato all’assegno circolare, attraverso il blocco. Ebbene, si tratta di un comportamento da evitare, in quanto una denuncia falsa, laddove accertata, comporta la condanna penale per il reato di calunnia.

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L'autore: Claudio Garau

Laureato in Legge presso l'Università degli Studi di Genova e con un background nel settore legale di vari enti e realtà locali. Ha altresì conseguito la qualifica di conciliatore civile. Esperto di tematiche giuridiche legate all'attualità, cura l'area Diritto per Termometro Politico.
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