Immagini profilo Instagram: quando sono prelevabili e la legge sul punto

Pubblicato il 26 Settembre 2020 alle 05:53 Autore: Claudio Garau

Immagini profilo Instagram: sono sempre utilizzabili dai terzi o ci sono regole che vincolano l’eventuale prelievo delle foto? Ecco legge e giurisprudenza

Immagini profilo Instagram: quando sono prelevabili e la legge sul punto

Instagram è con tutta probabilità il social network più popolare degli ultimi tempi, anzi si può dire che ormai risulti più in voga o alla moda del pur ben noto Facebook. D’altronde i dati parlano chiaro: anche in Italia, questo social network ha avuto una crescita esponenziale del numero di utenti nell’ultimo quinquennio, tanto che frequentemente viene nominato nelle notizie di tg e giornali e citato dai sociologi della comunicazione. Instagram è un sito web assai articolato in cui gli utenti iscritti possono condividere contenuti con i followers (ovvero le persone della propria rete di contatti) e pubblicare foto e video che li ritraggono. Insomma, un modo diverso e tecnologico per comunicare con gli altri e per raccontare qualcosa di se stessi. Il punto che però vogliamo affrontare in questo articolo è il seguente: tutto ciò che viene pubblicato su Instagram, in modo da essere reso accessibile alla generalità degli utenti, è da intendersi comunque protetto sul piano della riservatezza o sussiste piuttosto un libero diritto dell’utente a prelevare le immagini profilo Instagram, senza aver avuto il previo ok del soggetto a cui tali immagini si riferiscono? Scopriamolo.

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Immagini profilo Instagram: la legge di riferimento

Sgomberiamo subito il campo dai dubbi: una persona che decide di pubblicare qualcosa di sè su Instagram, non accetta implicitamente che un soggetto terzo possa prelevare, liberamente ed in ogni circostanza, le sue immagini profilo Instagram, per le finalità più disparate. E ciò anche quando il profilo Instagram (o anche Facebook) è reso “pubblico”, ovvero rintracciabile da chiunque e non soltanto dai propri amici. Insomma, il fatto che un utente pubblichi una foto in cui è ritratto in una vacanza al mare o mentre è sugli sci, non equivale ad una sorta di cessione di diritti d’autore da parte di colui che compare in foto, verso la società cui fa capo Instagram. A maggior ragione, tutti gli utenti terzi non possono fare ciò che vogliono del materiale fotografico che trovano nel sito, ovvero prelevarlo, scaricarlo e ripubblicarlo. La giurisprudenza si è già trovata ad occuparsi del tema dell’utilizzo delle foto e delle immagini profilo Instagram, propendendo per una tesi che va a favore del titolare di quelle foto: più diritti infatti vanno garantiti, ad es. quello all’immagine, quello alla riservatezza e più in generale, va tutelata l’immagine personale contro interferenze che nella legge non trovano alcun fondamento.

C’è infatti una legge che è scritta proprio per proteggere (anche) l’autore di una foto o un video, pubblicati poi su un social network come Instagram. Si tratta, ovviamente, della ben nota legge sul diritto d’autore, che difende la proprietà di tale materiale, riconducibile al suo autore. Ne consegue che soltanto quest’ultimo può dare l’ok all sfruttamento ed alla riproduzione dell’immagine, da parte di terzi. Rimarchiamolo: la giurisprudenza ha chiarito che le immagini tutelate non sono soltanto quelle in cui compare il volto della persona, ma ogni tipo di immagine, ad es. raffigurante un paesaggio, un animale o un’opera d’arte.

Tuttavia la legge vigente concede un margine per l’utilizzo senza il permesso del titolare della foto: infatti, va notato che la tutela del diritto d’autore riguarda le foto che sono frutto di un minimo di elaborazione da parte del suo titolare. Ovvero si ritiene che, se una foto non ha alcuna originalità intrinseca e/o non attiene in alcun modo alla privacy di chi vi compare o del titolare, può viceversa essere scaricata e utilizzata liberamente: in questi casi insomma è ammesso il prelievo immagini profilo Instagram.

Che cosa si rischia a prelevare immagini senza previo consenso? La tutela risarcitoria

Non sono certamente rari i casi di utenti che, talvolta per finalità illecite, danno luogo ad un prelievo delle immagini profilo Instagram, non autorizzato. Pensiamo ad esempio al noto fenomeno dei profili fake: c’è infatti chi utilizza foto altrui per costruirsi illecitamente una “seconda identità elettronica”, ovviamente fittizia. Ebbene, tale comportamento, oltre ad essere moralmente biasimevole, soprattutto è foriero di responsabilità penale. Si tratta del reato di sostituzione di persona (di cui all’art. 494 del Codice Penale), dal quale ci si può difendere con querela alla polizia postale e che può dar luogo a un procedimento penale con conseguenti condanna del reo. È chiaro che la finalità del legislatore, nel reprimere detta condotta, è quella di tutelare l’autore della foto contro la violazione dell’identità personale.

In linea generale, il prelievo immagini profilo Instagram è da considerarsi illecito se non c’è stato il consenso della persona cui le foto si riferiscono. D’altra parte a sostegno di ciò, non c’è soltanto la legge sul diritto d’autore, ma anche il dettato della Costituzione e lo stesso art. 10 del Codice Civile, intitolato “Abuso dell’immagine altrui“, che tutela il diritto all’immagine ed anche il diritto alla privacy. Ecco che cosa dispone: “Qualora l’immagine di una persona o dei genitori, del coniuge o dei figli sia stata esposta o pubblicata fuori dei casi in cui l’esposizione o la pubblicazione è dalla legge consentita, ovvero con pregiudizio al decoro o alla reputazione della persona stessa o dei detti congiunti, l’autorità giudiziaria, su richiesta dell’interessato, può disporre che cessi l’abuso, salvo il risarcimento dei danni“. È chiaro che tale testo ben può applicarsi anche all’ipotesi del prelievo immagini Instagram non autorizzato da chi avrebbe dovuto dare il consenso.

Come anche acclarato e confermato dalla Corte di Cassazione, il prelievo di foto sarebbe astrattamente lecito – pur in mancanza di consenso – soltanto in caso di sussistenza di un prevalente interesse pubblico all’informazione su fatti che si collegano alle foto prelevate. Tipici i casi di articoli giornalistici con foto che riguardano eventi significativi di persone famose o che ricoprono un pubblico ufficio (partecipazione a spettacoli, arresti, cerimonie ecc.).

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Sul piano strettamente giudiziario, l’interessato potrà rivolgersi al giudice per chiedere la cessazione dell’abuso compiuto con il prelievo immagini Instagram, ma soprattutto potrà domandare il risarcimento danni, sia morali che patrimoniali. Il citato prelievo rileverà anche sul piano penale, avendosi una lesione alla riservatezza del soggetto che non ha dato il consenso, e la condanna penale potrà comportare una pena più grave se il giudice accerterà, oltre al prelievo immagini Instagram, anche la presenza di frasi offensive associate alle foto prelevate o il furto di identità.

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L'autore: Claudio Garau

Laureato in Legge presso l'Università degli Studi di Genova e con un background nel settore legale di vari enti e realtà locali. Ha altresì conseguito la qualifica di conciliatore civile. Esperto di tematiche giuridiche legate all'attualità, cura l'area Diritto per Termometro Politico.
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