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pubblicato: giovedì, 28 Gen, 2016

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BORSA ITALIANA, BLU MONDAY, BLACK FRIDAY E MARY POPPINS

Borsa Italiana, Bankitalia, facciata

BORSA ITALIANA, BLU MONDAY, BLACK FRIDAY E MARY POPPINS

La settimana nella Borsa Italiana è iniziata col Blue Monday che ha colpito il settore bancario e MPS in particolare (secondo una teoria, il terzo lunedì dopo Natale sarebbe il giorno più triste dell’anno causa la depressione post natalizia: spese sostenute per regali, aumento di peso da troppe calorie, ritorno alla piena attività). Vero o falso che sia, per MPS al Blue Monday segue oggi il Black Friday con altre forti perdite.

Eppure, i fattori che hanno sostenuto la crescita europea continuano ad agire favorevolmente. I tassi d’interesse restano bassi, grazie al quantitative easing della Bce. Il cambio dell’euro rimane su livelli relativamente deboli, favorendo la competitività dell’industria italiana. Il prezzo del petrolio è ulteriormente sceso e dovrebbe rimanere più basso, sostenendo i consumi interni.

Allora, quali sono le ragioni di questa crisi? Di sicuro un attacco speculativo sulle banche italiane, ma anche sull’Italia. Infatti, gli indici europei, per quanto in rosso, scendono molto meno di quelli della Borsa Italiana.

Siamo in una fase politica cruciale: in attesa di decisioni sulla Bad Bank e dell’avvio del grande “Risiko” bancario che dovrebbe aggregare le popolari e le banche in difficoltà.

Il ribasso del mercato italiano risente pure dello scontro tra Commissione Europea e Governo e da tante altre debolezze dei principali attori (autorità di controllo italiane ed europee) nella gestione della materia bancaria.

L’innesco deflagrante è la normativa del “Bail – In, che ha messo paura ai risparmiatori, che in questo momento – terrorizzati dalla prospettiva di fare la fine degli obbligazionisti delle 4 banche dell’Italia Centrale – muovono i loro depositi verso lidi considerati più sicuri.

Tutto questo poteva essere evitato? Certamente si. Seguendo i comportamenti virtuosi della Banca d’Italia dal dopoguerra a pochi anni fa. Questa ha risolto i tanti problemi, in accordo tacito con la politica e senza perdite per i risparmiatori, fino al caso delle 4 banche. Attuando la costituzione che tutela il risparmio in tutte le sue forme e seguendo buon senso e prudenza che dovrebbero ispirare chi è deve gestire il settore bancario.

Ciò vale ancor più per gli italiani, i risparmiatori più parsimoniosi del pianeta, dopo i giapponesi, e per l’economia il cui finanziamento è ancora incentrato sul credito bancario.

Una lezione importante – di questi tempi poco seguita – viene, niente meno dal film Mary Poppins.

Molti ricordano la scena di “basta un poco di zucchero e la pillola va giù” pure importante nella psicologia comportamentale. Ma non tutti rammentano la scena dei “due penny” in cui l’avidità del banchiere che strappa i soldini a due bambini per depositarli in banca scatena la reazione dei depositanti, i quali, spaventati e indignati dal suo comportamento iniziano a ritirare i depositi, facendo fallire la banca. Questa la lezione sull’importanza della fiducia nell’attività bancaria.

La banca vende soprattutto fiducia. Solo in base alla fiducia dei risparmiatori le banche possono prestare all’economia i fondi necessari alla crescita, tenendo solo una piccola parte in liquidità.Per quanto liquida e patrimonializzata nessuna banca può resistere alla perdita di fiducia dei depositanti e non ci sono riserve che tengano in caso di fuga dei clienti.

E’ successo nel 1987 alla “Northern Rock”, una grossa banca inglese – ben patrimonializzata – ma molto esposta verso i mutui casa. Le file agli sportelli dei depositanti impauriti ne causarono il fallimento in pochi giorni e la successiva nazionalizzazione da parte del governo inglese.

 Succederà anche da noi? Spero di no, ma il rischio è grande.
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