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pubblicato: mercoledì, 19 Maggio, 2010

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Cara Destra, l’omofobia non si combatte con la censura

Preoccupa che ci sia una destra che pensa che il miglior modo per commemorare la giornata internazionale contro l’omofobia sia oscurare un manifesto che ritrae un bacio tra due persone dello stesso sesso. Una destra sorda ai richiami dei presidenti della Repubblica e del Senato, concordi nell’augurarsi che presto non sia “più necessario alzare la voce in difesa dei diritti dei discriminati”. Incapace, al contrario del ministro Carfagna, di riconoscere gli errori di un passato di diffidenze e pregiudizi. Una destra che definisce “azione dimostrativa” per smascherare la “speculazione politica” del centrosinistra un puro e semplice atto censorio. E che rivendica la paternità di incursioni notturne che facciano scomparire da piazze e viali l’associazione tra un bacio e la parola “civiltà”.

È La Destra udinese del segretario Ernesto Pezzetta. Sorda agli appelli istituzionali, ma anche cieca agli adesivi apparsi sui manifesti immediatamente dopo la loro affissione. Che minacciavano, con grammatica incerta, “froci, la natura e il mondo vi ripudierà”. Altro che “prodotto tipico friulano”: va bene il “rispetto per gli omosessuali”, ma guai a confondere i diritti civili col prosciutto e il vino bianco. E poi, argomenta Pezzetta, “se io bacio una donna non devo essere considerato dalla parte degli incivili”. Come se l’uguaglianza fosse chiesta al ribasso. Come se affermare i diritti di tutti significasse, paradossalmente, negarli. O, ancora peggio, fare di questa fondamentale ingiustizia una battaglia politica.

Epuure di lottare contro l’omofobia c’è proprio bisogno, anche a Udine. A prescindere dalle proprie affiliazioni partitiche. Ce n’è bisogno perché risale appena a febbraio una aggressione (verbale, ma poteva finire peggio) all’assessore Enrico Pizza, “colpevole” soltanto di passeggiare per il centro cittadino con il proprio compagno. Perché a quel fattaccio hanno fatto seguito insulti vergati sulle chiese e nei parchi cittadini, insieme asvastiche e apologie fasciste. E perché non si tratta di episodi isolati: nel 2005 il banchetto dell’Arcigay fu bruciato durante una manifestazione cittadina; l’anno seguente un locale frequentato da omosessuali venne ricoperto di insulti e inviti a mandare “al rogo” i gay.

A fronte di tutto questo è incredibile che ci sia chi, come il presidente leghista del consiglio regionale Edouard Ballaman, afferma che quella sui manifesti oscurati sia una “polemica pretestuosa, perché in Friuli non ci sono discriminazioni nei confronti degli omosessuali”. Arrivando perfino a sostenere che il messaggio veicolato da un bacio possa essere “eccessivamente aggressivo” o mettere in difficoltà i più giovani, che mancherebbero degli “strumenti interpretativi di maturità, psicologici e culturali che permettano loro di comprendere il reale messaggio contenuto nelle immagini stesse”.

No, la libertà non si difende con la censura. Le battaglie civili non si vincono con le demonizzazioni politiche. E i problemi non si sconfiggono fingendo di ignorarli. E poi i nostri ragazzi sono abituati a stimoli ben più “aggressivi” di un bacio tra persone dello stesso sesso. Sarebbe il caso che anche una certa destra ne prendesse atto, e imparasse a separare la lettura ideologica o preconcetta della realtà da ciò che sta davanti ai suoi occhi.

 

(Blog dell’autore: il Nichilista)

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