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pubblicato: giovedì, 2 giugno, 2011

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Cavalcare la corrente

La storia non va a scatti, si dice. È indubitabilmente vero, e un moderato non può che sottoscrivere, e i grandi fatti singoli sono solo la riprova di trend già presenti e sotterranei. Tuttavia i cambiamenti di tendenze esistono, e solitamente sono di respiro decennale e internazionale. Favoriscono questa o quella corrente politica, ma non in modo ineluttabile. Dopo gli anni ‘60-’70 all’insegna del movimento dei lavoratori, dell’intervento assistenziale dello Stato, della contestazione al sistema di valori borghese, gli anni ‘80 del disimpegno, dell’edonismo e della crisi internazionale del comunismo, vennero gli anni ‘90 della globalizzazione e della modernizzazione, in Italia di un certo vago desiderio (in ritardo) di minore peso dello Stato, e poi, in modo quasi brusco, gli anni 2000 dell’identitarismo, dei valori tradizionali, dello scontro di civiltà, della diffidenza verso l’immigrazione.

In Italia Berlusconi (veniamo a lui alfine, ebbene sì) seppe cavalcare il sentimento degli anni ‘90, l’emergere delle partite IVA e dei piccoli imprenditori condito di strascichi dell’edonismo del decennio precedente, ma – e fu qui la sua straordinaria abilità – seppe mutare e adattarsi agli anni 2000, diventando un conservatore un po’ populista, appoggiando ed essendo appoggiato dalle istanze di Chiesa e identitari vari, rendendo longeva la propria leadership politica. La sua abilità di intercettare e assecondare le pulsioni dell’Italia profonda sembrano ora appannate, però; sembra si stia entrando, con il nuovo decennio, in un nuovo trend, i cui contorni non sono chiari, bombardati come siamo, in un mondo in cui tutti sono famosi per 15 minuti, da tendenze e mode anche opposte, oggi più di ieri. D’altra parte è possibile individuare dei nuovi elementi emergenti, ovvero un rinnovato ecologismo, pur spesso contraddittorio, una minore indulgenza verso l’arricchimento, soprattutto se facile e speculativo, ottenuto con gli intermediari finanziari, un ritorno di fiamma dell’interventismo statale in economia, come conseguenza della crisi, il declinare delle tematiche identitarie e sullo scontro di civiltà, almeno rispetto all’immediato passato.

Queste tendenze non sono uniformi in tutta Europa: per esempio laddove la crisi ha colpito meno, l’attenzione non si è distolta dai temi dell’immigrazione straniera, in Svezia, Austria, Olanda, dove vanno sempre per la maggiore, ma nei Paesi più colpiti il vento è ormai diverso, basti pensare alla maggiore potenza europea, la Germania.

Che fare per le forze politiche? Vuol dire che ci si dovrà aspettare semplicemente un vento di sinistra, declinata in vario modo, colorata di verde, in Europa e così anche in Italia? Troppo semplice, non ci sono, per fortuna, automatismi, e così come negli anni ‘70 “sinistrorsi” la Dc in Italia rimase al potere conservando un fortissimo contatto con le realtà sociali, e nei “destrorsi” anni ‘80 i partiti socialisti di Francia e Spagna vinsero modernizzandosi e scaricando i comunisti, così è possibilissimo che anche da noi il centrodestra non si faccia schiacciare da queste nuove e del resto non lineari tendenze. Chiaramente non rimanendo identico a se stesso, ma cambiando le issues su cui battersi, impegnandosi a capire i temi che più sono sentiti, in tre parole economia, economia, economia. Rispetto al tema più emozionale dell’ecologia l’economia può offrire l’occasione di mostrarsi come l’alternativa seria e responsabile al ritorno del populismo statalista, al tentativo di egemonia della CGIL su una sinistra in cui gli alleati radicali del PD cercano di assumere sempre più importanza. Basti guardare ai conservatori britannici che hanno mantenuto e incrementato posizioni alle elezioni amministrative nonostante i pesanti tagli di bilancio.

Una alternativa seria e responsabile che per essere tale non potrà più vedere in prospettiva ruoli di primo piano per chi privilegia toni esasperati sulla giustizia, ed è già stato protagonista di mille stagioni, anche se vincenti, come lo stesso Berlusconi, dando per quasi certo il fatto che difficilmente riuscirà a operare una ulteriore metamorfosi su di sè (anche se il soggetto ha abituato tutti alle sorprese…). Il centrodestra ha avuto una sconfitta dopo molti successi, non è stato ucciso nella culla come il PD veltroniano nel 2008/2009, quindi questa crisi può essere salutare per accelerare un rinnovamento di cui già si sentiva la necessità. Persone giovani o comunque al di sopra di sospetti di affarismo e con alti livelli di gradimento tra gli elettori più in linea con lo spirito del tempo ce ne sono, da Alfano, alla Carfagna, a Maroni e Tremonti stesso, e l’incognita sarà il modo che Berlusconi sceglierà per questo passaggio di consegne, modalità che potrebbero rappresentare un valore aggiunto da sole se fossero prive di attriti, litigi, psicodrammi.

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