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pubblicato: lunedì, 12 marzo, 2012

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Dal Blog: Come si diventa un candidato dei Labour

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Un’interessante lettura (tratta da Europa)  sul metodo di selezione dei candidati nel Labour Party:

«Selezionato? Avrai mica dovuto spedire il curriculum?», mi chiedeva scherzando un amico quando gli ho detto che sono stato scelto come candidato del Labour nel collegio di Camden Town e Primrose Hill per il consiglio comunale di Camden alle suppletive del 3 maggio prossimo. In realtà, l’invio del cv è stato solo la prima (e la più semplice) di una serie di procedure cui ho dovuto sottopormi.
Al Labour party, infatti, non basta la buona volontà e la disponibilità individuale, anche perché il sistema elettorale (collegi uninominali col maggioritario secco: vince chi prende un voto più degli altri, per capirsi) crea una simbiosi fortissima tra il candidato e il partito che lo propone (senza sottovalutare l’enorme impegno finanziario che il secondo sosterrà a favore del primo). Per questo motivo una speciale commissione del partito viene chiamata a vagliare preventivamente tutte le candidature e a considerare aspetti formali (iscrizione al Labour da almeno un anno, sussistenza del diritto di elettorato passivo, assenza di elementi di incompatibilità ed ineleggibilità, irreprensibilità dei comportamenti) e politici (coinvolgimento attivo nella vita del partito, capacità di fare campagna elettorale, disponibilità di tempo e reali abilità nello svolgere le funzioni elettive cui ci si candida).
Per fare questo, oltre ad analizzare il curriculum (e uno speciale modulo aggiuntivo compilato dal segretario della sezione di appartenenza, una sorta di suo endorsement), il comitato sottopone i candidati a una lunga intervista. Nel colloquio si mette il singolo di fronte ad una serie di situazioni ipotetiche in cui si potrebbe trovare una volta eletto, per vedere come reagirebbe. «Che azioni promuoveresti – è stata una delle cose che mi sono state chieste – per prevenire incidenti stradali in una strada della zona particolarmente pericolosa e come proveresti a coinvolgere la popolazione nella vita di un consigliere?».
L’esame teorico, rispetto al quale bisogna saper mostrare rapidità di reazione e capacità di giudizio, non conclude il processo di selezione: i “pretendenti” vengono poi invitati a partecipare a un giorno di attività politica organizzato dalla sezione nella zona, per valutare la loro abilità nel confrontarsi con le persone, discutere i problemi dei cittadini, spiegare loro quello che il partito sta facendo per risolverli: nei mesi di campagna elettorale sarà questa la principale attività del candidato, quella da cui potrebbe davvero dipendere la vittoria, ed è quindi importante giudicarlo sul campo.
Alla fine del lungo processo di selezione – che di solito si svolge con largo anticipo rispetto alle elezioni, ma nel mio caso è stato accelerato dalle dimissioni anticipate di un consigliere laburista – gli interessati ricevono una telefonata dal presidente della commissione che annuncia loro se sono stati (o meno) ammessi tra i possibili candidati. A questo punto, ricevuta l’idoneità, ai singoli viene garantita per alcuni anni la possibilità di correre nelle fila del Labour alle elezioni locali.
Dopo l’ok del partito, tocca agli iscritti pronunciarsi.
Una speciale riunione dei membri della sezione viene organizzata sotto la continua supervisione della commissione per le candidature (che deve verificare la correttezza delle operazioni). Ogni candidato, separatamente, deve fare una breve presentazione e rispondere alle domande dei presenti.
Solo gli iscritti in regola e che abbiano partecipato a tutta la discussione (non è permesso arrivare solo per il voto) possono votare. Risulta eletto il candidato che ottiene la maggioranza assoluta dei voti, al primo turno o dopo l’eliminazione successiva dei candidati con meno preferenze. Il regolamento prevede anche ulteriori elementi di controllo da parte degli organismi superiori, in caso di voto controverso, che nel mio caso non sono serviti (ce l’ho fatta al primo turno!).
Essere (tra i sei che si erano presentati) l’unico iscritto alla sezione ed aver lavorato con determinazione negli ultimi mesi per evitare la chiusura della locale biblioteca ha sicuramente giocato a mio vantaggio: sarà proprio su questi elementi di radicamento locale che ora imposterò la vera campagna elettorale.
Con grande sorpresa dei miei amici italiani, il non essere britannico non ha invece avuto alcuna influenza negativa sulla mia candidatura. Anzi, il Labour party è attivamente impegnato nel coinvolgimento politico ed elettorale di tutte le diverse espressioni di una comunità sempre più diversificata sul piano delle identità nazionali, religiose, etniche e culturali (soprattutto in una metropoli globale come Londra).
Quanto al processo di selezione, sarà anche burocratico e farraginoso, ma garantisce a tutti uguali condizioni di competere lealmente e, come la mia personale esperienza dimostra, la possibilità di vincere sulla base del consenso vero che ci si è saputi costruire all’interno del partito.

Lazzaro Pietragnoli

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